L’imbroglio ecologico

di Cosimo Alberto Russo

 

Dario Paccino, in una foto del 1985 tratta da: http://scaloni.it/popinga

“L’imbroglio ecologico” era il titolo di un saggio pubblicato da Dario Paccino nel 1972; Dario Paccino era innanzitutto un grande uomo di cultura, giornalista professionista dal 1940, autore di numerosi saggi, che aveva colto in pieno le ripercussioni delle nascenti teorie ecologiste sul modello sociale, ma ancor più aveva visto come queste teorie venissero svuotate ed adattate a vantaggio del sistema esistente. All’epoca il suo saggio segnò ulteriormente la distanza tra ecologismo e marxismo, sottolineando in realtà una contrapposizione tra ideologie con presupposti culturali decisamente diversi: da un lato l’ecocentrismo, dall’altro l’antropocentrismo.

Oggi che le ideologie hanno perso quota e si ha un approccio ai problemi forse più legato al “buon senso” (nei casi migliori) o all’utilitarismo strumentale senza remore (nella maggior parte delle situazioni), si può ripensare ai temi dell’ambiente e dell’ecologia in termini più oggettivi (se si utilizza il buon senso…).

Il tema dell’ambiente entra prepotentemente nelle agende politico – socio – economiche di tutti i governi, nonostante si tenti continuamente di nasconderlo ed accantonarlo sperando che tocchi alle generazioni future occuparsene; lo stesso tema è anche molto lontano dal pensiero e dalle esigenze delle popolazioni “benestanti”, sia perché non ha ancora colpito il loro benessere, sia perché una continua e profonda azione di convincimento culturale le ha portate ad un progressivo rapido allontanamento dai valori legati all’ambiente (esempio, il mare: non è più importante che sia pulito, silenzioso, “spirituale”; ciò che conta è che sia occasione di svago simile a quello cittadino, quindi affollato, “riempito” dalla musica, consumistico…al limite non importa più neanche che ci sia, il mare).

Appare evidente, quindi, che il tentativo del sistema socio economico è quello di svuotare di significato i problemi  legati al degrado ambientale ed anzi utilizzarli per il mantenimento stesso del sistema, convincendo la gente (che non aspetta altro…) che i problemi ci sono, ma si risolvono senza dover cambiare nulla del proprio stile di vita.

Poiché è più importante dare indicazioni ed esempi chiari e dettagliati, piuttosto che trattare argomenti generici, pur teoricamente necessari, verranno elencati pochi ed esemplificativi casi di “imbroglio ecologico”.

foto da http://www.grillonews.com/content/view/115/6

Il primo riguarda proprio il mare. Come vengono indicate le zone balneari (termine già “raccapricciante” – il mare è solo strumento di balneazione) cosiddette “pulite”? Con le Bandiere blu! Chiunque abbia mantenuto un minimo di consapevolezza, leggendo l’elenco delle bandiere blu non si sognerebbe mai di considerare quelle zone come le più attraenti dal punto di vista naturale. Ed infatti la “bandiera blu” non tiene conto dell’integrità naturale del luogo, ma di ben altri parametri (servizi fruibili – cioè possibilità di consumare facilmente, senza dover  “faticare”, la merce in questione, cioè il mare). Così troviamo la bandiera blu assegnata a Pozzallo…

Al di là dell’imbroglio ecologico, è ancor più grave l’inganno culturale, che ci spinge ad accettare e riconoscersi nel ruolo di semplici consumatori anche di ciò che merce non è, o non dovrebbe essere.

E che dire dei “pacchetti” di turismo ecologico, interpretato come una attività equa e responsabile, proposti sempre più spesso dalle agenzie di viaggio? In realtà si tratta solo di un escamotage per aiutare un settore (quello del turismo di massa) che calamita giustamente critiche sempre più pesanti dai settori meno legati all’economia turistica. L’aiuto allo sviluppo dei paesi visitati è un falso alibi: a parte che solo una minima quota del costo del viaggio va al paese ospitante, si contribuisce alla corruzione della cultura e del tessuto sociale delle popolazioni visitate; inoltre, anche gli ambienti naturali soggetti a “turismo” non possono non subire un progressivo degrado.

Andando a toccare argomenti più “pesanti” dal punto di vista del modello di sviluppo in auge, e quindi sempre più mistificati, parliamo del MITO del secolo XX: l’automobile. Qui la truffa non ha limiti, né di tempo né di quantità di raggirati. L’automobile è tra i principali responsabili delle catastrofi ambientali prossime annunciate e dell’aumento esponenziale delle malattie respiratorie nei centri urbani (soprattutto per i bambini). Questo suo potenziale tossico e negativo viene utilizzato costantemente per spingere i consumatori (noi tutti) ad aggiornare periodicamente il parco auto, in modo da permettere ad un’industria (altrimenti agonizzante) di rimanere florida. Perché comprare un’auto nuova? Visto che non è più sufficiente (dati i costi del prodotto da vendere) il battage pubblicitario, si ricorre alla coercizione: se non si ha l’ultimo modello non si circola nei giorni di chiusura al traffico, addirittura non si circola in certe aree e così via.

                                                                                               foto   da: http://www.ilblogdeimotori.com

Stesso discorso è stato fatto con l’introduzione delle marmitte catalitiche (ricordate? Ci dicevano che così si sarebbero risolti i problemi legati alla qualità dell’aria, e infatti sono aumentati notevolmente gli inquinanti cancerogeni (benzene, idrocarburi policiclici aromatici) però effettivamente il piombo non c’è più (solo che il piombo era sì velenoso, ma non cancerogeno). Insomma, euro 4 inquina meno di euro 3 e così via, nessuno dice che bruciare combustibili fossili inquina sempre e comunque, e quindi…

foto da http://altrenotizie.org/alt/images/news/nucle.jpg

Procediamo nella scalata ai temi più importanti per il sistema economico e arriviamo alla questione energetica e, tema attualissimo, alle centrali nucleari. Su questa tema la mistificazione ha raggiunto livelli ammirevoli (e aberranti): dopo anni di bombardamento mediatico sul riscaldamento globale, la dipendenza dal petrolio e l’innocuità delle nuove centrali nucleari si è arrivati alla stoccata finale: le centrali nucleari si devono fare! Non ci sono alternative. E una popolazione stanca, distratta e (diciamolo) in gran parte ignorante è pronta a comprare il prodotto; comprare è la parola giusta, dato che le centrali si costruiranno con i nostri soldi! Ma dov’è “l’imbroglio”? I problemi relativi allo smaltimento delle scorie radioattive sono sempre irrisolti, le centrali nucleari utilizzano uranio (che l’Italia non ha, quindi la dipendenza dal petrolio diviene dipendenza dall’uranio) e, soprattutto, 4-5 centrali nucleari produrrebbero (tra 15 anni, se va bene) non più del 10% del fabbisogno energetico italiano.

In compenso pagheremo vagonate di soldi ai soliti “amici degli amici” per progetti e (forse) realizzazioni. Forse, perché il sospetto che ciò che conti è pagare i progetti (il ponte sullo Stretto insegna) senza poi procedere con la realizzazione è molto forte. Con pari investimenti si potrebbero dotare gran parte delle abitazioni, fuori dai centri storici, di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua; si avrebbe un risparmio superiore al citato 10% dei consumi previsti, non si creerebbero grossi problemi ambientali (e di ordine pubblico…) ma, questo è vero, le vagonate di soldi cambierebbero binari… ”                                   

 Ecologia”, foto di Danilo Prudêncio  Silva tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Ecologia.jp

Giungiamo infine alla summa di tutti gli “imbrogli ecologici”: lo sviluppo sostenibile. Tutti i movimenti ambientalisti, i partiti più o meno verdi e, oramai, persino i partiti di governo ripetono ai quattro venti che occorre attuare lo sviluppo sostenibile. Quale inganno! Sviluppo equivale, nel lessico politico e comune, a sviluppo economico; come si può pensare ad uno sviluppo ulteriore, che non avrebbe mai fine (pena lo spettro della recessione), utilizzando risorse finite? Senza contare i popoli che questo sviluppo lo hanno da poco iniziato o ancora lo devono iniziare. Le tecnologie sempre più sofisticate e meno inquinanti non attenuano i danni prodotti da un modello economico basato sul consumismo e sull’esaurimento progressivo delle risorse naturali. Lo sviluppo sostenibile è solo uno slogan
finalizzato a mantenere i profitti e ad evitare il cambiamento delle abitudini, per questo è esattamente ciò che la popolazione vuole sentire: si può continuare così, basta solo qualche piccolo aggiustamento di rotta(come dice Beppe Grillo: “verso la catastrofe con ottimismo”).

 

Coltivare la terra in armonia con il cielo…

intervista al dott.Pippo La Terra, pioniere dell’agricoltura biodinamica a Ragusa,la teoria di Rudolf Steiner alla base della pratica dell’agricoltura biodinamica>

Coltivare la terra in armonia con il cielo…

di Pippo Palazzolo

Incontriamo il dott. Pippo La Terra, titolare delle aziende agricole “Le Lanterne” e “La Castellana”, per una di quelle coincidenze “non casuali” della vita, in un tranquillo pomeriggio d’autunno, a Marina di Ragusa. Scambio di saluti e…perché non far conoscere ai lettori di “Le Ali di Ermes” la sua esperienza? Così è nata questa intervista “informale” con uno dei pionieri dell’agricoltura biodinamica a Ragusa.

D. Dott. La Terra, cosa si intende per “agricoltura biodinamica”?

Dott. Pippo La Terra

E’ un tipo di agricoltura basata sui principi di Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, che ha lasciato importanti opere sia nel campo dell’agricoltura che della pedagogia (sono famose le “scuole steineriane”). Steiner, già nel 1923, denunciò la “nuova” agricoltura, basata sulla costrizione degli animali di allevamento, forzati a diventare carnivori e “cannibali”.

D. In cosa si differenzia l’agricoltura biodinamica da quella biologica?

In entrambe c’è sicuramente il rispetto per la natura e per i suoi ritmi. L’agricoltura biodinamica interviene solo per favorire una migliore qualità dei prodotti, con l’utilizzo di preparati biodinamici: da spruzzo (il “cornosilice”) e da concime (il “cornoletame”, trattato secondo il calendario astrale delle semine,  della svizzera Maria Thun. Il cosiddetto “cumulo” che si utilizza, è per il 50 % letame fresco e per l’altro 50 % paglia, che vengono mischiati; ha una dimensione di un metro e mezzo per due. Vi si aggiunge corteccia di quercia, camomilla, achillea, valeriana dinamizzata, equiseto e tarassaco.

D. Nell’agricoltura biodinamica, quindi, si tiene conto delle posizioni di tutti i pianeti e non solo delle fasi lunari, come avveniva nell’agricoltura tradizionale? 

Sì, la Luna viene considerata uno “specchio” dei pianeti.

D. Questa teoria mi fa venire in mente Madame Blavatski, per la quale la Luna aveva un ridotto valore, quasi solo…un buco! Ciò ha a che fare con le origini teosofiche di Steiner? 

Sì, Steiner è stato un teosofo; si è staccato dalla Blavatski solo per una diversa valutazione della figura di Gesù, che per lui è centrale. 

 

Rudolf Steiner

“Nel caso di animali totalmente erbivori come le mucche, il corpo dell’animale possiede particolari forze (…che i carnivori non hanno!) che gli consentono di trasformare i vegetali in carne. Ora, se si alimenta la mucca con mangimi di origine animale si ottiene una “resa migliore” in quanto il corpo dell’animale non è più costretto a fare sforzi per trasformare l’erba in carne! Ma sorge il pressante quesito: cosa fanno quelle forze particolari, che sono in grado di trasformare i vegetali in carne, ora che la mucca si ciba direttamente di carne? Queste forze continuano ad esistere e ad agire, producendo sostanze dannose per l’organismo. In particolare esse producono acido urico e cristalli di sali di urea che si depositano principalmente sul sistema nervoso e nel cervello della mucca che, come conseguenza di ciò, impazzisce.”

Da un discorso di Rudolf Steiner, Dornach (Basilea) 13.1.1923

D. Da quanto tempo opera nell’agricoltura biodinamica?

Dai primi anni ’90. Oltre alla mia, ci sono diverse aziende agricole biodinamiche, in provincia di Ragusa, come l’azienda “Arte/Orto”, dei f.lli Zisa, a S.Croce Camerina. La più grande è forse l'”Agrilatina” di Sabaudia (Latina), di ben 200 ettari. C’è da dire che un impulso a questo tipo di agricoltura è stato dato dalla Comunità Europea, poiché con il Regolamento CEE n.2092 del 1991 si contempla anche l’agricoltura biodinamica. Per l’agricoltura biologica, vengono previsti una serie di controlli che vanno dal metodo di coltivazione alle etichettature, rilasciate da appositi organismi nazionali pubblici. In più, per l’agricoltura biodinamica, c’è l’obbligo di sottoporsi a controllo da parte dell’Associazione “Demeter”, che impone l’applicazione dei preparati biodinamici.

D. Ma è conveniente, in termini economici, praticare l’agricoltura biodinamica?

Certamente. Basta fare un semplice calcolo: anche se i prodotti utilizzati hanno un costo iniziale di tre o quattro volte maggiore di quelli dell’agricoltura tradizionale, nell’arco di due o tre  anni un’azienda sarà in grado di continuare a produrre con il 40% circa di costi di produzione in meno, non dovendo ricorrere ai costosi (oltre che nocivi) prodotti chimici.

D. Cosa possiamo consigliare a chi volesse saperne di più? 

Ci sono degli ottimi libri su questa materia, da quello classico di Rudolf Steiner, “Impulsi scientifici e spirituali per lo sviluppo dell’agricoltura”, a quelli di Pfeiffer, “La fertilità della Terra”, di Merkenz, “L’’orto biologico” e di Alex Podoliski, “Lezioni di agricoltura biodinamica”.

Marina di Ragusa – tramonto

Il Sole è già sceso sul mare, siamo al tramonto. Non ci resta che congedarci dall’amico Pippo La Terra, ringraziandolo per la gentilezza con cui ci ha dato queste interessanti informazioni.

Forse, è ancora possibile un’agricoltura in cui la Terra continui ad essere in armonia con il Cielo…

Pippo Palazzolo

Per approfondimenti su questo tema, consigliamo anche l’ottimo sito Agricoltura Biodinamica.it

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L’abuso di sé

immagine tratta da: http://usuarios.iponet.es/casinada/

L’ABUSO DI SE STESSI NELLA RICERCA DELL’APPROVAZIONE

di
Pina Pittari

Cosa è l’’abuso?

Citando letteralmente il Vocabolario della lingua italiana Treccani, l’’abuso viene definito come: ““…Cattivo uso, uso eccessivo, smodato, illegittimo di una cosa, di un’’autorità. In particolare nel diritto si definiscono abuso varie ipotesi di reato o di illeciti che hanno come elemento comune l’’uso illegittimo di una cosa o l’’esercizio illegittimo di un potere”.”

Nella definizione sopra indicata, l’’abuso di se stessi si racchiude nell’espressione: “…l’’esercizio illegittimo di un potere”, quello che esercitiamo su di noi stessi “illegittimamente”. Visto solo così sembra un pò difficile capire nella sua completa estensione cosa è l’’abuso di se stessi. Per espandere il concetto ci possiamo domandare quale è l’’opposto di abuso, e sarete d’’accordo che questo si potrebbe definire come rispetto, perciò possiamo dedurre che se non c’’è rispetto ci può essere l’’abuso: qualcuno, noi stessi, va oltre le “frontiere”.

E queste “frontiere” alle quale mi riferisco, chi le stabilisce, come sapere dove iniziano, come si fissano? Esse sono i limiti imposti da noi stessi per preservare la legittimità delle nostre azioni nei nostri confronti. Sicuramente la misura dei limiti sarà diversa per ciascuno di noi e molte volte nemmeno siamo molto consapevoli della sua esistenza o della necessità di “stabilirla”.

Gli atteggiamenti o le azioni di abuso di se stessi possono coesistere in noi da tanti anni, che ci sembrano naturali, parte di noi, tanto come possono essere le nostre braccia o mani, nemmeno ci soffermiamo a riflettere che essi siano abusi.

immagine tratta da: www.ff.ul.pt/~atlopes/ DROG.htm

Esempi tipici di abusi di se stessi e conseguenze:

Dire SI quando vogliamo dire NO. Qui entriamo nella famosa storia di accontentare qualcuno: comunque, cosa mi costa?” Costa il prezzo di quello che sacrifichiamo di noi stessi, e poi paghiamo questa fattura in diverse forme: ammalandoci, rinchiudendoci, oppure infliggendoci qualche altro tipo di maltrattamento, come quelli descritti nel punto che segue. In questo caso ci sentiamo vittima di qualcuno che indichiamo come il nostro carnefice.

Maltrattamento fisico con l’’eccesso di: cibo, alcol, droghe, dipendenze farmacologiche (ansiolitici, antidepressivi, ecc.), giochi d’azzardo, sigarette, lavoro, ecc. Questo ci porta sensi di colpa, depressione, stabilire rapporti di dipendenza, bassa autostima e alimenta il circolo vizioso di ricorrere ancora una volta al tipo di “abuso scelto”, diminuendo sempre di più davanti ai nostri occhi il nostro valore, la stima di noi stessi.

Molte volte entriamo in questo tipo di abuso quando non siamo le persone che i nostri genitori ci hanno fatto pensare che “volevano come figli”. Ci sentiamo colpevoli di non essere quello che loro “aspettavano” e nella consapevolezza di non riuscire a trasformarci, ci sentiamo in un labirinto senza uscita, non degni. Può anche succedere che ci sforziamo di “essere quello che loro vogliono” e nel negare noi stessi prendiamo impegni per compiacere loro, perdiamo forze facendo quello che non ci piace o non siamo portati a fare, avendo come conseguenza l’’inevitabile fallimento o la nostra insoddisfazione, per entrare nel circolo vizioso della colpa – maltrattattamento – depressione.

Cosa cerchiamo con questi atteggiamenti?

Certo che non è una scelta consapevole quella di abusare di se stessi, sono azioni/atteggiamenti che si scelgono” nella speranza di avere qualcosa in cambio, che viene sempre interpretata come una forma d’’amore, come: l’’approvazione, il riconoscimento. Invece di essere,  facciamo, per avere l’’approvazione, l’’attenzione, un poco “d’’amore”. 

Come impariamo ad abusare di noi stessi?

Per capire meglio questo meccanismo rivediamo tutto dal momento della nascita: siamo toccati, manipolati, senza che nessuno ci chieda se siamo disposti o meno a tutto quello che accade dal momento stesso della nostra uscita dal ventre materno. Ancora oggi non tutti quelli che sono coinvolti in un parto hanno coscienza che il neonato è un persona completa che percepisce, sente, che registra assolutamente tutto quello che sta accadendo, e questo può portarli a non essere abbastanza amorevoli nel gestire le loro azioni; molte volte c’’è anche fretta…la manipolazione del neonato viene fatta senza tutta la cura che ci vorrebbe. Il cordone si taglia prima che sia il suo momento (quando smette di battere), la temperatura ambiente non è la più adeguata, la bilancia dove si pesa il bambino troppo fredda, e così via. Tanti elementi sconosciuti che invadono il corpo, lo spazio di questo essere: il neonato. Immaginiamo che, oltre a tutto questo, può anche darsi il caso di non essere del sesso che i genitori preferivano, o l’’arrivo nel momento inopportuno, nelle circostanze difficili, basta questo per sentire che c’’è qualcosa in noi che non va, e ci sentiamo rifiutati, crediamo che per essere amati dovevamo essere quello che abbiamo capito che volevano.

Durante l’infanzia dipendiamo dalle attenzioni dei nostri genitori o delle persone che si prendono cura di noi. Siamo allattati, puliti e vestiti al modo come viene determinato da loro. Quante volte si sostituisce il desiderio d’’amore/calore/braccia per un biberon? Sicuramente tante! Ecco qui solo uno degli esempi di sostituzione di quello che veramente volevamo con un altra cosa che almeno ci fa capire che riceviamo una certa attenzione, ma era veramente fame? Forse no… Così il tempo passa e continua la sostituzione dell’’amore con dolci, cioccolata, giocattoli…se ti mangi la minestra ti compro il giocattolo che vuoi, se la smetti di saltare ti voglio bene, devi fare il buono. Il tempo continua a passare e poi noi stessi ci prendiamo cura di riempirci di cibo o cose, cercando l’’amore. Mangiamo, fumiamo o abusiamo dell’’alcol senza limiti, ecco allora che non sappiamo capire i limiti (frontiere) del nostro corpo, questi difficilmente abbiamo imparato ad ascoltarli e nemmeno le nostre emozioni: trattiamo l’’ansia come se fosse fame, abbiamo bisogno di una sigaretta se siamo tesi, invece di cercare la soluzione a quello che ci mantiene tesi e così via.

Certo che questi comportamenti ci portano a farci del male, ingrassare, alcolizzarci, assumere droghe…la nostra autostima è danneggiata, la nostra difficoltà a stabilire le frontiere con noi stessi, ci sopraffa.

Durante la nostra infanzia ci sentiamo coinvolti con i rapporti dei nostri genitori e non sappiamo separare bene se siamo responsabili o meno di quello che accade; infatti, è un periodo nel quale crediamo che il mondo intero gira intorno a noi, siamo al centro della vita di tutti quelli che ci circondano, se vediamo soffrire uno dei nostri genitori, prendiamo posizione contro quello “responsabile” della sofferenza e cerchiamo di sostenere il sofferente, momenti ben precisi dove i ruoli si confondono ed essendo un(a) bambino(a), esce l’’adulto che è in noi per “sostenere” il bisognoso; comunque, essere buono è la consegna…ma chi sa, forse sono io il (la) colpevole della sofferenza di mia madre? Ho colpa! Sono cattivo! Debbo fare il buono! Una esperienza come questa ci può portare a stabilire rapporti dove pensiamo di essere i “forti” e l’’altro è una persona che ha “bisogno” di noi e che ci amerà perché “faremo i buoni”, sostenendoli nella loro debolezza, dimenticando in questo modo noi stessi, quello che vogliamo nella nostra vita, quello che ci fa felici… Saremo disposti a fare “sacrifici” e dopo presenteremo la fattura: tu mi devi il fatto che io abbia abbandonato quello che tanto volevo fare, non valuti quello che faccio per te, non mi approvi…e così via. Siamo andati oltre i nostri limiti, abbiamo infranto la frontiera del rispetto e abusato di noi stessi nel sottomettere la nostra espressione al bisogno d’’altri, cercando il loro “amore”, la loro approvazione.

Questo comportamento ci può portare a situazioni di difficoltà nello stabilire le nostre frontiere, anche nei rapporti meno intimi, come per esempio quelli di lavoro, ci può portare ad accettare condizioni di lavoro impegnative, con entrate non soddisfacenti, sperando in questi casi di essere almeno riconosciuti nelle nostre capacità e lusingati, senz’’altro l’’abuso è un aspetto che ci fa avere una autostima bassa e crea difficoltà a stabilire rapporti chiari, siano essi intimi o meno.

 Come mettere frontiere all’abuso?

Il problema, dopo tanti anni d’abuso, è come capire quali sono le nostre frontiere e, una volta capite, fissarle. Per capire questo, molte volte è necessario approfondire la conoscenza di noi stessi, attraverso qualche tecnica terapeutica, come il rebirthing, la psicoanalisi, la meditazione, ecc. Dopo di che bisogna accettarsi, essere se stessi, affermare il diritto di essere se stessi, la persona che si è, smettere di voler essere quello che altri aspettavano che fossi, fare per il piacere di essere e non per compiacere qualcuno, approvarsi e riconoscersi.

Questo certe volte ci può portare a dire NO alle persone care, ma è l’’esercizio della libertà di essere se stessi e tutti abbiamo questo diritto. Mettere le frontiere, rispettarle e farle rispettare ci può prendere tempo, specialmente in quei casi dove la dipendenza è presente (droghe, cibo…), ma è possibile, bisogna lavorarci con gli strumenti e l’’appoggio adeguato, che esistono e sono accessibili. 

Pina Pittari

marzo 2005 

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Altri articoli di Pina Pittari su questo sito:

“Il tuo più grande amico o nemico? Te stesso!” ,
“Rebirthing, un modo per divenire consapevoli e ri-creare la vita”,
“Quale aspetto della tua vita ha per te più importanza?”,
“Avrei il mondo ai miei piedi, se solo fossi…” e “La respirazione, ovvia ma potente”.

dott.ssa Pina Pittari

La dott.ssa Pina Pittari, italo-venezuelana, è una Rebirther, formatasi con Maria Luisa Becerra, Carlos Fraga, Bob Mandel e Patrice Ellequain. E’ anche specializzata nell’utilizzo dei Fiori di Bach e in altre tecniche di sviluppo personale. Dal 2002 vive in Italia, a Ragusa. 

 

 

Per consultazioni, anche on-line, con la dott.ssa Pittari scrivere a: pinapittari@hotmail.com

Il Rebirthing

articolo introduttivo al rebirthing; efficacia del respiro consapevole, del perdono e delle affermazioni positive

REBIRTHING: UN MODO PER DIVENIRE CONSAPEVOLI E RI-CREARE LA VITA

di Pina Pittari

Oggi giorno possiamo contare su informazioni affidabili sul modo in cui i pensieri che abbiamo su noi stessi, la vita, i rapporti, ecc., possono limitarci o aprire per noi le porte del successo; specialmente, quando questi pensieri si trasformano in credenze inconsce, possiamo arrivare ad essere prigionieri del fallimento o virtuosi del successo.

La nascita è il nostro primo successo, è la nostra prima uscita. Durante il periodo precedente alla nascita, dal momento del concepimento, durante la gestazione e nella stessa nascita, sperimentiamo tante emozioni e pensieri i quali, fino a quando non diventeranno coscienti, determineranno la nostra vita in un modo involontario. La nostra tendenza è a ripetere inconsciamente il modello della nascita in tutti i momenti cruciale della nostra vita: studiare, lavorare, sposarsi o divorziare, ecc., ripetendo il ciclo: concepimento, gestazione e uscita, associata alla nascita.

Scoprire queste emozioni e pensieri inconsci, ci permette di vedere la vita in
un modo diverso; cambia il concetto che abbiamo di noi stessi, aumentando la nostra autostima; cambia il nostro sistema di credenze sulle circostanze che circondano la nostra vita, incita la volontà ad affrontare i cambiamenti e attuarli in un modo più cosciente, rendendoci così una migliore qualità di vita. Il Rebirthing è un processo che ci permette di ottenere tutto questo.

Il Rebirthing è stato creato e sviluppato da Leonard Orr, 25 anni fa. È un processo che utilizza la Respirazione Cosciente, il Pensiero Creativo e il
Perdono.

La respirazione rende cosciente, libera e trasforma le emozioni e i pensieri che ci limitano, che sono stati scolpiti durante il periodo di gestazione, nascita e infanzia, dando luogo a un nuovo modo di pensare, alla volontà ed energia necessaria per avviare e attuare i cambiamenti che ci porteranno a vivere una vita più ricca, gradevole e soddisfacente. La respirazione ci collega con il nostro desiderio e impulso di vivere. Possiamo passare giorni senza ingerire alimenti, ma solo secondi senza respirare.

Il Pensiero Creativo, si riferisce alla capacità che abbiamo di creare la realtà con il nostro pensiero, così come pensiamo che siano le cose, agiamo e si manifesta il risultato. La Programmazione Neuro Linguistica ha apportato, in questo campo, informazioni molto importanti: sappiamo che cambiando nella nostra mente una immagine negativa con una positiva, il cervello inserisce la nuova immagine come reale e genera tutto ciò che c´è bisogno per agire in un modo che ci porterà ad acquisire l´immagine positiva proiettata. Nel Rebirthing utilizziamo questa capacità creativa per cambiare il sistema di credenze, specialmente attraverso la scrittura di frasi positive.

Il Perdono è l´altro elemento importante, è la chiave che ci libera. Una volta che abbiamo perdonato, possiamo vedere le situazioni e le persone coinvolte senza giudicare, possiamo capire e assumere la nostra responsabilità in quello che è accaduto e possiamo riconoscere noi stessi come persone attive e non vittime, che in un momento determinato abbiamo fatto scelte che hanno contribuito a condurre le cose nel modo in cui sono avvenute. In questo processo del perdono, scopriamo che la prima persona alla quale dobbiamo perdonare è a noi stessi. Come ho accennato, il perdono ci collega con il nostro potere personale, significando questo la capacità che abbiamo di agire davanti alle diverse situazioni della nostra vita, permettendo di fare svanire il sentirsi vittima.

La nostra nascita influisce grandemente sul modo di avviare i nostri rapporti, tanto con le persone come con il mondo in generale. Stabiliamo i rapporti nel modo in cui è stato il nostro copione di nascita. I parti, incluso quelli chiamati “normali”, apportano un loro proprio copione di nascita. I nati con parto “normale”, usualmente sono persone che sentono loro vita un poco noiosa, come se non succedesse nulla di interessante, la vedono come abituale, non si sentono importanti e in questo modo stabiliscono il loro rapporto con il mondo. Un altro esempio che ha un grande contrasto con quello appena accennato, è la nascita con il forcipe, nel quale tanto la mamma come il bimbo sperimentano molto dolore. Le persone che sono nate con il forcipe, in genere, stabiliscono rapporti fondati sulla colpa, per loro è molto difficile concludere un ciclo, tanto nei rapporti come con tutto quello che iniziano; agiscono di tal modo la loro vita, che provano situazioni di grande dolore. Il domandare aiuto viene loro difficile, giacché l´aiuto inconsciamente gli fa ricordare il forcipe della nascita. Prendere coscienza dei propri copioni della nascita ci permette di fare le scelte di vita in un modo diverso, e questa diventerà pure diversa. Lasciando indietro i traumi della nascita, possiamo avere un migliore rapporto con il mondo che ci circonda.

Il Rebirthing è un processo che ci porta a scoprire chi siamo veramente, ad agire nella vita con potere e non come vittime, a stabilire un migliore rapporto con noi stessi e, perciò, a migliorare il nostro rapporto con gli altri; ci permette di scoprire che siamo degli esseri completi e con potenzialità illimitate.

Pina Pittari

Versione in spagnolo

Altri articoli di Pina Pittari su questo sito: “La respirazione, ovvia ma potente”, “Il tuo più grande amico o nemico? Te stesso!”, “Quale aspetto della tua vita ha per te più importanza?”, “Avrei il mondo ai miei piedi se solo fossi…” (sull’autostima), “L’abuso di sé nella ricerca dell’approvazione”.

 

La dott.ssa Pina Pittari, italo-venezuelana, è una Rebirther, formatasi con Maria Luisa Becerra, Carlos Fraga, Bob Mandel e Patrice Ellequain. E’ anche specializzata nell’utilizzo dei Fiori di Bach e in altre tecniche di sviluppo personale. Dal 2002 vive in Italia, a Ragusa.

Per consultazioni, anche on-line, con la dott.ssa Pittari scrivere a
pinapittari@hotmail.com

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