Quale acqua berrò oggi? di Cosimo Alberto Russo

    Che l’acqua sia alla base della vita lo sappiamo tutti, ed anche che è il principale costituente del nostro organismo  (circa il 60% in peso); quindi siamo a conoscenza che è necessario assumere la quantità d’acqua sufficiente a mantenere l’equilibrio idrico del nostro corpo (bilancio idrico: acqua introdotta pari a quella eliminata). Bene, e allora che ne parlo a fare? Perché sempre più mi sembra che si siano cristallizzate “leggende” poco realiste (se no non sarebbero leggende…) e forse nate non del tutto casualmente.

    La prima idea oggi imperante è che più acqua si beve meglio è per la nostra salute; per cui si sente dire che si dovrebbero assumere due – tre litri di acqua al giorno. In realtà è vero che per mantenere il bilancio idrico costante occorrono 2-2,5 litri di acqua al giorno, ma complessivi! In una dieta regolare (né di tipo carneo, né vegetariano…) 1 litro d’acqua circa proviene dagli alimenti e 300 ml dalle reazioni metaboliche, quindi è sufficiente bere 1,2 litri di acqua e/o bevande che la contengano al giorno…

    Ma bere di più fa male? Dipende, come sempre, dalle quantità…3 litri al giorno, beh, non esageriamo.

    Seconda idea diffusa: l’acqua del rubinetto fa male! Qui è il caso di approfondire; la legge prevede che le acque potabili (quelle di acquedotto, cioè del rubinetto) non contengano sostanze nocive alla salute umana (dato che ad ogni specie vivente interessano solo i propri simili…), si dovrebbe quindi pensare che se l’acqua esce dal rubinetto dell’acqua diretta sia “buona”.

    Purtroppo le cose non stanno sempre così; bisogna tener conto dei componenti complessivi dell’acqua, che non è mai pura ma una soluzione diluita di parecchi ioni. Alcuni di questi tanto bene non fanno, ma la legge li tollera; il principale imputato di possibili fastidi per la nostra salute è lo ione nitrato; sarebbe bene che tale ione fosse presente in quantità inferiore a 5 mg/L (milligrammi in un litro).

    L’acqua del vostro paese quanta ne contiene? La ASL sarebbe tenuta a dirvelo, se glielo chiedete…

    Ma c’è un altro intruso che dà fastidio: il cloro; è obbligatorio aggiungerlo negli acquedotti per eliminare ogni traccia di possibili microrganismi (l’acqua potabile deve essere batteriologicamente pura). Il cloro viene usato per la potabilizzazione in quantità superiore al necessario (per essere sicuri degli effetti), la quantità che rimane si combina con le sostanze organiche formando i trialometani (per esempio il cloroformio) di odore sgradevole e tossici.

    Ma qual è la situazione del nostro acquedotto? Se l’acqua del rubinetto non “puzza” è bene informarsi presso il comune, se ha cattivo odore…non beviamola.

    Ricapitolando, se il contenuto in nitrati è basso informiamoci sui metodi di potabilizzazione del nostro comune e sulla presenza di residui organici clorurati.

    Molte aziende per la gestione dell’acqua usano ormai metodi più che sicuri. Solo in caso di risposte negative utilizziamo acqua minerale.

    E qui vengono le dolenti note: a parte il costo non indifferente, quale acqua scegliamo?

    Le acque minerali si dividono in:

    -minimamente mineralizzate (residuo fisso inferiore a 50 mg/L)

    -oligominerali (residuo inferiore a 500 mg/L)

    -ricche di sali minerali (superiore a 1500 mg/L)

    Evidentemente la scelta dipenderà dalle nostre esigenze; bisognerà vedere se abbiamo necessità di effetti diuretici, se abbiamo qualche disturbo (pressione alta, per esempio) o necessità particolari (aumentato fabbisogno di calcio…).

    Insomma ciò che conta è il contenuto in sali minerali; questi sono molto importanti per le varie funzioni che esplicano nel nostro organismo, occorre quindi tenerne conto nelle nostre scelte. Una alimentazione variata garantisce l’apporto di tutti i minerali, particolare attenzione va però prestata al calcio, al ferro ed al fosforo; i primi due spesso deficitari ed il terzo perché deve essere in un certo rapporto con il calcio.

    Purtroppo il calcio spesso risulta insufficiente e tale rapporto si sbilancia con effetti negativi sulla composizione delle sostanze inorganiche delle ossa (costituite per l’85% da fosfato di calcio).

    Altro rapporto importante è quello tra sodio e potassio (nelle diete vegetariane aumentando l’apporto di potassio occorrerebbe aumentare l’assunzione di sodio…).

    Insomma la scelta dell’acqua da bere implica vari fattori, che dipendono dal nostro stato fisico. Ne consegue che la moda di bere acque oligominerali o minimamente mineralizzate è, appunto, una moda (terza idea non sempre fondata).

    Per esempio, considerando che 7-800 mg di calcio al giorno sono il quantitativo necessario per mantenere il suo equilibrio nel corpo di un adulto, si può pensare che l’acqua non dovrebbe esserne priva o quasi, no?

    Rimane comunque il fatto che il calcio si assume quasi intermente tramite il latte ed i suoi derivati.

    Discorso un po’ diverso per il sodio, data l’usanza di salare i cibi che ne fornisce quantità più che sufficienti.

    Rimane un ultimo punto: quando bere? Risposta semplice, dovrebbe essere, quando si ha sete! Ma (quarta idea diffusa) si dice (ma chi?): lontano dai pasti. Se si beve a stomaco vuoto l’acqua viene escreta rapidamente, non così se si beve durante il pasto (aumentando quindi il suo assorbimento). L’acqua passa comunque subito nell’intestino, l’acqua calda sembra favorire l’attività gastrica. Il fatto che l’acqua passi subito nell’intestino la rende un pericoloso veicolo di infezioni; attenzione quindi…

Cosimo Alberto Russo

giugno 2011

 

Fonti bibliografiche:

– R. Calcolini, Scienza dell’alimentazione, Signorelli editore, 1984

 P. Cappelli-V. Vannucchi, Chimica degli alimenti, Zanichelli, 1990

 E. Piccari, Che minerali ci sono nell’acqua minerale?, Unione Consumatori

 

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L’imbroglio ecologico

di Cosimo Alberto Russo

 

Dario Paccino, in una foto del 1985 tratta da: http://scaloni.it/popinga

“L’imbroglio ecologico” era il titolo di un saggio pubblicato da Dario Paccino nel 1972; Dario Paccino era innanzitutto un grande uomo di cultura, giornalista professionista dal 1940, autore di numerosi saggi, che aveva colto in pieno le ripercussioni delle nascenti teorie ecologiste sul modello sociale, ma ancor più aveva visto come queste teorie venissero svuotate ed adattate a vantaggio del sistema esistente. All’epoca il suo saggio segnò ulteriormente la distanza tra ecologismo e marxismo, sottolineando in realtà una contrapposizione tra ideologie con presupposti culturali decisamente diversi: da un lato l’ecocentrismo, dall’altro l’antropocentrismo.

Oggi che le ideologie hanno perso quota e si ha un approccio ai problemi forse più legato al “buon senso” (nei casi migliori) o all’utilitarismo strumentale senza remore (nella maggior parte delle situazioni), si può ripensare ai temi dell’ambiente e dell’ecologia in termini più oggettivi (se si utilizza il buon senso…).

Il tema dell’ambiente entra prepotentemente nelle agende politico – socio – economiche di tutti i governi, nonostante si tenti continuamente di nasconderlo ed accantonarlo sperando che tocchi alle generazioni future occuparsene; lo stesso tema è anche molto lontano dal pensiero e dalle esigenze delle popolazioni “benestanti”, sia perché non ha ancora colpito il loro benessere, sia perché una continua e profonda azione di convincimento culturale le ha portate ad un progressivo rapido allontanamento dai valori legati all’ambiente (esempio, il mare: non è più importante che sia pulito, silenzioso, “spirituale”; ciò che conta è che sia occasione di svago simile a quello cittadino, quindi affollato, “riempito” dalla musica, consumistico…al limite non importa più neanche che ci sia, il mare).

Appare evidente, quindi, che il tentativo del sistema socio economico è quello di svuotare di significato i problemi  legati al degrado ambientale ed anzi utilizzarli per il mantenimento stesso del sistema, convincendo la gente (che non aspetta altro…) che i problemi ci sono, ma si risolvono senza dover cambiare nulla del proprio stile di vita.

Poiché è più importante dare indicazioni ed esempi chiari e dettagliati, piuttosto che trattare argomenti generici, pur teoricamente necessari, verranno elencati pochi ed esemplificativi casi di “imbroglio ecologico”.

foto da http://www.grillonews.com/content/view/115/6

Il primo riguarda proprio il mare. Come vengono indicate le zone balneari (termine già “raccapricciante” – il mare è solo strumento di balneazione) cosiddette “pulite”? Con le Bandiere blu! Chiunque abbia mantenuto un minimo di consapevolezza, leggendo l’elenco delle bandiere blu non si sognerebbe mai di considerare quelle zone come le più attraenti dal punto di vista naturale. Ed infatti la “bandiera blu” non tiene conto dell’integrità naturale del luogo, ma di ben altri parametri (servizi fruibili – cioè possibilità di consumare facilmente, senza dover  “faticare”, la merce in questione, cioè il mare). Così troviamo la bandiera blu assegnata a Pozzallo…

Al di là dell’imbroglio ecologico, è ancor più grave l’inganno culturale, che ci spinge ad accettare e riconoscersi nel ruolo di semplici consumatori anche di ciò che merce non è, o non dovrebbe essere.

E che dire dei “pacchetti” di turismo ecologico, interpretato come una attività equa e responsabile, proposti sempre più spesso dalle agenzie di viaggio? In realtà si tratta solo di un escamotage per aiutare un settore (quello del turismo di massa) che calamita giustamente critiche sempre più pesanti dai settori meno legati all’economia turistica. L’aiuto allo sviluppo dei paesi visitati è un falso alibi: a parte che solo una minima quota del costo del viaggio va al paese ospitante, si contribuisce alla corruzione della cultura e del tessuto sociale delle popolazioni visitate; inoltre, anche gli ambienti naturali soggetti a “turismo” non possono non subire un progressivo degrado.

Andando a toccare argomenti più “pesanti” dal punto di vista del modello di sviluppo in auge, e quindi sempre più mistificati, parliamo del MITO del secolo XX: l’automobile. Qui la truffa non ha limiti, né di tempo né di quantità di raggirati. L’automobile è tra i principali responsabili delle catastrofi ambientali prossime annunciate e dell’aumento esponenziale delle malattie respiratorie nei centri urbani (soprattutto per i bambini). Questo suo potenziale tossico e negativo viene utilizzato costantemente per spingere i consumatori (noi tutti) ad aggiornare periodicamente il parco auto, in modo da permettere ad un’industria (altrimenti agonizzante) di rimanere florida. Perché comprare un’auto nuova? Visto che non è più sufficiente (dati i costi del prodotto da vendere) il battage pubblicitario, si ricorre alla coercizione: se non si ha l’ultimo modello non si circola nei giorni di chiusura al traffico, addirittura non si circola in certe aree e così via.

                                                                                               foto   da: http://www.ilblogdeimotori.com

Stesso discorso è stato fatto con l’introduzione delle marmitte catalitiche (ricordate? Ci dicevano che così si sarebbero risolti i problemi legati alla qualità dell’aria, e infatti sono aumentati notevolmente gli inquinanti cancerogeni (benzene, idrocarburi policiclici aromatici) però effettivamente il piombo non c’è più (solo che il piombo era sì velenoso, ma non cancerogeno). Insomma, euro 4 inquina meno di euro 3 e così via, nessuno dice che bruciare combustibili fossili inquina sempre e comunque, e quindi…

foto da http://altrenotizie.org/alt/images/news/nucle.jpg

Procediamo nella scalata ai temi più importanti per il sistema economico e arriviamo alla questione energetica e, tema attualissimo, alle centrali nucleari. Su questa tema la mistificazione ha raggiunto livelli ammirevoli (e aberranti): dopo anni di bombardamento mediatico sul riscaldamento globale, la dipendenza dal petrolio e l’innocuità delle nuove centrali nucleari si è arrivati alla stoccata finale: le centrali nucleari si devono fare! Non ci sono alternative. E una popolazione stanca, distratta e (diciamolo) in gran parte ignorante è pronta a comprare il prodotto; comprare è la parola giusta, dato che le centrali si costruiranno con i nostri soldi! Ma dov’è “l’imbroglio”? I problemi relativi allo smaltimento delle scorie radioattive sono sempre irrisolti, le centrali nucleari utilizzano uranio (che l’Italia non ha, quindi la dipendenza dal petrolio diviene dipendenza dall’uranio) e, soprattutto, 4-5 centrali nucleari produrrebbero (tra 15 anni, se va bene) non più del 10% del fabbisogno energetico italiano.

In compenso pagheremo vagonate di soldi ai soliti “amici degli amici” per progetti e (forse) realizzazioni. Forse, perché il sospetto che ciò che conti è pagare i progetti (il ponte sullo Stretto insegna) senza poi procedere con la realizzazione è molto forte. Con pari investimenti si potrebbero dotare gran parte delle abitazioni, fuori dai centri storici, di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua; si avrebbe un risparmio superiore al citato 10% dei consumi previsti, non si creerebbero grossi problemi ambientali (e di ordine pubblico…) ma, questo è vero, le vagonate di soldi cambierebbero binari… ”                                   

 Ecologia”, foto di Danilo Prudêncio  Silva tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Ecologia.jp

Giungiamo infine alla summa di tutti gli “imbrogli ecologici”: lo sviluppo sostenibile. Tutti i movimenti ambientalisti, i partiti più o meno verdi e, oramai, persino i partiti di governo ripetono ai quattro venti che occorre attuare lo sviluppo sostenibile. Quale inganno! Sviluppo equivale, nel lessico politico e comune, a sviluppo economico; come si può pensare ad uno sviluppo ulteriore, che non avrebbe mai fine (pena lo spettro della recessione), utilizzando risorse finite? Senza contare i popoli che questo sviluppo lo hanno da poco iniziato o ancora lo devono iniziare. Le tecnologie sempre più sofisticate e meno inquinanti non attenuano i danni prodotti da un modello economico basato sul consumismo e sull’esaurimento progressivo delle risorse naturali. Lo sviluppo sostenibile è solo uno slogan
finalizzato a mantenere i profitti e ad evitare il cambiamento delle abitudini, per questo è esattamente ciò che la popolazione vuole sentire: si può continuare così, basta solo qualche piccolo aggiustamento di rotta(come dice Beppe Grillo: “verso la catastrofe con ottimismo”).

 

Amicizia e autostima

articolo di Pina Pittari sull’autostima e le relazioni di amicizia

Il tuo più grande amico o nemico? Te stesso!

di Pina Pittari

Questo articolo tratta dell’’autostima e dell’’essere amici di se stessi, anzi: il miglior amico.

Non è del tutto facile osservarsi, ma vale la pena fare uno sforzo e, per questo, t’’invito a prenderti alcuni minuti di riflessione e riconoscere il grado d’’intimità che hai nel rapporto con te stesso.

Forse alcune volte potrai identificarti come amicoin altri momenti e circostanze come conoscente e, perché no?, anche scoprire di avere agito nei tuoi confronti come nemico. Per facilitarti questa riflessione ti offro alcuni spunti.

Per me un amico è qualcuno che  ti dà la mano in un momento di difficoltà, una parola di sostegno quando ne hai bisogno; ti può anche dire in faccia quello che pensa di te o di quello che hai fatto per farti reagire; condivide con te momenti felici o di
divertimento. …Insomma, un amico è colui con il quale puoi condividere momenti brutti o felici, uno su cui puoi contare, a cui racconti i fatti tuoi e ascolti quelli suoi, lo sostieni e ti sostiene…c’’è intimità, ti vuole bene, ti accetta come sei.

Ti riconosci in un rapporto intimo di amicizia con te stesso? Con quale intensità e accettazione?

Un conoscente invece è qualcuno con cui condividi alcuni momenti della tua vita, ma senza intimità. Non conosci bene cosa sente, né come pensa veramente, le maschere sociali sono sul volto e si accomodano in rapporti cordiali ma superficiali, l’’accettazione è legata al rispetto delle norme sociali. In che grado tratti te stesso in questo modo? Rifletti un poco su quanto ti permetti di vederti senza maschere, di guardare le tue ombre e portarvi luce, di chiederti se pensi in un modo, senti in un altro e agisci in un altro ancora, totalmente diverso rispetto a come pensavi e/o sentivi.

Un “nemico” è quello che sa qualcosa di te, forse conosce solo le tue ombre e le utilizza per ferirti, non gli interessa conoscerti nella tua totalità, ti nega qualsiasi opportunità,  ti segnala come colpevole delle sue disgrazie, vuole distruggere qualsiasi
gioia che puoi avere, ti blocca la strada del successo o le tue iniziative, ti maltratta se può, ti alimenta i vizi… E’’ qualcuno che non ti vuole bene, non ti accetta, ti scoraggia, ti induce a fare cose che ti fanno male. 
Hai agito qualche volta in questo modo verso di te? In che grado?

La cosa che di più colpisce è che, senza renderci veramente conto, con molta frequenza ci comportiamo con noi stessi, alternativamente, come amici-conoscenti-nemici.

Osservare i tuoi rapporti interpersonali può fare chiarezza su questo tema, giacché cosi come stabiliamo rapporti al nostro interno, lo facciamo all’’esterno. Mi auguro che ne trovi di più simili ai primi due e, più raramente, al terzo tipo! Questo modo di osservare sarà utile poiché ti permetterà di individuare, come in uno specchio, quello che non riusciamo a vedere in noi stessi….

Pensa per un attimo alle persone con le quali condividi un “rapporto di amicizia” e guarda bene come gestisci i diversi tipi di rapporti. Fai un elenco di quelli che consideri amici, un altro dei conoscenti e per ultimo, i “non tanto amici”: con certe sfumature, il “nemico” lo vediamo sempre nelle incomprensioni di quelle persone che ci stanno attorno, sperimentando sentimenti dall’’AMORE all’’ODIO, passando nei rapporti con queste persone dal quasi-equilibrio allo squilibrio, per cercare di tornare al quasi-equilibrio.

Che tipo di rapporti interpersonali stabilisci? Quale è lo scambio in essi?

Quando non ci stimiamo, noi non ci accettiamo e siamo diffidenti verso noi stessi; facilmente possiamo stabilire all’esterno rapporti di dipendenza. Un indizio di ciò può essere la frequenza con la quale aspettiamo dagli altri l’’approvazione, la parola di sostegno, la telefonata di saluto e/o di compassione, la verifica di promesse fatte, mentre noi non siamo capaci di sostenerci o non è abbastanza quello che ci diamo.

Un altro indizio di poca stima di sé, è agire solo per avere l’’approvazione, senza renderci veramente conto se è quello che vogliamo fare e ci fa felici fare. Una persona con poca autostima è bisognosa di approvazione,  può permettere al suo ego persino di “vendersi l’’anima” solo per avere l’’approvazione, per ascoltare elogi e riconoscimenti esterni, agisce con la pretesa di essere diversa da come è, rimanendo così vuota: immagina un bicchiere senza fondo, puoi versare in esso qualsiasi quantità di liquido, ma rimarrà sempre vuoto.

Senza autostima, quando i complimenti esterni e l’’approvazione ci mancano, il senso di solitudine e di abbandono si appropriano di noi.

Sarai allora d’’accordo con me nel concludere che essere amico o nemico di se stesso dipende dalla nostra autostima. Essa è il “fondo del bicchiere”, anzi, molto di più che solo il fondo.

Per acquistare autostima ci vuole soprattutto conoscersi, accettarsi, essere se stessi. E se ci fosse qualcosa che non ci piace di noi? In quel caso allora: sostenersi, guarire, trasformare ciò che non ci piace di noi, essere auto compassionevoli (che è diverso da commiserarsi: compassione significa accompagnarsi con passione).

Una definizione di autostima è: fiducia e soddisfazione di se stessi”. Le domande che sorgono a questo punto sono: come conoscere te stesso? Come arrivare a sentirti fiducioso e soddisfatto di te stesso? Come sentirti realizzato? Come esprimere la propria personalità? 

Bob Mandel, nel suo libro “Regreso a sí mismo. Autostima Interconectada””1, ci dice: “…lei non è un luogo, una destinazione, lei è un forma di coscienza…””. Quando ho letto quest’’ultima frase, essa è rimasta come un’’eco nella mia mente invitandomi a riflettere, a capire cosa significa essere una forma di coscienza; le parole/pensieri che vi associo sono:
essere in contatto intimamente con me stessa, essere consapevole di chi sono, di cosa sento/penso/faccio e di come quello che sento/penso/faccio crea in me e in ciò con cui entro in rapporto; mi sono dettase sono una forma di coscienza, non posso fare altro se non essere me stessa, consapevole di me, responsabile dei mie atti nei riguardi miei e di tutto ciò che mi circonda!

Bob Mandel ci suggerisce un percorso verso l’’autostima in nove passi. Voglio qui offrirti una breve sintesi di questo percorso per tornare a se stessi, “a casa”. Quello che leggerai di seguito è una mia traduzione e rielaborazione libera di frasi prese dal libro al quale mi riferisco sopra1:

1. Accetta te stesso.

L’’autoaccettazione è alla base dell’’autostima. Smetti di dare giudizi, perdonati, dì no alle condotte compulsive, fai valere il tuo vero Sé al di sopra di qualsiasi falsa identità come: “sono un bugiardo”, “un falso”, “un incapace”, “sono colpevole”… Accettarsi significa rispettarsi ed essere compassionevole verso se stesso, soprattutto nei momenti in cui si osservano aspetti di sé che si vogliono cambiare.

2. Sii tollerante con gli altri

Quando ci accettiamo riusciamo ad essere più tolleranti con gli altri. Questa tolleranza inizia a casa e si estende anche agli sconosciuti. La diversità ci fa sentire minacciati, accettare la diversità negli altri ci permette di essere tolleranti, ci apre la strada al perdono, anche verso noi stessi. La tolleranza è cosa diversa dalla sottomissione e dall’’abuso, è accettare la diversità. Se ci sentiamo sfidati dalla diversità, possiamo affrontarla anche senza lotta, stabilendo le frontiere e non accettando le ingiustizie.

3. Recupera le parti di te che hai perduto

Si riferisce all’’utilità di seguire un tipo di percorso terapeutico che permetta di renderci conto e integrare le parti di noi che sono rimaste “a pezzi” nel tempo. Quanto possa durare questo percorso, difficilmente è stimabile, i tipi di terapie sono tanti, c’’è bisogno di trovare quella adatta per ognuno di noi e, nel momento in cui il benessere arriva, mettere fine al percorso di guarigione e decretare la salute.

4. Estendi agli altri il tuo sostegno

Condividere quello che si ha genera di più, lo aumenta. Se le persone con le quali condivido stanno meglio, il mio benessere aumenta. Sostenere non significa trasformarsi in uno schiavo della persona che
riceve il sostegno, non è sacrificarsi. Qui è importante capire che quello che facciamo come sostegno, non deve portare a presentare fatture”, si fa per il solo piacere di farlo, di condividere, per amore, perché dà pace. Il pericolo nel dare sostegno è adottare un atteggiamento non conveniente, come quello di “farsi carico”, controllare l’’altro, manipolarlo. Se non abbiamo autostima, possiamo cadere nell’’errore di sostenere cercando amore in cambio.

5. Crea un’’immagine positiva di te stesso.

Tu puoi solo controllare quello che pensi su di te e sugli altri, non puoi controllare quello che gli altri pensano di te ed è inutile preoccuparsi per questo. Per migliorare la nostra immagine possiamo utilizzare diverse tecniche e il potere del pensiero positivo, nelle sue più diverse forme: affermazioni, visualizzazioni, suggestione ipnotica. Tutto ciò può aiutarci nel creare una immagine positiva di noi, ma non basta, giacché è necessario sentire e agire conformemente, non
lasciarla nella mente come un’’illusione o una fantasia su se stessi.

6. Riconosci gli altri.

Riconoscere se stesso è la cosa più importante, riconoscere gli altri è un modo per appoggiarli. Criticare, specialmente alle spalle, è controproducente…quello che va, ritorna!

7. Trova il tuo luogo sacro.

Avere una vita spirituale, a prescindere dalla religione, ci permette di trovare un luogo sacro dentro di noi stessi, dove ci possiamo sentire avvolti nell’’amore universale.

8. Rispetta il luogo sacro degli altri.

C’’è la divinità in tutto ciò che vive, quando riconosciamo in noi la divinità è più facile riconoscere la divinità in tutti gli altri e in quello che ci circonda.

9. Scopri l’’allegria dell’’umiltà.

Senza umiltà corriamo il rischio di rimanere impantanati nell’egoismo spirituale. L’’umiltà si compone di diverse parti, tra le quali la gratitudine, il fare una vita di servizio con senso di pienezza e gratitudine per la vita, di sentirsi così innamorato della vita che si vuole condividere con il mondo. L’’umiltà non ha niente a che fare con un senso di superiorità o con l’’orgoglio della vana “spiritualità”. Helen Nielson ha detto: “l’umiltà è come la biancheria intima: è essenziale, ma è improprio e indecoroso mostrarla.”

Ricordati:

Accetta te stesso nel percorso del tuo viaggio

Sii tollerante con gli altri mentre fanno il loro percorso

Guarisci il danno fatto alla tua anima

Estendi il sostegno agli altri

Crea una immagine di te stesso positiva

Riconosci gli altri

Scopri il tuo luogo sacro

Rispetta il luogo sacro degli altri

Scopri l’’allegria dell’’umiltà.

Tempo fa ho iniziato questo viaggio verso la mia stima e oggigiorno il mio bilancio è positivo: sono la mia miglior amica e riesco a offrire di me stessa più di prima, con una maggior qualità nei miei rapporti.

Ti auguro un felice e dolce “ritorno a casa” e la crescita della tua amicizia con te stesso. Ti ringrazio per il momento che attraverso la lettura di questo articolo abbiamo passato insieme.

Pina Pittari

giugno 2005

Nota: 1. Bob Mandel, “Regreso a sí mismo. Autostima Interconectada”, Editorial Kier S.A., Buenos Aires, 2001 (titolo originale: “Return to Self”, Bob Mandel, 2000).

Per chi volesse approfondire il tema, segnaliamo il sito ufficiale di Bob Mandel e del Progetto Internazionale di Autostima:

www.bobmandel.com

La dott.ssa Pina Pittari, italo-venezuelana, è una Rebirther, formatasi con Maria Luisa Becerra, Carlos Fraga, Bob Mandel e Patrice Ellequain. E’ anche specializzata nell’utilizzo dei Fiori di Bach e in altre tecniche di sviluppo personale. Dal 2002 vive in Italia, a Ragusa. 

 

 

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Altri articoli di Pina Pittari in questo sito:
“L’abuso di sé nella ricerca dell’approvazione”, “Rebirthing, un modo per divenire consapevoli e ri-creare la vita”, “Quale aspetto della tua vita ha per te più importanza?”, “Avrei il mondo ai miei piedi, se solo fossi…” e “La respirazione, ovvia ma potente”.

Per consultazioni,
anche on-line, con la dott.ssa Pittari scrivere a
pinapittari@hotmail.com

Coltivare la terra in armonia con il cielo…

intervista al dott.Pippo La Terra, pioniere dell’agricoltura biodinamica a Ragusa,la teoria di Rudolf Steiner alla base della pratica dell’agricoltura biodinamica>

Coltivare la terra in armonia con il cielo…

di Pippo Palazzolo

Incontriamo il dott. Pippo La Terra, titolare delle aziende agricole “Le Lanterne” e “La Castellana”, per una di quelle coincidenze “non casuali” della vita, in un tranquillo pomeriggio d’autunno, a Marina di Ragusa. Scambio di saluti e…perché non far conoscere ai lettori di “Le Ali di Ermes” la sua esperienza? Così è nata questa intervista “informale” con uno dei pionieri dell’agricoltura biodinamica a Ragusa.

D. Dott. La Terra, cosa si intende per “agricoltura biodinamica”?

Dott. Pippo La Terra

E’ un tipo di agricoltura basata sui principi di Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, che ha lasciato importanti opere sia nel campo dell’agricoltura che della pedagogia (sono famose le “scuole steineriane”). Steiner, già nel 1923, denunciò la “nuova” agricoltura, basata sulla costrizione degli animali di allevamento, forzati a diventare carnivori e “cannibali”.

D. In cosa si differenzia l’agricoltura biodinamica da quella biologica?

In entrambe c’è sicuramente il rispetto per la natura e per i suoi ritmi. L’agricoltura biodinamica interviene solo per favorire una migliore qualità dei prodotti, con l’utilizzo di preparati biodinamici: da spruzzo (il “cornosilice”) e da concime (il “cornoletame”, trattato secondo il calendario astrale delle semine,  della svizzera Maria Thun. Il cosiddetto “cumulo” che si utilizza, è per il 50 % letame fresco e per l’altro 50 % paglia, che vengono mischiati; ha una dimensione di un metro e mezzo per due. Vi si aggiunge corteccia di quercia, camomilla, achillea, valeriana dinamizzata, equiseto e tarassaco.

D. Nell’agricoltura biodinamica, quindi, si tiene conto delle posizioni di tutti i pianeti e non solo delle fasi lunari, come avveniva nell’agricoltura tradizionale? 

Sì, la Luna viene considerata uno “specchio” dei pianeti.

D. Questa teoria mi fa venire in mente Madame Blavatski, per la quale la Luna aveva un ridotto valore, quasi solo…un buco! Ciò ha a che fare con le origini teosofiche di Steiner? 

Sì, Steiner è stato un teosofo; si è staccato dalla Blavatski solo per una diversa valutazione della figura di Gesù, che per lui è centrale. 

 

Rudolf Steiner

“Nel caso di animali totalmente erbivori come le mucche, il corpo dell’animale possiede particolari forze (…che i carnivori non hanno!) che gli consentono di trasformare i vegetali in carne. Ora, se si alimenta la mucca con mangimi di origine animale si ottiene una “resa migliore” in quanto il corpo dell’animale non è più costretto a fare sforzi per trasformare l’erba in carne! Ma sorge il pressante quesito: cosa fanno quelle forze particolari, che sono in grado di trasformare i vegetali in carne, ora che la mucca si ciba direttamente di carne? Queste forze continuano ad esistere e ad agire, producendo sostanze dannose per l’organismo. In particolare esse producono acido urico e cristalli di sali di urea che si depositano principalmente sul sistema nervoso e nel cervello della mucca che, come conseguenza di ciò, impazzisce.”

Da un discorso di Rudolf Steiner, Dornach (Basilea) 13.1.1923

D. Da quanto tempo opera nell’agricoltura biodinamica?

Dai primi anni ’90. Oltre alla mia, ci sono diverse aziende agricole biodinamiche, in provincia di Ragusa, come l’azienda “Arte/Orto”, dei f.lli Zisa, a S.Croce Camerina. La più grande è forse l'”Agrilatina” di Sabaudia (Latina), di ben 200 ettari. C’è da dire che un impulso a questo tipo di agricoltura è stato dato dalla Comunità Europea, poiché con il Regolamento CEE n.2092 del 1991 si contempla anche l’agricoltura biodinamica. Per l’agricoltura biologica, vengono previsti una serie di controlli che vanno dal metodo di coltivazione alle etichettature, rilasciate da appositi organismi nazionali pubblici. In più, per l’agricoltura biodinamica, c’è l’obbligo di sottoporsi a controllo da parte dell’Associazione “Demeter”, che impone l’applicazione dei preparati biodinamici.

D. Ma è conveniente, in termini economici, praticare l’agricoltura biodinamica?

Certamente. Basta fare un semplice calcolo: anche se i prodotti utilizzati hanno un costo iniziale di tre o quattro volte maggiore di quelli dell’agricoltura tradizionale, nell’arco di due o tre  anni un’azienda sarà in grado di continuare a produrre con il 40% circa di costi di produzione in meno, non dovendo ricorrere ai costosi (oltre che nocivi) prodotti chimici.

D. Cosa possiamo consigliare a chi volesse saperne di più? 

Ci sono degli ottimi libri su questa materia, da quello classico di Rudolf Steiner, “Impulsi scientifici e spirituali per lo sviluppo dell’agricoltura”, a quelli di Pfeiffer, “La fertilità della Terra”, di Merkenz, “L’’orto biologico” e di Alex Podoliski, “Lezioni di agricoltura biodinamica”.

Marina di Ragusa – tramonto

Il Sole è già sceso sul mare, siamo al tramonto. Non ci resta che congedarci dall’amico Pippo La Terra, ringraziandolo per la gentilezza con cui ci ha dato queste interessanti informazioni.

Forse, è ancora possibile un’agricoltura in cui la Terra continui ad essere in armonia con il Cielo…

Pippo Palazzolo

Per approfondimenti su questo tema, consigliamo anche l’ottimo sito Agricoltura Biodinamica.it

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International Yoga Day

Anche a Ragusa “International Yoga Day”
21 giugno 2015
con Pina Bizzarro (Federazione Italiana Yoga)

A Ragusa un piccolo esercito di Yoga si è unito al grande esercito che in India e in diverse parti del mondo ha celebrato la prima giornata internazionale dello Yoga voluta dall’Onu, seguendo un protocollo comune di asana, meditazione e mantra. Il primo Ministro Indiano Narendra Modi: “Addestrare la mente per una nuova era di pace”.
di Pina Bizzarro

Tradurre in parole, in concetti, un’esperienza interiore straordinaria è certamente limitante ma sono certa che la sensibilità dei lettori riuscirà a cogliere ciò che sta dietro e oltre le parole scritte.

Quando lo scorso dicembre tutti i mass media hanno riportato la notizia che l’ONU aveva proclamato la giornata internazionale dello Yoga ho subito pensato che anche a Ragusa si sarebbe dovuto organizzare un evento pubblico e i miei allievi hanno immediatamente mostrato un grande entusiasmo che ha dato sempre più energia alla mia idea. Ancora non sapevo del progetto mondiale comunitario ma sentivo che sarebbe stato un evento speciale e non un semplice incontro tra vecchi e nuovi praticanti di Yoga. Già a gennaio ho cercato di contattare qualcuno dell’Amministrazione comunale, con la certezza che la nuova e giovane Giunta del M5S  si sarebbe mostrata particolarmente sensibile a tale iniziativa. Incontrai il vicesindaco Massimo Iannucci (che è anche l’Assessore allo Sport) dicendo che una buona amministrazione locale non deve interessarsi solo alle buche nelle strade o ad altre necessarie attività materiali ma dovrebbe anche occuparsi del “Ben-essere” dei cittadini e che lo Yoga più di qualunque altra attività promuove questo benessere.  Presentai la domanda per iscritto come da protocollo e ripeto senza ancora sapere nulla del progetto comunitario del Ministero Indiano e degli orari chiesi il permesso di poter utilizzare uno spazio pubblico all’interno dei giardini di Villa Margherita (il cuore verde di Ragusa) proprio dalle 10,30 alle 12,30.

I mesi passarono in fretta e ancora a fine maggio non avevo avuto una risposta da parte del Comune ma la notizia che la Federazione si era fatta promotrice per creare questo collegamento con migliaia di persone in Italia e nel mondo mi ha dato la certezza che qualora il Comune di Ragusa non avesse rilasciato autorizzazione in qualche modo e in qualche luogo l’evento ci sarebbe stato.

L’autorizzazione n. 77 è arrivata l’8 giugno 2015 e ha riportato serenità nel procedere ai preparativi dell’evento (magliette da stampare, impianto di amplificazione, manifesti, ecc).  Grande collaborazione da parte di tanti allievi, anche da chi non vedevo da parecchio tempo…chi si è offerto di portare acqua per tutti, chi ad occuparsi di portare un block notes dove si poteva lasciare un messaggio o un contatto, ecc

La settimana precedente al 21 giugno abbiamo provato più volte la classe di Yoga con i miei allievi (anche con le Signore di Yoga in gravidanza, naturalmente con le opportune varianti!) e così ho sollevato tutti dall’ansia che la pratica non fosse così impegnativa e anche i principianti o appunto le gestanti potessero farla con alcuni necessari accorgimenti. Negli ultimi giorni mi sono arrivati tanti messaggi e telefonate da parte di persone che incuriosite dall’evento mi chiedevano di poter partecipare.

Una mia allieva che non è potuta venire a lezione nell’ultima settimana a causa di una forte febbre mi ha detto che il desiderio di esserci domenica 21 era così forte che le avrebbe fatto superare ogni malessere!

Sapevo che in Italia lo stesso programma sarebbe stato seguito in 80 città ma non sapevo ancora nel dettaglio i numeri che ci sarebbero stati in India e in altre parti del mondo….e quando il giorno dopo ho visto foto, articoli e filmati un brivido ha attraversato la mia anima.

Ho iniziato il nostro incontro dicendo “Ringrazio la vita perche oggi mi ha dimostrato che i sogni si realizzano e grazie a tutti voi per esserne i protagonisti”. Davanti a me sparsi nel verde di Villa Margherita c’erano circa 70 persone e quel cuore stampato nella maglietta della maggior parte dei partecipanti mi ricordava costantemente che io mi rivolgevo al loro cuore, che ogni parola sarebbe arrivata nel cuore di ognuno/a e questo mi consentiva di rimanere in uno stato di calma e di lucidità che si trasmetteva nella mia voce.

C’era anche un gruppetto di persone provenienti dall’America, le quali mi hanno riferito che nonostante non conoscessero l’italiano hanno sentito una grande calma arrivare nella loro mente già mentre leggevo la lettera di presentazione della Federazione e la prima parte teorica del protocollo comune.

Inoltre, grazie ad una mia allieva che ha tradotto in inglese le principali indicazioni per le posizioni, sono riuscite a seguire perfettamente la pratica. Nella parte finale arriva qualche gocciolina di pioggia e la nostra meditazione è durata poco più di 5 minuti, sentivo parecchie persone un po’ preoccupate (c’erano anche dei bambini che insieme alla loro mamma hanno partecipato eseguendo tutti gli asana!) e ho preferito non prolungarla oltre.  Ho fatto vibrare la campana tibetana e recitato lo “Shanti Path” e dopo il mio inchino per il ringraziamento ai presenti c’è stato un grande applauso partito spontaneamente.

…E abbiamo avuto anche una mascotte portafortuna: il mio cagnolino Shiva!

Il Vicesindaco Iannucci era presente, anche se non è intervenuto né ha partecipato alla pratica, ma il suo essere lì con noi è stata una testimonianza importante e alla fine abbiamo fatto insieme  a lui una bella foto di gruppo.

L’indomani ho avuto il piacere di leggere che l’evento è stato riportato da una rivista on line locale, “Ragusah24.it”
Se penso che quando iniziai ad insegnare davanti a me c’erano solo 4 persone e ora me ne ritrovo 70 che seguono con entusiasmo gli insegnamenti dello Yoga vuol dire che anche nella nostra Ragusa il messaggio originario proveniente dagli antichi  Maestri è sempre più apprezzato e capito  e questo mi ripaga dalle tante fatiche fatte per raggiungere questo obiettivo.

Un ringraziamento a tutti i miei insegnanti e un grazie speciale ad Eros Selvanizza e Antonietta  Rozzi che con il loro esempio mi hanno fatto crescere come persona e come insegnante.

Pina Bizzarro