Origini del Linguaggio Orale e della Schiavizzazione del Genere Femminile

 



Origini
del Linguaggio Orale e della Schiavizzazione del Genere Femminile

di
Claudio Messori

messori.claudio@gmail.com

ABSTRACT


 
    Partendo da una lettura in chiave
quantistico-relativistica della dimensione fisica in generale e di quella
psichica in particolare viene presentata una interpretazione
antropologico-junghiana dell’origine del linguaggio orale e del come, del
perchè e del quando il genere femminile è stato schiavizzato dal genere
maschile. Dai petroglifi o incisioni su pietra di Bhimbetka, India, datati
tra 290.000 e 700.000 Anni Fa, Paleolitico Medio- Inferiore, che sembrano
alludere ad una sintesi tra l’impronta cava di un capezzolo e gli
orifizi dei dotti mammari, al conflitto psichico tra femminile e maschile
espresso dal serpente nel simbolismo mitologico della più antica
raffigurazione dell’ouroboros tratta dal testo alchemico
egizio-ellenistico risalente a c. 4000 AF intitolato la Chrysopoeia di
Cleopatra
(l’alchimista), ciò che viene testimoniato è un lento
processo di individuazione psico-bio-logica che solo in tempi recenti
(circa 60.000 anni) portò alla costituzione del complesso psichico
relativamente autonomo e indipendente che chiamiamo funzione
epigenetica del reale
(pre-razionale e pre-verbale), o coscienza.
Con la costituzione della funzione epigenetica del reale le comunità
umane progressivamente cessano di essere il mondo per iniziare a interpretarlo
e a sentirlo in termini di soggetto e oggetto,
distinguendo se stessi dalla Natura e sviluppando l’abilità del fare
cultura. Lo sviluppo del linguaggio orale diviene una conseguenza della
crescente centralità dell’anima del fare cultura: adattare le forze
della Natura agli scopi umani. Da non più di 20.000 anni la potenza
generatrice della Parola entra in aperta competizione con la potenza
generatrice della Natura, legittimandola attraverso il battesimo
semantico, e con la potenza generatrice della donna, scaricandole addosso
le frustrazioni maschili vissute in rapporto ad un seno materno (La Grande
Madre Terra) percepito come non gratificante, minaccioso, mortifero,
imprevedibile, esigente.

     KEYWORDS: relazioni dinamiche
non-lineari, dimensione tensoriale, dimensione energetica, reti di spin,
volumi spaziotemporali, iterfaccia tra dimensione quantistica e dimensione
relativistica, accoppiamenti di fase, relazioni di interferenza,
interfacciamento neuro-bio-logico, animale culturale, processo di
individuazione psico-bio-logico, imaginifico, funzione epigenetica del
reale, coscienza, pensiero fonemico, dicotomia soggetto-oggetto,
rinascita, stabilità acustica, fonemi vocalici, coppia archetipica
maschile-femminile, battesimo semantico, identificazione simbolica
capezzolo-seno-pene:bocca-cavo orale-vagina.



Prolegomeno

 

    
Nella visione prospettata dalla elettrodinamica quantistica, e in
particolare dalla QED (Quantum Electrodynamic Field Theory), la realtà
energetica fondamentale viene descritta come una distribuzione
spazio-temporale di onde-particelle (oggetti quantistici intrinsecamente
ambivalenti noti come quanti, o insiemi di pacchetti di energia e impulso
capaci di manifestarsi sia come sistemi ondulatori che come sistemi
corpuscolari), denominata campo esteso o campo quantistico , una
distribuzione di perturbazioni di energia e di impulso associata a:
(1)due ordini di grandezza: a) l’intensità , data dal numero dei quanti
e dall’intensità delle loro frequenze unitarie di oscillazione, e b) la
modalità oscillatoria, rappresentata dalla fase, grandezza matematica che
fornisce il ritmo dell’oscillazione;
(2) due campi correlati: a) un campo di materia, associato alle
fluttuazioni spaziali dei quanti privi di carica, e b) un campo di onda,
associato alle fluttuazioni elettromagnetiche dei quanti dotati di carica;
(3) due regimi o stati correlati: a) un regime quantistico quasi-inerte o
stato quantistico di minima energia detto anche vuoto quantistico, dove le
uniche oscillazioni che lo attraversano, dette oscillazioni di punto zero,
non sono in grado di eccitarlo, e b) un regime quantistico eccitato,
agitato da moti di turbolenza torsionali e da flussi di energia e impulso
capaci di innescare le transizioni di fase che danno luogo alla
strutturazione della materia.



     Nella
prospettiva della QED la strutturazione della materia avviene per
accoppiamento di fase o risonanza oscillatoria tra le modalità
oscillatorie coinvolte nella perturbazione ed eccitazione del campo
quantistico.

    
In estrema sintesi: ogni varietà elettrodinamica (campi di materia
e campi di onda), termodinamica (gas, liquidi, solidi) e chimica
(inorganico, organico), corrisponde ad una configurazione oscillatoria
coerente (dominii di coerenza oscillatoria) sviluppata attorno ad una
frequenza fondamentale più i suoi armonici , mentre le transizioni tra
una varietà e un’altra corrispondono alla soppressione di certi modi
oscillatori o ritmi , che da esplicati diventano implicati, e alla
amplificazione di altri modi oscillatori che da implicati diventano
esplicati.

    
Le teorie dei campi dell’interazione del vuoto quantistico suggeriscono
che la vita biologica sia retta da una costante interazione tra la
distribuzione di energia e impulso localizzata nel sistema biologico e la
distribuzione spazio-temporale di onde-particelle di regioni specifiche
del sottostante campo o vuoto quantistico. Questa interazione può essere
descritta come segue. Il campo quantistico registra il comportamento e
l’evoluzione spaziotemporale (quantistico-relativistica; reti di spin;
volumi spaziotemporali) dei sistemi energia-materia (in questo caso
biologici) sotto forma di figure di interferenza formate da fronti
d’onda iterferenti compresi entro un dato spettro di frequenze di
oscillazione. Le figure di interferenza vengono memorizzate sotto forma di
frattali olografici accessibili a sistemi con una configurazione
stereodinamica isomorfa rispetto ai sistemi che hanno prodotto le figure
di interferenza. Dato che i fronti d’onda si sovrappongono in molteplici
dimensioni, il campo quantistico funziona come una interfaccia olografica
che conserva e trasmette informazione (= accoppiamenti di fase), mettendo
sistemi di dimensione diversa (quantistica/relativistica) e piani diversi
di strutturazione della materia in collegamento tra loro. Le strutture e i
sistemi biologici sono configurazioni stereodinamiche isomorfe attivamente
interfacciate con le figure di interferenza (del campo quantistico) che le
hanno generate.

 


Prima
Parte

 

L’UNIVERSO
IN UNA PROSPETTIVA QUANTISTICO-RELATIVISTICA

 


fig.1:
La Via Lattea.
 
La Via Lattea appartiene al Gruppo Locale, un piccolo gruppo di 3 grandi
ed oltre 30 piccole galassie, nel quale occupa la seconda posizione per
dimensioni (la prima è la grande Galassia di Andromeda) ma la prima per
massa. Poiché ci troviamo nelle regioni esterne di questa galassia, solo
circa 20 anni luce al di sopra del piano equatoriale ma a circa 27.000
anni luce dal centro galattico, si presenta come una striscia luminosa che
attraversa il cielo lungo il piano di simmetria, chiamato anche
“equatore galattico”. Il centro si trova in direzione della
costellazione del Sagittario, assai vicino al confine con le costellazioni
dello Scorpione e di Ofiuco. Le principali costellazioni attraversate
dalla Via Lattea sono: Perseo, Cassiopea, Cigno, Aquila, Sagittario,
Scorpione, Orione, Toro e Auriga.

 




 
    
L’Universo di cui facciamo parte è un universo di relazioni dinamiche
che descrivono due dimensioni fisiche distinte e coesistenti: la
dimensione relativistica o dimensione tensoriale (Teoria della Relatività
Generale, Teoria della Gravità Quantistica a Loop o a reti di spin,
Teoria del Campo Torsionale,
Teoria dei Twistor), e la dimensione quantistica o dimensione energetica
(Fisica Quantistica, Teoria Quantistica dei Campi, QED o Quantum
Electrodynamics Field Theory).

    
Nella dimensione tensoriale la Relazione e la Dinamica sono agenti fisici
(causa motrice) in potenza, sono autoreferenziali, sono irriducibili, sono
gli agenti fondativi del nostro Universo, sotto forma di loop
spaziotemporali o reti di spin sono tutto quello che c’è. Nella
dimensione energetica le relazioni e le dinamiche sono agenti fisici in
atto, sono epifenomeni derivati e riducibili.


    
Tanto la dimensione tensoriale quanto la dimensione energetica possono
trovarsi in due stati distinti: uno stato non eccitato e uno stato
eccitato. Nello stato non eccitato della dimensione tensoriale (stato
fondamentale) il potenziale relazionale e il potenziale dinamico restano
al di sotto di un limite soglia e non danno luogo a fenomeni perturbativi
in grado di sviluppare relazioni di interferenza tra gradienti di
potenziali.


    
Nello stato eccitato questa possibilità è assolta e dalle relazioni di
interferenza tra gradienti di potenziale (volumi spaziotemporali, reti di
spin) scaturisce il fenomeno energetico. Nello stato non eccitato della
dimensione energetica (stato quantistico di minima energia, oscillazioni
di punto zero) i potenziali relazionali e i potenziali dinamici restano al
di sotto di un limite soglia e non danno luogo a fenomeni perturbativi in
grado di sviluppare relazioni di interferenza tra modi oscillatori diversi
(accoppiamenti di fase, dominii di coerenza e di incoerenza oscillatoria).


    
Nello stato eccitato questa possibilità è assolta e dalle relazioni di
interferenza tra modi oscillatori diversi scaturisce il processo di
strutturazione del fenomeno energetico (processi di confinamento e di
localizzazione, stati rarefatti e stati condensati, energia-massa,
onda-particella).


    
Alla costituzione di diversi dominii di coerenza oscillatoria sono
associate diverse frequenze portanti che imprimono linee diverse al
processo di confinamento e di localizzazione degli oggetti energetici. A
frequenze portanti diverse corrispondono famiglie diverse di correlazioni
tra la dimensione tensoriale dei gradienti di potenziale (reti di spin) e
la dimensione energetica dei processi di confinamento e localizzazione
degli oggetti energetici (frequenze e ritmi di oscillazione).


    
Le famiglie di correlazioni si dividono in due grandi gruppi: un gruppo
orientato (polarizzato) in funzione del continuo spaziotemporale
(dimensione tensoriale) e un gruppo orientato in funzione della
tridimensionalità più il tempo (la dimensione energetica prevede due
stati energetici: energia rarefatta nel dominio del tempo, ed energia
compressa nel dominio dello spazio cioè massa). Il fenomeno biologico
occupa una posizione intermedia: da un punto di vista energetico è un
fenomeno che si mantiene (autopoiesi) al limite di fase tra ordine
(dominii di coerenza oscillatoria) e caos (dominii di incoerenza
oscillatoria); da un punto di vista relativistico si diversifica
(apprendimento e selezione) ricorrendo a strategie adattive basate su
correlazioni non energetiche (es.: entanglement).In altre parole il
fenomeno biologico integra il processo di confinamento e di
localizzazione
dell’oggetto energetico (che dà forma tanto alle
particelle subatomiche quanto alle galassie) con il processo di
individuazione
dell’oggetto biologico (che si contestualizza sotto
forma di autopoiesi). Il processo di individuazione è un processo
interattivo e non lineare basato sull’apprendimento, sulla selezione e
sulla diversificazione delle funzioni, da cui deriva la diversificazione
delle strutture e degli organismi. Il compito di mediare tra le esigenze
di ordine energetico (autorinnovamento) e le esigenze di ordine biologico
(autotrascendenza) è svolto dalla attività genica. Il compito di
interfacciare la dimensione quantistica con la dimensione relativistica è
svolto dal nucleo catalitico cellulare (microtubuli).


    
Nella linea zoologica il ruolo svolto dal nucleo catalitico cellulare
viene integrato dalla attività neuroelettrochimica. L’attività
neuroelettrochimica sviluppa e individualizza le possibilità e le
tendenze relazionali e dinamiche di interfacciamento tra la dimensione
tensoriale (sub e pre-energetica) e la dimensione quantistica
(energia-massa). Il risultato è ciò che chiamiamo sensazione,
percezione, immagine mentale.


    
In accordo con la spin-mediated consciousness theory di Maoxin Wu e
Huping Hu e con gli enunciati della psicologia del profondo di Carl Gustav
Jung, in particolare con la tesi dell’Unus Mundus, il fenomeno psichico
è un fenomeno fisico che scaturisce dalle relazioni e dalle dinamiche di
interfacciamento NEUROLOGICO tra la dimensione energetica e la dimensione
tensoriale. Fuori da queste relazioni e dinamiche ciò che chiamiamo
fenomeno psichico NON ESISTE. L’attività di interfacciamento
neurologico letteralmente FA (collasso della funzione d’onda)
l’oggetto psichico, e lo fa sotto forma di oggetto fisico privo di
massa, le immagini appunto, gli oggetti fisici del dominio
quantistico-relativistico.


    
Le tendenze e le possibilità relazionali e le dinamiche della linea
zoologica umana sviluppano una nuova attività di interfacciamento, che va
ad integrare quella del nucleo catalitico cellulare e quella
neuroelettrochimica trasformando l’oggetto psichico in pensiero:
l’attività psichica.


 

 

 

Seconda
Parte

IL
FENOMENO BIOLOGICO IN UNA PROSPETTIVA QUANTISTICO-RELATIVISTICA

 

 

fig.
2 :
Le
tre spirali

 

     Nella catena delle cause la variazione biofisica precede la variazione
biochimica, anche all’origine della vita. L’evoluzione biologica è la
storia del processo di integrazione e di individuazione a cui vanno
incontro le relazioni biofisiche e biochimiche che definiscono gli
organismi biologici. Queste relazioni non sono lineari ma caotiche (caos
deterministico).La strutturazione della materia organica e inorganica è
un processo dinamico non-lineare che avviene grazie all’interfacciamento
tra dimensione quantistica e dimensione
quantistico-relativistica.L’informazione è l’attività di ricombinazione
delle relazioni che intercorrono tra le disposizioni degli spin a livello
quantistico (spin= momento angolare e momento magnetico) e a livello
relativistico (spin= autodinamismo). I trasferimenti di informazione si
realizzano come fenomeni di interferenza. La formazione di configurazioni
dinamiche stabili avviene per accoppiamento di fase (risonanza).


    
Spesso quando ci riferiamo alle dinamiche dei fenomeni fisici confondiamo
l’informazione con la comunicazione, l’informare con il comunicare. E’ un
errore grossolano perchè comunicazione/ comunicare presuppone una
intenzione, una azione come conseguenza di un atto di volontà, mentre
informazione/informare riferite alle dimamiche dell’energia/materia NON
PRESUPPONE ALCUNA INTENZIONALITA’. Il processo di strutturazione
dell’energia e della materia (gas-liquidi-solidi;
inorganico-organico-biologico) non avviene affatto attraverso “scambi
di informazioni” (comunicazione) ma attraverso relazioni di
interferenza.


    
Con riferimento ai fenomeni fisici (i fenomeni psichici sono fenomeni
fisici particolari) il termine informazione/informare sta per influenzare,
condizionare (ma anche: essere influenzato, condizionato) lo stato di un
oggetto fisico e/o dell’ambiente attraverso l’interazione tra di
essi(livelli energetici, modalità oscillatorie, configurazioni di campo,
disposizioni tensoriali, etc.). Le coordinate che definiscono l’ambiente
possono essere tridimensionali/quadridimensionali,
quantistiche/relativistiche.Qualsiasi cosa possiate pensare, compreso il
pensare, i pensieri, le sensazioni, le emozioni, i gesti, le parole, hanno
una tracciabilità in termini di relazioni di interferenza.Su queste basi,
ad esempio, una delle scienze ausiliarie del Veda, il chandas , o scienza
della prosodia, distingue le differenti classi dei mantra secondo i ritmi
che sono loro propri, e che corrispondono alle diverse modalità
vibratorie dell’ordine non-locale (entanglement), che essi debbono
esprimere. Un mantra infatti, è un suono musicale o una parola, o una
sillaba o una serie di sillabe, che deve essere emesso con un preciso
ritmo, intonazione e intensità, perchè riproducendo un certo ordine
vibrazionale possa entrare in risonanza con certi stati dell’essere. E
così è per la recitazione dei sutra, per un certo ordine di gesti
(mudra) e per un certo ordine di figure simboliche (yantra, a cui i
mandala appartengono ).


    
Il fenomeno biologico terrestre è un fenomeno energetico autocatalitico
(si autoriproduce attraverso processi biofisici e biochimici
autoaccelerati non-lineari) e autopoietico (ridefinisce costantemente se
stesso e al proprio interno si sostiene e si riproduce).


    
I sistemi biologici sono sistemi energetici transienti termodinamicamente
aperti,cioè liberi di scambiare energia e materia con l’ambiente, la
cui esistenza dipende dalla loro capacità e possibilità di sfruttare una
fonte energetica esterna adeguata (biocompatibile).A differenza dei
sistemi energetici inorganici, che sono polarizzati nel dominio dello
spazio, i sistemi biologici sono polarizzati nel dominio del tempo, sono
sistemi transienti al limite di fase tra ordine e caos.


    
Negli animali ad organizzazione tissutale (invertebrati e vertebrati) la
differenziazione cellulare porta alla costituzione di cellule, tessuti e
organi specializzati (a) nel ricavare informazioni (= accoppiamenti di
fase) dalle variazioni chimico-fisiche (perturbazioni, variazioni di
stato, stimoli) provenienti dall’ambiente interno ed esterno, (b) nel
registrarne la rilevanza, e (c) nello stimolare l’organismo a reagire in
modo conseguente e consonante.


    
La funzione selettiva esercitata sui trasferimenti energetici dal nucleo
catalitico cellulare viene trasferita e amplificata nella costituzione del
foglietto ectodermico, dalla cui differenziazione embrionale originano
epidermide, tessuto nervoso e organi di senso. Nel processo non-lineare di
diversificazione filogenetica la cellula nervosa o neurone ricopre il
ruolo di unità recettoriale dell’individuo zoologico ad organizzazione
tissutale, la cui duplice funzione, selettiva sulle variazioni di stato e
di interfacciamento funzionale tra i sistemi tissutali innervati, affianca
ed integra la funzione esercitata dal nucleo catalitico cellulare sui
trasferimenti energetici. La differenziazione cellulare che porta alla
individuazione del neurone risponde alla richiesta filogenetica
(biforcazione) che ad un certo stadio della evoluzione (Cambriano) assegna
alla linea zoologica dei sistemi biologici un nuovo grado di libertà
nella relazione con l’ambiente: LA RELAZIONE COMPORTAMENTALE
NEURO-DIPENDENTE.


 



 

Parte
Terza

 

 Da
quando, come e perchè si è sviluppato il linguaggio orale e
da quando, come e perchè il genere femminile è stato sottomesso da
quello maschile. 

 

 

 


fig.3: L’ouroboros

Questa immagine dell’OUROBOROS è tratta dal testo alchemico
egizio-ellenistico risalente a c. 4000 AF intitolato la Chrysopoeia di
Cleopatra (l’alchimista). L’iscrizione all’interno dell’ouroboros
dice: Tutto è Uno – Uno è il Tutto. Questo serpente (conflitto
psichico tra femminile e maschile) è forse l’unico ouroboros per metà
bianco (maschile) e metà nero (femminile). L’analogia con le forze
opposte e complementari del noto simbolo taoista dello YIN-YANG è
evidente.

 




    
All’interno
della piramide di Unas in Egitto (c. 4000 AF), è scritto:

Un
serpente si intreccia con un serpente …

il
serpente maschio è morso dal serpente femmina,

il
serpente femmina è morso dal serpente maschio,

il
Cielo è incantato, la terra è incantata,

la
radice maschile del genere umano

resta
incantata.

  

    
Sulla base dei reperti paleoarcheologici sino ad oggi rinvenuti (datati
tra 20.000 e 700.000 anni fa), manufatti ricavati dalla lavorazione della
pietra e dell’osso ispirati all’uso paleoapotropaico della
raffigurazione della genitrice-nutrice femminile e dei suoi attributi
anatomici “vitali” capezzoli-vulva-seno (dai petroglifi o incisioni su
pietra di Bhimbetka, India, datati tra 290.000 e 700.000 Anni Fa,
Paleolitico Medio- Inferiore, che sembrano alludere ad una sintesi tra
l’impronta cava di un capezzolo e gli orifizi dei dotti mammari; alla
Venere di Tan Tan, Marocco, datata tra 300.000 e 500.000 AF, Paleolitico
Medio-Inferiore; alla Venere di Berekhat Ram, Israele, datata tra 230.000
e 500.000 AF, Paleolitico Medio-Inferiore; agli
abbondanti ritrovamenti
di statuette
esclusivamente femminili risalenti al tardo Paleolitico, tra cui: la
Venere di Hohle Fels di circa 35.000-40.000 AF; la Venere in osso di
Kostenky c. 30.000 AF; la Venere di Montpazier c. 30.000 AF; la Venere di
Dolni Vestonice c. 24.000-26,000 AF; la Venere di Willendorf c. 25.000 AF;
la Venere di Savignano c. 25.000 AF; la Venere di Moravany c.
22.000-24.000 AF; la Venere in pietra calcarea di Kostenky c.
21.000-23.000 AF; la Venere di Laussel c. 20.000-23.000 AF; la Venere di
Brassempouy c. 23.000 AF; la Venere di Lespugue c. 23.000 AF; la Venere di
Garagino c. 22.000 AF; la Venere di Malta c. 21.000 AF), e in base alla
ricostruzione dei flussi migratori umani intercorsi durante il Paleolotico
Inferiore-Medio e Superiore (una serie di asce in pietra, quarzo,
rinvenute a Creta e datate tra 130.000 e 800.000 AF attestano che già a
decorrere dal Paleolitico Inferiore-Medio forse Homo erectus e di certo
Homo Heidelbergensis costruiva imbarcazioni rudimentali per la navigazione
in mare aperto), possiamo affermare con ragionevole certezza che
l’essere umano diviene a tutti gli effetti un animale culturale solo
molto tardivamente nella storia dell’umanità, approssimativamente
intorno ai 60.000 AF (tardo Paleolitico). Al fine di fare cultura,
infatti, non è sufficiente ricorrere ad abilità ideative e manuali per
far fronte alla pressione ambientale o per ricercare e colonizzare nuove
nicchie ecologiche, così come non è sufficiente fare uso di modalità
espressive anche peculiari come la lavorazione paleolitica della pietra.
Il requisito essenziale per fare cultura è dato dal riconoscersi come
individualità distinte dal proprio ambiente, e questa nascita psicologica
è un evento giunto a maturazione solo verso la fine del Paleolitico, con
Homo Sapiens. Dopo un lungo processo di individuazione psico-bio-logica
iniziato almeno 1.200.000 anni prima con Homo Abilis e interamente speso
per l’assolvimento delle esigenze legate alla sopravvivenza e alla cura
della prole, in Homo Sapiens (e quindi da circa 200.000 AF in avanti) il
territorio psichico umano da indifferenziato quale era si scopre sempre più
differenziato dalla sedimentazione di un complesso psichico relativamente
autonomo e indipendente che chiamiamo funzione epigenetica del reale
(pre-razionale e pre-verbale). Le fasi di questo processo di
individuazione psico-bio-logico
possono essere ricapitolate nel modo
seguente. A fronte di esigenze pratiche legate alla sopravvivenza,
riproduzione e allattamento, oltre che in ragione di una età media
inferiore ai trent’anni e di un elevato tasso di mortalità infantile e
femminile post-partum, durante il lungo periodo di tempo pre-culturale il
procacciamento del cibo dovette essere una attività quasi esclusivamente
maschile, mentre la cura della prole dovette essere una attività quasi
esclusivamente femminile. In queste condizioni di assoluta precarietà, le
strategie adattive sulle quali la nostra specie animale potè contare
furono rigorosamente quelle prescritte dalle tendenze e dalle possibilità
filogeneticamente ereditate, prime fra tutte quelle legate alla facoltà
psico-percettiva e al modulo comportamentale imitativo. Nell’incontro con
la pressione ambientale, in un arco di tempo di ben oltre un milione di
anni, l’esercizio di queste tendenze e possibilità formarono capacità e
competenze adattive destinate al superamento della stereotipia
comportamentale.

 

fig.
4:
Bhimbetka
Petroglyphs, Daraki-Chattan Cupules, Auditorium Cave, India.
Lower
Paleolithic  (BeParietal stone carved, dated c. 290.000-700.00o BPfore Present)

Le tendenze e le possibilità filogeneticamente ereditate dalla
linea zoologica umana sono di due tipi:

  
1)
tendenze e possibilità relazionali e dinamiche legate a funzioni di
mediazione (ruolo svolto dalla attività genica e dalla attività
sensoriale e psico-percettiva) tra le esigenze di ordine energetico
(localizzazione-autorinnovamento) e le esigenze di ordine biologico
(individuazione-autotrascendenza);

  
2)
tendenze e possibilità relazionali e dinamiche legate a funzioni di
interfacciamento tra la dimensione quantistica e la dimensione
relativistica (ruolo svolto dal nucleo catalitico cellulare – microtubuli
-, dalla attività neuroelettrochimica e dalla attività
psico-percettiva).


     La
prescrizione e l’assegnazione filogenetica di tendenze e possibilità
relazionali e di dinamiche centrate sul ruolo svolto dalla attività
psico-percettiva e dal modulo comportamentale imitativo orienta la nostra
specie verso una crescente centralità del processo di individuazione
(psico-bio-logico), nella cui elaborazione sedimenta, sotto forma di coscienza,
una nuova e peculiare linea di strategie adattive e sovradattive basate
sulla attività immaginifica e relativamente distinta da essa: la
funzione epigenetica del reale
(pre-razionale e pre-verbale).

imaginifico
(termine introdotto da Anton Maria Salvini, 1653-1729), dal greco eidolopoios
o idolopeo, che produce immagini (gli oggetti
fisici privi di massa che assegnamo alla dimensione relativistica), è la
matrice filogenetica (quantistico-relativistica) che continua e continuerà
a nutrire la vita psichica dell’umanità, è il territorio originario
e distintivo del processo di individuazione psico-bio-logico della specie
umana, è il non-luogo e il non-tempo della produzione di immagini
psico-percettive
e della eccedenza di senso, che per migliaia
di generazioni, molto prima di trasformarsi in materiale psichico
inconscio e conscio
, in simboli e in significati, dominò
incontrastato sulle dinamiche della vita relazionale degli individui e
delle comunità umane. Con la costituzione di quel complesso psichico
relativamente autonomo e indipendente che chiamiamo funzione epigenetica
del reale (pre-razionale e pre-verbale) il mondo cessa di essere solo
vissuto per essere anche interpretato. Psicologicamente la possibilità di
interpretare il mondo equivale ad uscire fuori da una relazione di
continuità con l’ambiente esterno e interno (psichico) per proiettarsi
nell’al-di-là, in un tempo e in uno spazio fatti a misura della
interpretazione del mondo e di sé. Nel fare un Io distinto da un Altro
dall’Io il mondo viene così scisso in un soggetto-Io che osserva e un
oggetto-Altro dall’Io che viene osservato, in una tesi e una antitesi.
La dicotomia soggetto-oggetto è la fonte primigenia delle antinomie,
ovvero delle coppie di contrari che rimandano ad una relazione polare
(tensione psichica) tra una tesi (ciò che posso vedere) e una antitesi
(ciò che non posso vedere). Da quando gli esseri umani iniziarono a
pensare e a sentire il mondo in termini di soggetto e oggetto (e cioè da
circa 60.000 AF in avanti), distinguendo se stessi dalla Natura (funzione
epigenetica del reale=coscienza) e cessando di identificarsi con essa , le
comunità umane svilupparono anche l’abilità del fare cultura. Recando in
sè la possibilità di scegliere a quale spazio e a quale tempo attenersi,
l’esercizio della coscienza (funzione epigenetica del reale) feconda il
mondo dando vita a nuovi mondi, e feconda l’individuo dando vita a nuovi
individui. Infatti, porsi di fronte alla natura conoscendosi ANCHE come
distinti da essa corrisponde a nascere una seconda volta, cioè a
ri-nascere. Il motivo della rinascita permea di sè tutte le culture umane
e si autoalimentò, sistematizzandosi (in-formandosi), nella nascente (tra
60.000 e 20.000 AF) produzione linguistica (per uso rituale e supportata
dal canto sillabico delle sciamane) e nel neonato pensiero fonemico
(pre-verbale).

    
Filogeneticamente gli organi e gli apparati che partecipano alla fonazione
sono nati tutti per scopi diversi dalla vocalizzazione o dal canto. Nel
corso dell’evoluzione gli organi della produzione del fiato si sono
costituiti per approvvigionare i polmoni di aria; la laringe è comparsa
nei Mammiferi come saracinesca fra il mantice e l’ambiente esterno; il
condotto vocale corrisponde alla prima parte del canale alimentare; gli
organi dell’articolazione della parola hanno come funzione primaria quella
di masticare; le cavità di risonanza nasale corrispondono alle prime vie
respiratorie mentre il velo palatino ha il compito principale di impedirvi
il riflusso del cibo. La fortuna della laringe umana come organo della
parola e del canto dipende dal fatto di trovarsi in fondo a un tubo di
risonanza, variabile per lunghezza, forma e volume: la prima parte del
canale alimentare. Le labbra, infatti, senza un risonatore adatto a
modulare i suoni possono produrre soltanto pernacchie. Con il passaggio
dal quadrupedismo alla stazione eretta il canale vocale si è piegato ad
angolo retto dividendosi in due grandi cavità di risonanza: la bocca e la
gola. Se le manovre di labbra e lingua messe in atto dal neonato per
poppare vengono effettuate durante l’emissione della voce, le cavità di
risonanza ne risultano modificate e i suoni che le attraversano subiscono
modulazioni così accentuate da poter essere usati come segnali di
comunicazione nel linguaggio. Quando a questa capacità del condotto
vocale si somma l’attitudine della laringe a produrre note nell’ambito di
almeno due ottave, l’essere umano si trova in gola, pronto all’uso, lo
strumento musicale più flessibile ed espressivo di quanto la sua tecnica
mai riuscirà a produrre. Queste condizioni consentono all’uomo la
produzione spontanea e senza sforzo di suoni distinti e costanti. Basta,
infatti, per esempio, spingere in avanti o retrarre completamente la
lingua durante l’emissione di un suono per ottenere, anche senza volerlo,
una I e una U. A questo riguardo il comportamento delle corde vocali non
è dissimile da quello delle labbra che, benché formatesi per succhiare
il latte e trattenere i liquidi , sotto una pressione di fiato adeguata
possono di volta in volta produrre pernacchie o suonare uno strumento a
fiato. La voce percorre il canale vocale, e questo che nella faringe ed in
bocca si allarga nelle due ampie cavità di risonanza bocca-gola ne
amplifica regioni di frequenza diversa a seconda dell’ampiezza e della
forma che il comportamento articolatorio impone loro di volta in volta. Le
vocali non sono altro che modulazioni timbriche del suono glottideo
generato dalla laringe, mentre le consonanti sono costituite
principalmente da modulazioni transitorie delle vocali, ottenute con
variazioni ulteriori e di brevissima durata, nella forma del canale
vocale, date dalle occlusioni articolatorie. Affinché un sistema di
segnali possa essere usato come codice in modo economico occorre
innanzitutto che questi (i segnali) siano distinti ed invariabili. Occorre
cioè che, come si richiede ai segni vocali, essi siano dotati di stabilità
acustica
. I segnali vocalici emessi dall’uomo soddisfano a questa
esigenza e si dividono in due suoni vocalici fondamentali, la U (suono
chiuso, espirato) e la E (suono aperto, aspirato), e tre suoni vocalici
sussidiari, la A, la I e la O (suoni neutri, respirati). Il linguaggio
orale umano poggia sulla articolazione e modulazione glottidea di tre
triplette di suoni vocalici U,E,A/U,E,I/U,E,O, sommati alle occlusioni
consonantiche ottenute con gli atteggiamenti articolatori. Il cantato di
queste vocalizzazioni è conosciuto come canto armonico o throat singing,
il canto apotropaico degli sciamani.


 

fig.
5:
The
Tan-Tan Venus,
Morocco,
dated

c. 300.000-500.000 BP

 

   Nei
mammiferi umani gli archetipi psicologici dell’immaginifico assegnano una
valenza femminile a ciò che è introflesso (con-cavo, centripeto) ed una
valenza maschile a ciò che è estroflesso (con-vesso, centrifugo). Ai
fini dell’atto riproduttivo il genere femminile e il genere maschile
formano i due fattori fondamentali dalla cui compenetrazione scaturisce la
relazione-unione che genera la vita, secondo lo schema: la concavità
accoglie la convessità / la convessità penetra la concavità; il
femminile accoglie la relazione (genitrice) / il maschile la feconda; nel
femminile prevale la forza dell’accogliere / nel maschile prevale la forza
dell’agire. L’importanza di queste associazioni archetipiche sul
divenire delle dinamiche comportamentali umane è cruciale sin dagli
albori della nostra specie. Tra la fine del Paleolitico e la fine del
Neolitico (tra circa 30.000 e 10.000 AF; tra la fine della cultura totemica e la fine della cultura megalitica) 
il progressivo affermarsi della
funzione epigenetica del reale (su basi magico-simboliche) e del pensiero
fonemico ( per scopi rituali) nella organizzazione sociale e nella
produzione culturale delle comunità umane imprime una svolta epocale alla
evoluzione delle produzioni culturali e delle organizzazioni sociali
successive. Durante questo periodo si assiste da un lato ad una
radicalizzazione dell’affrancamento delle comunità dalla primordiale
identificazione con la Natura, a vantaggio di una sempre più incisiva
competizione con le forze della Natura finalizzata alla loro
addomesticazione, e dall’altro lato assistiamo ad un progressivo
affinamento delle strategie e delle tecniche impiegate per
l’approvvigionamento di cibo. La diffusione della coltivazione
cerealicola e dell’allevamento di bestiame innesca un processo di
diversificazione della organizzazione sociale e di reinterpretazione dei
ruoli sociali. L’importo di energia psichica (libido) guadagnato con la
crescente stabilizzazione del soddisfacimento alimentare viene in parte
sottratto all’assolvimento delle esigenze legate alla riproduzione ed
utilizzato per funzioni eminentemente sovradattive, in primo luogo per la
produzione linguistica e per la elaborazione e la differenziazione della
produzione culturale adesso sì protesa verso il pensiero logico-astratto
e verso l’uso sociale della parola.

 


 

 fig.
6: Flussi migratori umani tra 200.000 e 4.500 AF

    


Da circa 15.000 anni (cultura megalitica) il motivo della rinascita si
contestualizza nell’alveo del Logos introducendo una gerarchia semantica
del reale secondo cui: la Natura crea ma è solo con il battesimo
semantico che il creato viene riconosciuto come reale. La potenza
generatrice della Parola (ruah, pneuma, soffio, anima/animus, prana, c’hi)
entra così a pieno titolo in aperta competizione
con la potenza generatrice della Natura e la tradizione sciamanica passa
dalle mani della donna a quelle del maschio, prima Signore degli Animali,
poi Signore delle Anime, oggi Signore degli Atomi. Sul piano psicologico
questo sovvertimento semantico-culturale dell’ordine naturale si traduce
in una reinterpretazione della naturale attitudine femminile
all’accoglienza e di quella maschile all’azione, con ricadute drammatiche
sul futuro delle donne. La naturale potenza generatrice della donna viene
associata alla potenza generatrice della Natura e sottoposta ad una
radicale e sistematica operazione di addomesticamento e sottomissione. La tensione psichica tra la radice femminile (anima) e la radice maschile (animus) che alberga in ogni essere umano si trasforma in conflitto psicologico assumendo le sembianze del serpente,
e il genere maschile si autoproclama padrone della Donna-Natura
consegnandosi alla storia nelle vesti dorate di prigioniero del suo stesso
incanto: tramite l’identificazione simbolica capezzolo (seno)= pene e
bocca (cavo orale)= vagina, vengono scaricate sulla donna le frustrazioni
maschili vissute in rapporto ad un seno materno (La Grande Madre Terra)
percepito come non gratificante, minaccioso, mortifero, imprevedibile,
esigente.

    
La bocca che accoglie il capezzolo per la suzione emette anche il suono
per la fonazione; lo Spirito entra dalla bocca e ingravidando
l’intelletto ne esce sotto forma di parola che legittima il mondo; il
pene entra nella vagina e ne esce sotto forma di creatura. Il maschio crea
attraverso la bocca. E con l’invidia dell’utero il cerchio si chiude. Il
re è nudo: l’oroborus metà bianco (maschile-convesso) e metà nero
(femminile-concavo) riunisce la bocca (vagina) che accoglie la coda (pene)
e la coda che penetra la bocca generando al proprio interno (Utero-Logos)
il frutto dell’incanto maschile. Uno è il Tutto, Tutto è Uno, genere femminile a parte.


    
Cosa ne sarà di questo incanto adesso che le abili mani della scienza
concepita al maschile penetrano l’utero femminile con gli strumenti
salvifici della inseminazione artificiale?






“Tutto nella donna è enigma


e
tutto nella donna


ha
un’unica soluzione;


questa
soluzione si chiama gravidanza”.


(F.
W. Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

Claudio
Messori

messori.claudio@gmail.com

 

 

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