Editoriale


Editoriale
– Settembre 2004

 

Costruire
la pace


Il sorriso di Enzo Baldoni, la dignità della sua famiglia, l’impegno e il
coraggio di Simona Pari e Simona Torretta: sono questi i volti dell’Italia
che amiamo e in cui ci riconosciamo. 


Non ci può essere pace se non si lavora per sanare le troppe ferite di un
mondo martoriato. Ma, se da un lato sono tanti gli uomini e le donne di
buona volontà che in prima persona generosamente scendono in campo,
dall’altro abbiamo Stati che, pur avendo i mezzi per avviare politiche di
sviluppo e solidarietà mondiale, operano proprio in direzione opposta,
condizionati nelle loro scelte da gruppi affaristici impegnati solo ad
accrescere il loro potere, basato sulla sofferenza (traffico di armi,
droga, nuova schiavitù) e su ignobili speculazioni finanziarie. E per
proteggere la loro “sicurezza”, preferiscono il linguaggio delle
bombe (chiaro messaggio di pace…).


Aspettiamo che, miracolosamente, l’ONU divenga un soggetto autorevole e
capace di operare anche senza il consenso di singoli, seppure rilevanti,
Stati componenti del Consiglio di Sicurezza e aspettiamo anche che
l’Unione Europea trovi, infine, la dignità di soggetto politico unitario
ed autonomo, portatore dei valori fondamentali di pace e solidarietà,
come era nelle aspirazioni dei suoi fondatori.


Nell’attesa, il cittadino comune può impegnarsi nei diversi modi che,
ancora, consentono i sistemi democratici: manifestare il proprio dissenso
per una guerra non dichiarata ma ugualmente devastante, impegnarsi nei
tanti modi possibili del volontariato, esprimere solidarietà verso gli
oppressi, sviluppare con i piccoli gesti quotidiani la cultura della pace. 


La pace non si impone con le armi, la pace si costruisce giorno per
giorno.

Pippo
Palazzolo

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