Riflessioni (sulla vita…e sul buddismo), di Cosimo Alberto Russo

Si pensa che la vita abbia avuto inizio con la nascita di organismi monocellulari, come e perché non si sa. Questi organismi, con il passare degli anni (secoli e millenni), hanno dato luogo alla formazione di organismi pluricellulari, formati cioè dall’aggregazione di più cellule in un unico organismo più o meno complesso.

Cellula – Immagine tratta dal sito MeteoWeb

Si è avuto quindi l’inizio del lungo percorso evolutivo di piante e animali fino alla situazione attuale; ma ogni organismo pluricellulare (umani compresi) non è altro che l’aggregazione di miliardi di cellule connesse tra loro in modo molto elaborato.

Non è mia intenzione illustrare gli organismi viventi e le loro interazioni, mi interessa esporre alcune riflessioni estremamente personali che magari possono risultare interessanti per qualcuno.

Intanto va precisato cosa si intende per essere vivente: è qualcosa in grado di riprodursi autonomamente. Finora l’unico essere vivente che conosciamo è la cellula.

Infatti piante ed animali non sono altro che cellule aggregate che si riproducono formando altre cellule aggregate.

Queste cellule, sin dalla loro origine monocellulare, hanno come fine (almeno così appare) espandersi con la riproduzione e quindi aumentare di numero in modo esponenziale. Per far ciò hanno necessità di nutrirsi continuamente, e per questo non possono fare altro che divorarsi l’un l’altra, riproducendosi nel frattempo in maniera frenetica.

La vita non è altro, quindi, che un ribollire di cellule che si divorano e si riproducono forsennatamente.

Non è una descrizione particolarmente consolatoria e appagante, ma così è.

Possiamo pensare ad un osservatore nello spazio che vede il pianeta Terra; da lontano sembra un pianeta privo di vita, ma via via che l’osservatore si avvicina inizia a distinguere la presenza di animali e piante; più si avvicina, più vede la diversità biologica delle varie specie presenti, ma continuando ad osservare da vicino, fino ad entrare all’interno dei singoli corpi, scopre che tutti sono costituiti di cellule. Andando ancora più a fondo nello studio si accorge che le cellule non sono altro che un insieme di atomi (in massima parte atomi di carbonio e idrogeno) e poi ancora più in dettaglio particelle più piccole (protoni, neutroni, elettroni).

Ma andando ancora più vicino vedrà che anche alcune di queste particelle sono costituite da particelle ancora più piccole (quark) e, proseguendo, si renderà conto che in realtà non ci sono altro che quanti di energia (campi quantistici) che si esprimono sotto forma di particelle.

Ma rimanendo a livello delle cellule…questa visione, a suo modo terribile e quindi inaccettabile ai più, si può collegare al “primo giro della ruota del dharma” di Gautama (Siddharta, il Buddha della nostra epoca).

Siddharta, il Buddha -dal sito: Prashantpandyanet.wordpress

Il primo giro della ruota del dharma non è altro che il primo discorso tenuto da Gautama dopo “l’illuminazione”.In questo discorso il Buddha espose le “quattro Nobili Verità”:

 

  1. La vita è sofferenza
  2. L’origine della sofferenza è l’individuo (l’ego, l’io)
  3. Il superamento della sofferenza si ha con la fine dell’io
  4. La via per arrivare a ciò è la meditazione

La prima Nobile Verità mi sembra perfettamente comprensibile alla luce della visione della vita su esposta: cellule che si divorano e si moltiplicano.

Come si può superare la sofferenza se non uscendo da questo ciclo terribile di cannibalismo e riproduzione? Non c’è altra via!

Questo ciclo dell’esistenza è l’oceano del “samsara” senza fine, dove, anche morendo, si è subito cibo di altre cellule che daranno vita a nuovi organismi.

Il Buddha capì tutto questo e capì (dopo anni di meditazione e tentativi vani) che l’unica via per la “liberazione” è uscire definitivamente dalla vita: trasformarsi in pura energia! Nel buddismo tibetano si dice “realizzare il corpo di luce”, in fisica quantistica si potrebbe dire “dissolversi in quanti di luce”, tornare, cioè, alla vera natura dell’esistente: quanti di energia e campi quantistici.

Per far ciò bisogna iniziare a superare l’illusione (nell’induismo espressa con il termine maya) che gli organismi viventi esistano come singole entità; abbiamo visto già che non è così: sono semplici aggregati cellulari, uguali a qualsiasi altro organismo.

Il modo per arrivare alla comprensione e quindi alla conoscenza (il buddismo è noto come la via della conoscenza) è meditare.

Realizzare il “corpo di luce”…è un altro discorso.

Cosimo Alberto Russo

27 maggio 2018

L’imbroglio ecologico

di Cosimo Alberto Russo

 

Dario Paccino, in una foto del 1985 tratta da: http://scaloni.it/popinga

“L’imbroglio ecologico” era il titolo di un saggio pubblicato da Dario Paccino nel 1972; Dario Paccino era innanzitutto un grande uomo di cultura, giornalista professionista dal 1940, autore di numerosi saggi, che aveva colto in pieno le ripercussioni delle nascenti teorie ecologiste sul modello sociale, ma ancor più aveva visto come queste teorie venissero svuotate ed adattate a vantaggio del sistema esistente. All’epoca il suo saggio segnò ulteriormente la distanza tra ecologismo e marxismo, sottolineando in realtà una contrapposizione tra ideologie con presupposti culturali decisamente diversi: da un lato l’ecocentrismo, dall’altro l’antropocentrismo.

Oggi che le ideologie hanno perso quota e si ha un approccio ai problemi forse più legato al “buon senso” (nei casi migliori) o all’utilitarismo strumentale senza remore (nella maggior parte delle situazioni), si può ripensare ai temi dell’ambiente e dell’ecologia in termini più oggettivi (se si utilizza il buon senso…).

Il tema dell’ambiente entra prepotentemente nelle agende politico – socio – economiche di tutti i governi, nonostante si tenti continuamente di nasconderlo ed accantonarlo sperando che tocchi alle generazioni future occuparsene; lo stesso tema è anche molto lontano dal pensiero e dalle esigenze delle popolazioni “benestanti”, sia perché non ha ancora colpito il loro benessere, sia perché una continua e profonda azione di convincimento culturale le ha portate ad un progressivo rapido allontanamento dai valori legati all’ambiente (esempio, il mare: non è più importante che sia pulito, silenzioso, “spirituale”; ciò che conta è che sia occasione di svago simile a quello cittadino, quindi affollato, “riempito” dalla musica, consumistico…al limite non importa più neanche che ci sia, il mare).

Appare evidente, quindi, che il tentativo del sistema socio economico è quello di svuotare di significato i problemi  legati al degrado ambientale ed anzi utilizzarli per il mantenimento stesso del sistema, convincendo la gente (che non aspetta altro…) che i problemi ci sono, ma si risolvono senza dover cambiare nulla del proprio stile di vita.

Poiché è più importante dare indicazioni ed esempi chiari e dettagliati, piuttosto che trattare argomenti generici, pur teoricamente necessari, verranno elencati pochi ed esemplificativi casi di “imbroglio ecologico”.

foto da http://www.grillonews.com/content/view/115/6

Il primo riguarda proprio il mare. Come vengono indicate le zone balneari (termine già “raccapricciante” – il mare è solo strumento di balneazione) cosiddette “pulite”? Con le Bandiere blu! Chiunque abbia mantenuto un minimo di consapevolezza, leggendo l’elenco delle bandiere blu non si sognerebbe mai di considerare quelle zone come le più attraenti dal punto di vista naturale. Ed infatti la “bandiera blu” non tiene conto dell’integrità naturale del luogo, ma di ben altri parametri (servizi fruibili – cioè possibilità di consumare facilmente, senza dover  “faticare”, la merce in questione, cioè il mare). Così troviamo la bandiera blu assegnata a Pozzallo…

Al di là dell’imbroglio ecologico, è ancor più grave l’inganno culturale, che ci spinge ad accettare e riconoscersi nel ruolo di semplici consumatori anche di ciò che merce non è, o non dovrebbe essere.

E che dire dei “pacchetti” di turismo ecologico, interpretato come una attività equa e responsabile, proposti sempre più spesso dalle agenzie di viaggio? In realtà si tratta solo di un escamotage per aiutare un settore (quello del turismo di massa) che calamita giustamente critiche sempre più pesanti dai settori meno legati all’economia turistica. L’aiuto allo sviluppo dei paesi visitati è un falso alibi: a parte che solo una minima quota del costo del viaggio va al paese ospitante, si contribuisce alla corruzione della cultura e del tessuto sociale delle popolazioni visitate; inoltre, anche gli ambienti naturali soggetti a “turismo” non possono non subire un progressivo degrado.

Andando a toccare argomenti più “pesanti” dal punto di vista del modello di sviluppo in auge, e quindi sempre più mistificati, parliamo del MITO del secolo XX: l’automobile. Qui la truffa non ha limiti, né di tempo né di quantità di raggirati. L’automobile è tra i principali responsabili delle catastrofi ambientali prossime annunciate e dell’aumento esponenziale delle malattie respiratorie nei centri urbani (soprattutto per i bambini). Questo suo potenziale tossico e negativo viene utilizzato costantemente per spingere i consumatori (noi tutti) ad aggiornare periodicamente il parco auto, in modo da permettere ad un’industria (altrimenti agonizzante) di rimanere florida. Perché comprare un’auto nuova? Visto che non è più sufficiente (dati i costi del prodotto da vendere) il battage pubblicitario, si ricorre alla coercizione: se non si ha l’ultimo modello non si circola nei giorni di chiusura al traffico, addirittura non si circola in certe aree e così via.

                                                                                               foto   da: http://www.ilblogdeimotori.com

Stesso discorso è stato fatto con l’introduzione delle marmitte catalitiche (ricordate? Ci dicevano che così si sarebbero risolti i problemi legati alla qualità dell’aria, e infatti sono aumentati notevolmente gli inquinanti cancerogeni (benzene, idrocarburi policiclici aromatici) però effettivamente il piombo non c’è più (solo che il piombo era sì velenoso, ma non cancerogeno). Insomma, euro 4 inquina meno di euro 3 e così via, nessuno dice che bruciare combustibili fossili inquina sempre e comunque, e quindi…

foto da http://altrenotizie.org/alt/images/news/nucle.jpg

Procediamo nella scalata ai temi più importanti per il sistema economico e arriviamo alla questione energetica e, tema attualissimo, alle centrali nucleari. Su questa tema la mistificazione ha raggiunto livelli ammirevoli (e aberranti): dopo anni di bombardamento mediatico sul riscaldamento globale, la dipendenza dal petrolio e l’innocuità delle nuove centrali nucleari si è arrivati alla stoccata finale: le centrali nucleari si devono fare! Non ci sono alternative. E una popolazione stanca, distratta e (diciamolo) in gran parte ignorante è pronta a comprare il prodotto; comprare è la parola giusta, dato che le centrali si costruiranno con i nostri soldi! Ma dov’è “l’imbroglio”? I problemi relativi allo smaltimento delle scorie radioattive sono sempre irrisolti, le centrali nucleari utilizzano uranio (che l’Italia non ha, quindi la dipendenza dal petrolio diviene dipendenza dall’uranio) e, soprattutto, 4-5 centrali nucleari produrrebbero (tra 15 anni, se va bene) non più del 10% del fabbisogno energetico italiano.

In compenso pagheremo vagonate di soldi ai soliti “amici degli amici” per progetti e (forse) realizzazioni. Forse, perché il sospetto che ciò che conti è pagare i progetti (il ponte sullo Stretto insegna) senza poi procedere con la realizzazione è molto forte. Con pari investimenti si potrebbero dotare gran parte delle abitazioni, fuori dai centri storici, di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua; si avrebbe un risparmio superiore al citato 10% dei consumi previsti, non si creerebbero grossi problemi ambientali (e di ordine pubblico…) ma, questo è vero, le vagonate di soldi cambierebbero binari… ”                                   

 Ecologia”, foto di Danilo Prudêncio  Silva tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Ecologia.jp

Giungiamo infine alla summa di tutti gli “imbrogli ecologici”: lo sviluppo sostenibile. Tutti i movimenti ambientalisti, i partiti più o meno verdi e, oramai, persino i partiti di governo ripetono ai quattro venti che occorre attuare lo sviluppo sostenibile. Quale inganno! Sviluppo equivale, nel lessico politico e comune, a sviluppo economico; come si può pensare ad uno sviluppo ulteriore, che non avrebbe mai fine (pena lo spettro della recessione), utilizzando risorse finite? Senza contare i popoli che questo sviluppo lo hanno da poco iniziato o ancora lo devono iniziare. Le tecnologie sempre più sofisticate e meno inquinanti non attenuano i danni prodotti da un modello economico basato sul consumismo e sull’esaurimento progressivo delle risorse naturali. Lo sviluppo sostenibile è solo uno slogan
finalizzato a mantenere i profitti e ad evitare il cambiamento delle abitudini, per questo è esattamente ciò che la popolazione vuole sentire: si può continuare così, basta solo qualche piccolo aggiustamento di rotta(come dice Beppe Grillo: “verso la catastrofe con ottimismo”).

 

Il mare quantico

Premessa: Negli ultimi tempi le teorie della fisica quantistica vengono utilizzate, più o meno a proposito, per dare consistenza scientifica ad altre discipline, dai contenuti molto meno scientifici. Con la seguente riflessione del prof. Cosimo Alberto Russo, vogliamo aprire un dibattito sull’argomento. Pertanto invitiamo i lettori ad intervenire, inviando alla redazione le loro opinioni. Infine, di seguito all’articolo, pubblichiamo due poesie di Marco De Gemmis, ispirate da tale riflessione. Buona lettura!   (p.p.)

Il mare quantico

di Cosimo Alberto Russo

   

Sulla base delle teorie termodinamiche, cioè della scienza che studia le trasformazioni energetiche, si ipotizza che ogni reazione/trasformazione spontanea del mondo fenomenico avviene solo se vi è una diminuzione dell’energia posseduta dal sistema; questa diminuzione energetica (a carico dell’energia “libera” del sistema) corrisponde ad un aumento dell’entropia del sistema stesso, ovvero del suo disordine. Si può dire quindi che l’universo tenda ad una situazione di minima energia e massimo disordine.

Si pensi ad un organismo vivente, procedendo verso la morte si assiste ad un progressivo aumento del disordine cellulare e ad una corrispondente diminuzione di energia; nel momento della morte inizia un processo di disgregazione che porta gli atomi che componevano l’organismo a distribuirsi casualmente e disordinatamente nello spazio.

Ovviamente l’energia non si distrugge, semplicemente si trasforma in forme meno utilizzabili e più  “diffuse” nell’ambiente; possiamo pensare ad un progressivo appiattimento energetico, con sempre meno picchi e pianure via via più vaste. Fintanto che vi è una disponibilità energetica sufficiente gli atomi tendono a scontrarsi e a dar luogo a nuove aggregazioni più o meno stabili, ma se l’energia non è sufficiente si avranno atomi quasi immobili e privi di attitudini reattive.

Si può dire che l’interazione tra gli atomi è ciò che determina la “vita” dell’universo, organica o inorganica che sia. Ma ciò che tiene insieme gli atomi sono, secondo le teorie più moderne, le interazioni quantistiche tra le particelle (protoni ed elettroni) che costituiscono gli atomi stessi. La teoria dei quanti afferma che l’energia si diffonde (la luce) sotto forma di “pacchetti energetici” chiamati, per l’appunto, quanti.

Una delle teorie ultime sulla costituzione dell’Universo ipotizza che questo sia costituito da un “mare” quantico, cioè un continuum di quanti che interagendo si aggregano in particelle e, via via, in tutto ciò che conosciamo. Per analogia il processo si potrebbe ipotizzare reversibile: diminuendo il contenuto energetico dell’esistente si  ritorna alla situazione di pacchetti energetici minimi, i quanti, con il disfacimento della materia.

Quindi il “mare” quantico (la distesa infinita di piccoli pacchetti energetici, i quanti) rappresenta l’unica realtà: le interazioni tra i quanti danno luogo allo spazio… e al tempo; in mancanza di interazioni quantiche non vi è né spazio, né tempo…

Resta da chiedersi se questo “mare” quantico sia eterno, cioè ci fosse anche prima della nascita dell’universo, o se si sia formato con il big bang; questo non è proprio dato saperlo…

Cosimo Alberto Russo

febbraio 2017

 

Prima che tutto si facesse pieno di dèi
(a Esiodo per i versi 116-123 della Teogonia)
di Marco De Gemmis

egli scrive per primo l’inizio,
dice la prima su cui ogni altra
storia crebbe e cresce, espone
l’alfa perentorio delle cose
poi scatenate a divenire e da lui
in ordinata successione elencate:
nell’ordine senza governi in cui
quel tempo remoto le faceva,
prima che arrembanti gli dèi
se ne potessero appropriare

dice Dunque per primo è Caos,
che diviene in un verso solo
e altro forse non è che vuoto abisso
buio: allora in tutto non c’era cosa
che creasse problemi, era ancora
che nessuno stava lì a guardare
e nominare senza dare il tempo
di accadere: embrione d’universo,
quel neutro sostantivo misterioso
faceva sempre quello che voleva
e indisturbato non disturbava
e non era chiamato a nutrire
neppure formiche o un alberello

poi qual genere di luci e suoni,
se e quali i colori, se una mescola
di materia in via di formazione,
e a quale velocità le cose, se cose
in un vortice prese assieme, chissà
se già in mezzo a loro l’acqua, se
e quanto immane e lungo intervallo
fra il vuoto e il pieno o tutto invece
in uno schiocco solo: molto prima
che esistessero semi e sangue
o il respiro eppure tanto vivo
che di noi non c’era alcun bisogno

e se così o in che modo altrimenti
prendono forma coi versi successivi
Terra dal grande seno, dove stiamo,
inizialmente sola, senza cielo e mare,
e quindi gli altri primordiali enti
generati da Caos, madre/padre
di tutto prima che tutto si facesse
pieno di dèi: Tartaro il più profondo,
Erebo scuro, e Notte che ci riposa,
e un primo Eros, non ancora il figlio
alato d’Afrodite ma originaria energia,
forse un motore in grado di avviare
la giovane macchina del mondo
che dal vuoto si andava costruendo

ordine senza governi in cui
quel tempo remoto le faceva,
prima che arrembanti gli dèi
se ne potessero appropriare

                                              Marco De Gemmis

febbraio 2017

 

Il mare quantico
di Marco De Gemmis

                                                                                            ad Alberto

 pure l’universo sai tende a uno stato
di massimo disordine e minima energia
sostiene Alberto andando sul Pontile
a riprenderci la forza bevutaci dal vino:
quindi non saremmo un’eccezione
lui e io né l’Italsider difronte tramortita

nuotando fra mare e mare quantico
che gli si agitano a gara nella testa
mi espone teorie termodinamiche
mentre scruta le ragazze passare
che gli sfumano le parole sul degrado:
loro son formate senza dubbio
da aggregati di particelle speciali

dice ogni trasformazione spontanea
del mondo fenomenico avviene
se il sistema cede qualche parte
dell’energia che ha a disposizione

poi dice dell’energia che si diffonde
sotto forma di energetici pacchetti
che si è deciso di chiamare Quanti:
forse costituiscono un continuum
addirittura preesistente all’universo

se ci cogliesse la morte sul Pontile
prenderemmo subito a diffondere
i nostri atomi casualmente nello spazio:
scontrerebbero l’affanno dei corridori
le ciacole le canne dei fumatori
o dei delusi pescatori e la Colmata

non è detto che si distrugga l’energia:
posso sperare che noi daremmo vita
ad ancor più miserande aggregazioni:
allora con incertezza maggiore
su chi sa quale Pontile camminando
un’altra domenica gli chiederei
se anche quell’altra vita è vita

                                         Marco De Gemmis

febbraio 2017

Le conseguenze della Rivoluzione Industriale

di Cosimo Alberto Russo

La seconda metà del ‘700 segna il punto di passaggio epocale della civiltà europea moderna e l’origine di tutte le problematiche del mondo di oggi.
In quel periodo si ha infatti l’affermazione della borghesia, col conseguente declino dell’aristocrazia, il sorgere della civiltà industriale e del capitalismo.

I due eventi fondamentali sono costituiti dalla rivoluzione francese e dalla cosiddetta rivoluzione industriale. Approfondire le tematiche collegate a quest’ultima permette di avere una visione più ragionata e consapevole della nostra vita quotidiana.

La borghesia aveva iniziato ad affermarsi in Inghilterra sin dalla seconda metà del ‘600, grazie all’affrancamento dell’agricoltura dagli usi e dai rapporti feudali e grazie allo sviluppo di un ceto mercantile sempre più benestante per il commercio con le colonie. Ma tutto ciò avrebbe avuto un effetto meno dirompente senza le dottrine delle Chiese Protestanti, che avevano esteso alla ricchezza la dignità sociale un tempo esclusiva della nobiltà.
E’ così che, aumentando la percentuale di possessori di un “capitale”, diviene necessario adoperarsi per accrescerlo, pena l’esclusione dal ceto privilegiato della borghesia benestante.
Si inizia così a pensare di investire il capitale nella produzione di beni di consumo e, per accrescerlo, ne deriva che occorre diminuire i costi di produzione, ampliare i mercati per la vendita dei prodotti, diminuire il costo delle materie prime: nasce l’industria cotoniera inglese. Parole d’ordine: innovazione tecnologica, prodotti economici, materie prime a basso costo.

Perché l’industria cotoniera? Il cotone era più economico della lana (materie prime), più facilmente lavorabile con metodi industriali (innovazione tecnologica) con conseguente diminuzione del costo del prodotto finito (maggior mercato).

Legato allo sviluppo dell’industria cotoniera c’è il progressivo aumento della tratta degli schiavi dall’Africa, in modo da aver mano d’opera gratuita per le coltivazioni americane di cotone; conseguenza di ciò: il crollo dell’economia indiana, basata in gran parte proprio sulla coltivazione del cotone (imposta dalla Compagnia delle Indie con metodi alquanto…persuasivi).

Ecco quindi l’origine di alcuni dei maggiori problemi irrisolti di oggi: estrema povertà dei paesi africani soggetti al prelievo di schiavi, crollo dell’economia indiana (che non si è più risollevata), problema dei neri negli USA.

In concomitanza con l’industria tessile, dopo l’invenzione della macchina a vapore, si sviluppa l’industria siderurgica con la necessità di reperire ben altre materie prime a buon mercato (carbone, ferro ed altri minerali).
La politica colonialista, dell’Inghilterra e delle altre nazioni europee industrialmente avanzate, deriva da questa necessità.

Nel frattempo anche il panorama sociale dell’Inghilterra cambia rapidamente: da una vita rurale e autosufficiente (pur se a livelli, spesso, di sussistenza), si passa alla nascita di agglomerati urbani, malsani e privi di servizi, intorno alle fabbriche nascenti; le condizioni di vita dei lavoratori e delle famiglie estremamente misere favoriscono lo sviluppo del pensiero marxista.

Il marxismo non mette in dubbio la bontà del processo industriale, intervenendo solamente sulla redistribuzione economica dei profitti: crescita economica e sviluppo industriale rimangono la base dell’idea di progresso. Anche il capitale, pur diventando capitale di Stato, rimane il motore dell’economia. A questa idea di progresso si affianca, sia in campo capitalista che marxista, il pensiero positivista, che vede nella scienza e nello sviluppo tecnologico la via per il benessere sociale.

Tutto il resto lo conosciamo: affermazione globale del capitalismo e dei suoi principi, concetto di benessere legato solo a dati economici, industrialismo diffuso (spesso “selvaggio”), depauperamento delle materie prime, problemi ecologici sempre più diffusi, perdita dell’identità culturale e così via.

Certamente esistono risvolti positivi, principalmente dal punto di vista della salute umana e nel campo sociale (sviluppo democratico, minor discriminazione femminile). Però le “crisi” del nostro tempo derivano sempre dal concetto di progresso legato allo sviluppo industriale: la crisi energetica non è altro che la necessità di accaparrarsi il controllo delle materie prime e da questa esigenza deriva l’attuale “scontro delle civiltà”.

Il problema ambientale (totalmente sottostimato, in quanto si oppone ai principi capitalisti) assume caratteristiche sempre più drammatiche via via che anche i paesi asiatici si sviluppano con gli stessi criteri dell’Europa ottocentesca.

Il crollo del comunismo non ha minimamente influito sul percorso indicato, dato che, come già detto, in realtà ne era totalmente partecipe.

A questo cammino ben pochi movimenti hanno provato ad opporsi; a parte i Luddisti di inizio ‘800 (che, pur nella loro ingenuità, avevano, però, individuato nelle macchine e nel loro uso irrazionale il problema), indicherei il movimento Gandhiano (purtroppo finito con la morte del Mahatma), quello Hippie e quello ambientalista degli anni ’70.
Forse anche il movimento cooperativo aveva in origine un recupero dei valori necessari ad opporsi alla filosofia imperante: solidarietà, piccoli gruppi, principi di mantenimento economico e non di crescita.
Sappiamo come è finita…

Oggi non è rimasto quasi nulla; gran parte delle energie creative sono confluite nella new age (che in realtà non mette affatto in discussione il sistema sociale ed economico, rivolgendosi ad un ipotetico benessere individuale che dovrebbe provenire da pratiche più o meno esoteriche) o nel movimento no-global (in Italia anch’esso in gran parte inserito nelle attuali logiche produttive, al limite da “limare”). Gli unici tentativi che mi vengono in mente sono quelli di alcuni piccoli movimenti di base, come per esempio i GAS (gruppi di acquisto solidale) o la Rete Lilliput.

Sentivo l’esigenza di esporre queste idee; non ho suggerimenti, tranne tentare di sviluppare attenzione e consapevolezza individuali, però forse qualcosa andrebbe fatto…


Cosimo Alberto Russo

 marzo 2006

Bibliografia: 
  •  R. Villari: “Storia contemporanea”, Laterza, 1981; H. Marcuse: “L’uomo a una dimensione”, Einaudi, 1974;
  • Autori vari per il Club di Roma: “I limiti dello sviluppo”, Mondadori, 1974;
  • T. Terzani: “Un altro giro di giostra”, Longanesi, 2004;
  • E. F.  Schumacher: “Il piccolo è bello”, Moizzi, 1977;
  • Autori vari: “La sfida della complessità”, Feltrinelli, 1985.         

Siti: 

  • www.retegas.org
  • www.retelilliput.org.