L’imbroglio ecologico

di Cosimo Alberto Russo

 

Dario Paccino, in una foto del 1985 tratta da: http://scaloni.it/popinga

“L’imbroglio ecologico” era il titolo di un saggio pubblicato da Dario Paccino nel 1972; Dario Paccino era innanzitutto un grande uomo di cultura, giornalista professionista dal 1940, autore di numerosi saggi, che aveva colto in pieno le ripercussioni delle nascenti teorie ecologiste sul modello sociale, ma ancor più aveva visto come queste teorie venissero svuotate ed adattate a vantaggio del sistema esistente. All’epoca il suo saggio segnò ulteriormente la distanza tra ecologismo e marxismo, sottolineando in realtà una contrapposizione tra ideologie con presupposti culturali decisamente diversi: da un lato l’ecocentrismo, dall’altro l’antropocentrismo.

Oggi che le ideologie hanno perso quota e si ha un approccio ai problemi forse più legato al “buon senso” (nei casi migliori) o all’utilitarismo strumentale senza remore (nella maggior parte delle situazioni), si può ripensare ai temi dell’ambiente e dell’ecologia in termini più oggettivi (se si utilizza il buon senso…).

Il tema dell’ambiente entra prepotentemente nelle agende politico – socio – economiche di tutti i governi, nonostante si tenti continuamente di nasconderlo ed accantonarlo sperando che tocchi alle generazioni future occuparsene; lo stesso tema è anche molto lontano dal pensiero e dalle esigenze delle popolazioni “benestanti”, sia perché non ha ancora colpito il loro benessere, sia perché una continua e profonda azione di convincimento culturale le ha portate ad un progressivo rapido allontanamento dai valori legati all’ambiente (esempio, il mare: non è più importante che sia pulito, silenzioso, “spirituale”; ciò che conta è che sia occasione di svago simile a quello cittadino, quindi affollato, “riempito” dalla musica, consumistico…al limite non importa più neanche che ci sia, il mare).

Appare evidente, quindi, che il tentativo del sistema socio economico è quello di svuotare di significato i problemi  legati al degrado ambientale ed anzi utilizzarli per il mantenimento stesso del sistema, convincendo la gente (che non aspetta altro…) che i problemi ci sono, ma si risolvono senza dover cambiare nulla del proprio stile di vita.

Poiché è più importante dare indicazioni ed esempi chiari e dettagliati, piuttosto che trattare argomenti generici, pur teoricamente necessari, verranno elencati pochi ed esemplificativi casi di “imbroglio ecologico”.

foto da http://www.grillonews.com/content/view/115/6

Il primo riguarda proprio il mare. Come vengono indicate le zone balneari (termine già “raccapricciante” – il mare è solo strumento di balneazione) cosiddette “pulite”? Con le Bandiere blu! Chiunque abbia mantenuto un minimo di consapevolezza, leggendo l’elenco delle bandiere blu non si sognerebbe mai di considerare quelle zone come le più attraenti dal punto di vista naturale. Ed infatti la “bandiera blu” non tiene conto dell’integrità naturale del luogo, ma di ben altri parametri (servizi fruibili – cioè possibilità di consumare facilmente, senza dover  “faticare”, la merce in questione, cioè il mare). Così troviamo la bandiera blu assegnata a Pozzallo…

Al di là dell’imbroglio ecologico, è ancor più grave l’inganno culturale, che ci spinge ad accettare e riconoscersi nel ruolo di semplici consumatori anche di ciò che merce non è, o non dovrebbe essere.

E che dire dei “pacchetti” di turismo ecologico, interpretato come una attività equa e responsabile, proposti sempre più spesso dalle agenzie di viaggio? In realtà si tratta solo di un escamotage per aiutare un settore (quello del turismo di massa) che calamita giustamente critiche sempre più pesanti dai settori meno legati all’economia turistica. L’aiuto allo sviluppo dei paesi visitati è un falso alibi: a parte che solo una minima quota del costo del viaggio va al paese ospitante, si contribuisce alla corruzione della cultura e del tessuto sociale delle popolazioni visitate; inoltre, anche gli ambienti naturali soggetti a “turismo” non possono non subire un progressivo degrado.

Andando a toccare argomenti più “pesanti” dal punto di vista del modello di sviluppo in auge, e quindi sempre più mistificati, parliamo del MITO del secolo XX: l’automobile. Qui la truffa non ha limiti, né di tempo né di quantità di raggirati. L’automobile è tra i principali responsabili delle catastrofi ambientali prossime annunciate e dell’aumento esponenziale delle malattie respiratorie nei centri urbani (soprattutto per i bambini). Questo suo potenziale tossico e negativo viene utilizzato costantemente per spingere i consumatori (noi tutti) ad aggiornare periodicamente il parco auto, in modo da permettere ad un’industria (altrimenti agonizzante) di rimanere florida. Perché comprare un’auto nuova? Visto che non è più sufficiente (dati i costi del prodotto da vendere) il battage pubblicitario, si ricorre alla coercizione: se non si ha l’ultimo modello non si circola nei giorni di chiusura al traffico, addirittura non si circola in certe aree e così via.

                                                                                               foto   da: http://www.ilblogdeimotori.com

Stesso discorso è stato fatto con l’introduzione delle marmitte catalitiche (ricordate? Ci dicevano che così si sarebbero risolti i problemi legati alla qualità dell’aria, e infatti sono aumentati notevolmente gli inquinanti cancerogeni (benzene, idrocarburi policiclici aromatici) però effettivamente il piombo non c’è più (solo che il piombo era sì velenoso, ma non cancerogeno). Insomma, euro 4 inquina meno di euro 3 e così via, nessuno dice che bruciare combustibili fossili inquina sempre e comunque, e quindi…

foto da http://altrenotizie.org/alt/images/news/nucle.jpg

Procediamo nella scalata ai temi più importanti per il sistema economico e arriviamo alla questione energetica e, tema attualissimo, alle centrali nucleari. Su questa tema la mistificazione ha raggiunto livelli ammirevoli (e aberranti): dopo anni di bombardamento mediatico sul riscaldamento globale, la dipendenza dal petrolio e l’innocuità delle nuove centrali nucleari si è arrivati alla stoccata finale: le centrali nucleari si devono fare! Non ci sono alternative. E una popolazione stanca, distratta e (diciamolo) in gran parte ignorante è pronta a comprare il prodotto; comprare è la parola giusta, dato che le centrali si costruiranno con i nostri soldi! Ma dov’è “l’imbroglio”? I problemi relativi allo smaltimento delle scorie radioattive sono sempre irrisolti, le centrali nucleari utilizzano uranio (che l’Italia non ha, quindi la dipendenza dal petrolio diviene dipendenza dall’uranio) e, soprattutto, 4-5 centrali nucleari produrrebbero (tra 15 anni, se va bene) non più del 10% del fabbisogno energetico italiano.

In compenso pagheremo vagonate di soldi ai soliti “amici degli amici” per progetti e (forse) realizzazioni. Forse, perché il sospetto che ciò che conti è pagare i progetti (il ponte sullo Stretto insegna) senza poi procedere con la realizzazione è molto forte. Con pari investimenti si potrebbero dotare gran parte delle abitazioni, fuori dai centri storici, di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua; si avrebbe un risparmio superiore al citato 10% dei consumi previsti, non si creerebbero grossi problemi ambientali (e di ordine pubblico…) ma, questo è vero, le vagonate di soldi cambierebbero binari… ”                                   

 Ecologia”, foto di Danilo Prudêncio  Silva tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Ecologia.jp

Giungiamo infine alla summa di tutti gli “imbrogli ecologici”: lo sviluppo sostenibile. Tutti i movimenti ambientalisti, i partiti più o meno verdi e, oramai, persino i partiti di governo ripetono ai quattro venti che occorre attuare lo sviluppo sostenibile. Quale inganno! Sviluppo equivale, nel lessico politico e comune, a sviluppo economico; come si può pensare ad uno sviluppo ulteriore, che non avrebbe mai fine (pena lo spettro della recessione), utilizzando risorse finite? Senza contare i popoli che questo sviluppo lo hanno da poco iniziato o ancora lo devono iniziare. Le tecnologie sempre più sofisticate e meno inquinanti non attenuano i danni prodotti da un modello economico basato sul consumismo e sull’esaurimento progressivo delle risorse naturali. Lo sviluppo sostenibile è solo uno slogan
finalizzato a mantenere i profitti e ad evitare il cambiamento delle abitudini, per questo è esattamente ciò che la popolazione vuole sentire: si può continuare così, basta solo qualche piccolo aggiustamento di rotta(come dice Beppe Grillo: “verso la catastrofe con ottimismo”).

 

amicizia e autostima

articolo di Pina Pittari sull’autostima e le relazioni di amicizia

 

Il tuo più grande amico o nemico? Te stesso!

di Pina Pittari

 

Questo articolo tratta dell’’autostima e dell’’essere amici di se stessi, anzi: il miglior amico.

Non è del tutto facile osservarsi, ma vale la pena fare uno sforzo e, per questo, t’’invito a prenderti alcuni minuti di riflessione e riconoscere il grado d’’intimità che hai nel rapporto con te stesso.

Forse alcune volte potrai identificarti come amicoin altri momenti e circostanze come conoscente e, perché no?, anche scoprire di avere agito nei tuoi confronti come nemico. Per facilitarti questa riflessione ti offro alcuni spunti.

Per me un amico è qualcuno che  ti dà la mano in un momento di difficoltà, una parola di sostegno quando ne hai bisogno; ti può anche dire in faccia quello che pensa di te o di quello che hai fatto per farti reagire; condivide con te momenti felici o di
divertimento. …Insomma, un amico è colui con il quale puoi condividere momenti brutti o felici, uno su cui puoi contare, a cui racconti i fatti tuoi e ascolti quelli suoi, lo sostieni e ti sostiene…c’’è intimità, ti vuole bene, ti accetta come sei.

Ti riconosci in un rapporto intimo di amicizia con te stesso? Con quale intensità e accettazione?

Un conoscente invece è qualcuno con cui condividi alcuni momenti della tua vita, ma senza intimità. Non conosci bene cosa sente, né come pensa veramente, le maschere sociali sono sul volto e si accomodano in rapporti cordiali ma superficiali, l’’accettazione è legata al rispetto delle norme sociali. In che grado tratti te stesso in questo modo? Rifletti un poco su quanto ti permetti di vederti senza maschere, di guardare le tue ombre e portarvi luce, di chiederti se pensi in un modo, senti in un altro e agisci in un altro ancora, totalmente diverso rispetto a come pensavi e/o sentivi.

Un “nemico” è quello che sa qualcosa di te, forse conosce solo le tue ombre e le utilizza per ferirti, non gli interessa conoscerti nella tua totalità, ti nega qualsiasi opportunità,  ti segnala come colpevole delle sue disgrazie, vuole distruggere qualsiasi
gioia che puoi avere, ti blocca la strada del successo o le tue iniziative, ti maltratta se può, ti alimenta i vizi… E’’ qualcuno che non ti vuole bene, non ti accetta, ti scoraggia, ti induce a fare cose che ti fanno male. 
Hai agito qualche volta in questo modo verso di te? In che grado?

La cosa che di più colpisce è che, senza renderci veramente conto, con molta frequenza ci comportiamo con noi stessi, alternativamente, come amici-conoscenti-nemici.

Osservare i tuoi rapporti interpersonali può fare chiarezza su questo tema, giacché cosi come stabiliamo rapporti al nostro interno, lo facciamo all’’esterno. Mi auguro che ne trovi di più simili ai primi due e, più raramente, al terzo tipo! Questo modo di osservare sarà utile poiché ti permetterà di individuare, come in uno specchio, quello che non riusciamo a vedere in noi stessi….

Pensa per un attimo alle persone con le quali condividi un “rapporto di amicizia” e guarda bene come gestisci i diversi tipi di rapporti. Fai un elenco di quelli che consideri amici, un altro dei conoscenti e per ultimo, i “non tanto amici”: con certe sfumature, il “nemico” lo vediamo sempre nelle incomprensioni di quelle persone che ci stanno attorno, sperimentando sentimenti dall’’AMORE all’’ODIO, passando nei rapporti con queste persone dal quasi-equilibrio allo squilibrio, per cercare di tornare al quasi-equilibrio.

Che tipo di rapporti interpersonali stabilisci? Quale è lo scambio in essi?

Quando non ci stimiamo, noi non ci accettiamo e siamo diffidenti verso noi stessi; facilmente possiamo stabilire all’esterno rapporti di dipendenza. Un indizio di ciò può essere la frequenza con la quale aspettiamo dagli altri l’’approvazione, la parola di sostegno, la telefonata di saluto e/o di compassione, la verifica di promesse fatte, mentre noi non siamo capaci di sostenerci o non è abbastanza quello che ci diamo.

Un altro indizio di poca stima di sé, è agire solo per avere l’’approvazione, senza renderci veramente conto se è quello che vogliamo fare e ci fa felici fare. Una persona con poca autostima è bisognosa di approvazione,  può permettere al suo ego persino di “vendersi l’’anima” solo per avere l’’approvazione, per ascoltare elogi e riconoscimenti esterni, agisce con la pretesa di essere diversa da come è, rimanendo così vuota: immagina un bicchiere senza fondo, puoi versare in esso qualsiasi quantità di liquido, ma rimarrà sempre vuoto.

Senza autostima, quando i complimenti esterni e l’’approvazione ci mancano, il senso di solitudine e di abbandono si appropriano di noi.

Sarai allora d’’accordo con me nel concludere che essere amico o nemico di se stesso dipende dalla nostra autostima. Essa è il “fondo del bicchiere”, anzi, molto di più che solo il fondo.

Per acquistare autostima ci vuole soprattutto conoscersi, accettarsi, essere se stessi. E se ci fosse qualcosa che non ci piace di noi? In quel caso allora: sostenersi, guarire, trasformare ciò che non ci piace di noi, essere auto compassionevoli (che è diverso da commiserarsi: compassione significa accompagnarsi con passione).

Una definizione di autostima è: fiducia e soddisfazione di se stessi”. Le domande che sorgono a questo punto sono: come conoscere te stesso? Come arrivare a sentirti fiducioso e soddisfatto di te stesso? Come sentirti realizzato? Come esprimere la propria personalità? 

Bob Mandel, nel suo libro “Regreso a sí mismo. Autostima Interconectada””1, ci dice: “…lei non è un luogo, una destinazione, lei è un forma di coscienza…””. Quando ho letto quest’’ultima frase, essa è rimasta come un’’eco nella mia mente invitandomi a riflettere, a capire cosa significa essere una forma di coscienza; le parole/pensieri che vi associo sono:
essere in contatto intimamente con me stessa, essere consapevole di chi sono, di cosa sento/penso/faccio e di come quello che sento/penso/faccio crea in me e in ciò con cui entro in rapporto; mi sono dettase sono una forma di coscienza, non posso fare altro se non essere me stessa, consapevole di me, responsabile dei mie atti nei riguardi miei e di tutto ciò che mi circonda!

Bob Mandel ci suggerisce un percorso verso l’’autostima in nove passi. Voglio qui offrirti una breve sintesi di questo percorso per tornare a se stessi, “a casa”. Quello che leggerai di seguito è una mia traduzione e rielaborazione libera di frasi prese dal libro al quale mi riferisco sopra1:

1. Accetta te stesso.

L’’autoaccettazione è alla base dell’’autostima. Smetti di dare giudizi, perdonati, dì no alle condotte compulsive, fai valere il tuo vero Sé al di sopra di qualsiasi falsa identità come: “sono un bugiardo”, “un falso”, “un incapace”, “sono colpevole”… Accettarsi significa rispettarsi ed essere compassionevole verso se stesso, soprattutto nei momenti in cui si osservano aspetti di sé che si vogliono cambiare.

2. Sii tollerante con gli altri

Quando ci accettiamo riusciamo ad essere più tolleranti con gli altri. Questa tolleranza inizia a casa e si estende anche agli sconosciuti. La diversità ci fa sentire minacciati, accettare la diversità negli altri ci permette di essere tolleranti, ci apre la strada al perdono, anche verso noi stessi. La tolleranza è cosa diversa dalla sottomissione e dall’’abuso, è accettare la diversità. Se ci sentiamo sfidati dalla diversità, possiamo affrontarla anche senza lotta, stabilendo le frontiere e non accettando le ingiustizie.

3. Recupera le parti di te che hai perduto

Si riferisce all’’utilità di seguire un tipo di percorso terapeutico che permetta di renderci conto e integrare le parti di noi che sono rimaste “a pezzi” nel tempo. Quanto possa durare questo percorso, difficilmente è stimabile, i tipi di terapie sono tanti, c’’è bisogno di trovare quella adatta per ognuno di noi e, nel momento in cui il benessere arriva, mettere fine al percorso di guarigione e decretare la salute.

4. Estendi agli altri il tuo sostegno

Condividere quello che si ha genera di più, lo aumenta. Se le persone con le quali condivido stanno meglio, il mio benessere aumenta. Sostenere non significa trasformarsi in uno schiavo della persona che
riceve il sostegno, non è sacrificarsi. Qui è importante capire che quello che facciamo come sostegno, non deve portare a presentare fatture”, si fa per il solo piacere di farlo, di condividere, per amore, perché dà pace. Il pericolo nel dare sostegno è adottare un atteggiamento non conveniente, come quello di “farsi carico”, controllare l’’altro, manipolarlo. Se non abbiamo autostima, possiamo cadere nell’’errore di sostenere cercando amore in cambio.

5. Crea un’’immagine positiva di te stesso.

Tu puoi solo controllare quello che pensi su di te e sugli altri, non puoi controllare quello che gli altri pensano di te ed è inutile preoccuparsi per questo. Per migliorare la nostra immagine possiamo utilizzare diverse tecniche e il potere del pensiero positivo, nelle sue più diverse forme: affermazioni, visualizzazioni, suggestione ipnotica. Tutto ciò può aiutarci nel creare una immagine positiva di noi, ma non basta, giacché è necessario sentire e agire conformemente, non
lasciarla nella mente come un’’illusione o una fantasia su se stessi.

6. Riconosci gli altri.

Riconoscere se stesso è la cosa più importante, riconoscere gli altri è un modo per appoggiarli. Criticare, specialmente alle spalle, è controproducente…quello che va, ritorna!

7. Trova il tuo luogo sacro.

Avere una vita spirituale, a prescindere dalla religione, ci permette di trovare un luogo sacro dentro di noi stessi, dove ci possiamo sentire avvolti nell’’amore universale.

8. Rispetta il luogo sacro degli altri.

C’’è la divinità in tutto ciò che vive, quando riconosciamo in noi la divinità è più facile riconoscere la divinità in tutti gli altri e in quello che ci circonda.

9. Scopri l’’allegria dell’’umiltà.

Senza umiltà corriamo il rischio di rimanere impantanati nell’egoismo spirituale. L’’umiltà si compone di diverse parti, tra le quali la gratitudine, il fare una vita di servizio con senso di pienezza e gratitudine per la vita, di sentirsi così innamorato della vita che si vuole condividere con il mondo. L’’umiltà non ha niente a che fare con un senso di superiorità o con l’’orgoglio della vana “spiritualità”. Helen Nielson ha detto: “l’umiltà è come la biancheria intima: è essenziale, ma è improprio e indecoroso mostrarla.”

Ricordati:

Accetta
te stesso nel percorso del tuo viaggio

Sii
tollerante con gli altri mentre fanno il loro percorso

Guarisci
il danno fatto alla tua anima

Estendi
il sostegno agli altri

Crea
una immagine di te stesso positiva

Riconosci
gli altri

Scopri
il tuo luogo sacro

Rispetta
il luogo sacro degli altri

Scopri
l’’allegria dell’’umiltà.

Tempo fa ho iniziato questo viaggio verso la mia stima e oggigiorno il mio bilancio è positivo: sono la mia miglior amica e riesco a offrire di me stessa più di prima, con una maggior qualità nei miei rapporti.

Ti auguro un felice e dolce “ritorno a casa” e la crescita della tua amicizia con te stesso. Ti ringrazio per il momento che attraverso la lettura di questo articolo abbiamo passato insieme.

Pina Pittari

giugno 2005

Nota: 1. Bob Mandel, “Regreso a sí mismo. Autostima Interconectada”, Editorial Kier S.A., Buenos Aires, 2001 (titolo originale: “Return to Self”, Bob Mandel, 2000).

Per chi volesse approfondire il tema, segnaliamo il sito ufficiale di Bob Mandel e del Progetto Internazionale di Autostima:

www.bobmandel.com

La dott.ssa Pina Pittari, italo-venezuelana, è una Rebirther, formatasi con Maria Luisa Becerra, Carlos Fraga, Bob Mandel e Patrice Ellequain. E’ anche specializzata nell’utilizzo dei Fiori di Bach e in altre tecniche di sviluppo personale. Dal 2002 vive in Italia, a Ragusa. 

 

 
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Altri articoli di Pina Pittari in questo sito:
“L’abuso di sé nella ricerca dell’approvazione”, Rebirthing, un modo per divenire consapevoli e ri-creare la vita”, “Quale aspetto della tua vita ha per te più importanza?”, “Avrei il mondo ai miei piedi, se solo fossi…” e “La respirazione, ovvia ma potente”.

Per consultazioni,
anche on-line, con la dott.ssa Pittari scrivere a
pinapittari@hotmail.com

Coltivare la terra in armonia con il cielo…

intervista al dott.Pippo La Terra, pioniere dell’agricoltura biodinamica a Ragusa,la teoria di Rudolf Steiner alla base della pratica dell’agricoltura biodinamica>

Coltivare la terra in armonia con il cielo…

di Pippo Palazzolo

Incontriamo il dott. Pippo La Terra, titolare delle aziende agricole “”Le Lanterne”” e “”La Castellana””, per una di quelle coincidenze “non casuali” della vita, in un tranquillo pomeriggio d’’autunno, a Marina di Ragusa. Scambio di saluti e…perché non far conoscere ai lettori di “Le Ali di Ermes” la sua esperienza? Così è nata questa intervista “informale” con uno dei pionieri dell’agricoltura biodinamica a Ragusa.

D. Dott. La Terra, cosa si intende per “”agricoltura biodinamica””?

Dott. Pippo La Terra

 

 

E’’ un tipo di agricoltura basata sui principi di Rudolf Steiner, fondatore dell’’antroposofia, che ha lasciato importanti opere sia nel campo dell’’agricoltura che della pedagogia (sono famose le “scuole steineriane”). Steiner, già nel 1923, denunciò la “nuova” agricoltura, basata sulla costrizione degli animali di allevamento, forzati a diventare carnivori e “cannibali”.

 

D. In cosa si differenzia l’’agricoltura biodinamica da quella biologica?

 

In entrambe c’’è sicuramente il rispetto per la natura e per i suoi ritmi. L’’agricoltura biodinamica interviene solo per favorire una migliore qualità dei prodotti, con l’’utilizzo di preparati biodinamici: da spruzzo (il “cornosilice”) e da concime (il “cornoletame”), trattato secondo il calendario astrale delle semine,  della svizzera Maria Thun. Il cosiddetto “cumulo” che si utilizza, è per il 50 % letame fresco e per l’’altro 50 % paglia, che vengono mischiati; ha una dimensione di un metro e mezzo per due. Vi si aggiunge corteccia di quercia, camomilla, achillea, valeriana dinamizzata, equiseto e tarassaco.

D. Nell’’agricoltura biodinamica, quindi, si tiene conto delle posizioni di tutti i pianeti e non solo delle fasi lunari, come avveniva nell’agricoltura tradizionale? 

Sì, la Luna viene considerata uno “specchio” dei pianeti.

D. Questa teoria mi fa venire in mente Madame Blavatski, per la quale la Luna aveva un ridotto valore, quasi solo…un buco! Ciò ha a che fare con le origini teosofiche di Steiner? 

Sì, Steiner è stato un teosofo; si è staccato dalla Blavatski solo per una diversa valutazione della figura di Gesù, che per lui è centrale. 

 

 

Rudolf Steiner

 

“Nel caso di animali totalmente erbivori come le mucche, il corpo dell’’animale possiede particolari forze (…che i carnivori non hanno!) che gli consentono di trasformare i vegetali in carne. Ora, se si alimenta la mucca con mangimi di origine animale si ottiene una “resa migliore” in quanto il corpo dell’’animale non è più costretto a fare sforzi per trasformare l’’erba in carne! Ma sorge il pressante quesito: cosa fanno quelle forze particolari, che sono in grado di trasformare i vegetali in carne, ora che la mucca si ciba direttamente di carne? Queste forze continuano ad esistere e ad agire, producendo sostanze dannose per l’’organismo. In particolare esse producono acido urico e cristalli di sali di urea che si depositano principalmente sul sistema nervoso e nel cervello della mucca che, come conseguenza di ciò, impazzisce”.”

Da un discorso di Rudolf Steiner, Dornach (Basilea) 13.1.1923

D. Da quanto tempo opera nell’’agricoltura biodinamica?

Dai primi anni ’’90. Oltre alla mia, ci sono diverse aziende agricole biodinamiche, in provincia di Ragusa, come l’’azienda “”Arte/Orto””, dei f.lli Zisa, a S.Croce Camerina. La più grande è forse l’'”Agrilatina” di Sabaudia (Latina), di ben 200 ettari. C’‘è da dire che un impulso a questo tipo di agricoltura è stato dato dalla Comunità Europea, poiché con il Regolamento CEE n.2092 del 1991 si contempla anche l’’agricoltura biodinamica. Per l’’agricoltura biologica, vengono previsti una serie di controlli che vanno dal metodo di coltivazione alle etichettature, rilasciate da appositi organismi nazionali pubblici. In più, per l’’agricoltura biodinamica, c’’è l’’obbligo di sottoporsi a controllo da parte dell’Associazione “Demeter”, che impone l’’applicazione dei preparati biodinamici.

D. Ma è conveniente, in termini economici, praticare l’’agricoltura biodinamica?

Certamente. Basta fare un semplice calcolo: anche se i prodotti utilizzati hanno un costo iniziale di tre o quattro volte maggiore di quelli dell’’agricoltura tradizionale, nell’arco di due o tre  anni un’’azienda sarà in grado di continuare a produrre con il 40% circa di costi di produzione in meno, non dovendo ricorrere ai costosi (oltre che nocivi) prodotti chimici.

D. Cosa possiamo consigliare a chi volesse saperne di più? 

Ci sono degli ottimi libri su questa materia, da quello classico di Rudolf Steiner, ““Impulsi scientifici e spirituali per lo sviluppo dell’’agricoltura””, a quelli di Pfeiffer, “”La fertilità della Terra””, di Merkenz, “”L’’orto biologico”” e di Alex Podoliski, “”Lezioni di agricoltura biodinamica””.

Marina di Ragusa – tramonto

Il Sole è già sceso sul mare, siamo al tramonto. Non ci resta che congedarci dall’’amico Pippo La Terra, ringraziandolo per la gentilezza con cui ci ha dato queste interessanti informazioni.

Forse, è ancora possibile un’’agricoltura in cui la Terra continui ad essere in armonia con il Cielo…

Pippo Palazzolo

Per approfondimenti su questo tema, consigliamo anche l’ottimo sito Agricoltura Biodinamica.it

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L’abuso di sé

immagine tratta da: http://usuarios.iponet.es/casinada/

L’ABUSO DI SE STESSI NELLA RICERCA DELL’APPROVAZIONE

di
Pina Pittari

Cosa è l’’abuso?

Citando letteralmente il Vocabolario della lingua italiana Treccani, l’’abuso viene definito come: ““…Cattivo uso, uso eccessivo, smodato, illegittimo di una cosa, di un’’autorità. In particolare nel diritto si definiscono abuso varie ipotesi di reato o di illeciti che hanno come elemento comune l’’uso illegittimo di una cosa o l’’esercizio illegittimo di un potere”.”

Nella definizione sopra indicata, l’’abuso di se stessi si racchiude nell’espressione: “…l’’esercizio illegittimo di un potere”, quello che esercitiamo su di noi stessi “illegittimamente”. Visto solo così sembra un pò difficile capire nella sua completa estensione cosa è l’’abuso di se stessi. Per espandere il concetto ci possiamo domandare quale è l’’opposto di abuso, e sarete d’’accordo che questo si potrebbe definire come rispetto, perciò possiamo dedurre che se non c’’è rispetto ci può essere l’’abuso: qualcuno, noi stessi, va oltre le “frontiere”.

E queste “frontiere” alle quale mi riferisco, chi le stabilisce, come sapere dove iniziano, come si fissano? Esse sono i limiti imposti da noi stessi per preservare la legittimità delle nostre azioni nei nostri confronti. Sicuramente la misura dei limiti sarà diversa per ciascuno di noi e molte volte nemmeno siamo molto consapevoli della sua esistenza o della necessità di “stabilirla”.

Gli atteggiamenti o le azioni di abuso di se stessi possono coesistere in noi da tanti anni, che ci sembrano naturali, parte di noi, tanto come possono essere le nostre braccia o mani, nemmeno ci soffermiamo a riflettere che essi siano abusi.

immagine tratta da: www.ff.ul.pt/~atlopes/ DROG.htm

Esempi tipici di abusi di se stessi e conseguenze:

Dire SI quando vogliamo dire NO. Qui entriamo nella famosa storia di accontentare qualcuno: comunque, cosa mi costa?” Costa il prezzo di quello che sacrifichiamo di noi stessi, e poi paghiamo questa fattura in diverse forme: ammalandoci, rinchiudendoci, oppure infliggendoci qualche altro tipo di maltrattamento, come quelli descritti nel punto che segue. In questo caso ci sentiamo vittima di qualcuno che indichiamo come il nostro carnefice.

Maltrattamento fisico con l’’eccesso di: cibo, alcol, droghe, dipendenze farmacologiche (ansiolitici, antidepressivi, ecc.), giochi d’azzardo, sigarette, lavoro, ecc. Questo ci porta sensi di colpa, depressione, stabilire rapporti di dipendenza, bassa autostima e alimenta il circolo vizioso di ricorrere ancora una volta al tipo di “abuso scelto”, diminuendo sempre di più davanti ai nostri occhi il nostro valore, la stima di noi stessi.

Molte volte entriamo in questo tipo di abuso quando non siamo le persone che i nostri genitori ci hanno fatto pensare che “volevano come figli”. Ci sentiamo colpevoli di non essere quello che loro “aspettavano” e nella consapevolezza di non riuscire a trasformarci, ci sentiamo in un labirinto senza uscita, non degni. Può anche succedere che ci sforziamo di “essere quello che loro vogliono” e nel negare noi stessi prendiamo impegni per compiacere loro, perdiamo forze facendo quello che non ci piace o non siamo portati a fare, avendo come conseguenza l’’inevitabile fallimento o la nostra insoddisfazione, per entrare nel circolo vizioso della colpa – maltrattattamento – depressione.

Cosa cerchiamo con questi atteggiamenti?

Certo che non è una scelta consapevole quella di abusare di se stessi, sono azioni/atteggiamenti che si scelgono” nella speranza di avere qualcosa in cambio, che viene sempre interpretata come una forma d’’amore, come: l’’approvazione, il riconoscimento. Invece di essere,  facciamo, per avere l’’approvazione, l’’attenzione, un poco “d’’amore”. 

Come impariamo ad abusare di noi stessi?

Per capire meglio questo meccanismo rivediamo tutto dal momento della nascita: siamo toccati, manipolati, senza che nessuno ci chieda se siamo disposti o meno a tutto quello che accade dal momento stesso della nostra uscita dal ventre materno. Ancora oggi non tutti quelli che sono coinvolti in un parto hanno coscienza che il neonato è un persona completa che percepisce, sente, che registra assolutamente tutto quello che sta accadendo, e questo può portarli a non essere abbastanza amorevoli nel gestire le loro azioni; molte volte c’’è anche fretta…la manipolazione del neonato viene fatta senza tutta la cura che ci vorrebbe. Il cordone si taglia prima che sia il suo momento (quando smette di battere), la temperatura ambiente non è la più adeguata, la bilancia dove si pesa il bambino troppo fredda, e così via. Tanti elementi sconosciuti che invadono il corpo, lo spazio di questo essere: il neonato. Immaginiamo che, oltre a tutto questo, può anche darsi il caso di non essere del sesso che i genitori preferivano, o l’’arrivo nel momento inopportuno, nelle circostanze difficili, basta questo per sentire che c’’è qualcosa in noi che non va, e ci sentiamo rifiutati, crediamo che per essere amati dovevamo essere quello che abbiamo capito che volevano.

Durante l’infanzia dipendiamo dalle attenzioni dei nostri genitori o delle persone che si prendono cura di noi. Siamo allattati, puliti e vestiti al modo come viene determinato da loro. Quante volte si sostituisce il desiderio d’’amore/calore/braccia per un biberon? Sicuramente tante! Ecco qui solo uno degli esempi di sostituzione di quello che veramente volevamo con un altra cosa che almeno ci fa capire che riceviamo una certa attenzione, ma era veramente fame? Forse no… Così il tempo passa e continua la sostituzione dell’’amore con dolci, cioccolata, giocattoli…se ti mangi la minestra ti compro il giocattolo che vuoi, se la smetti di saltare ti voglio bene, devi fare il buono. Il tempo continua a passare e poi noi stessi ci prendiamo cura di riempirci di cibo o cose, cercando l’’amore. Mangiamo, fumiamo o abusiamo dell’’alcol senza limiti, ecco allora che non sappiamo capire i limiti (frontiere) del nostro corpo, questi difficilmente abbiamo imparato ad ascoltarli e nemmeno le nostre emozioni: trattiamo l’’ansia come se fosse fame, abbiamo bisogno di una sigaretta se siamo tesi, invece di cercare la soluzione a quello che ci mantiene tesi e così via.

Certo che questi comportamenti ci portano a farci del male, ingrassare, alcolizzarci, assumere droghe…la nostra autostima è danneggiata, la nostra difficoltà a stabilire le frontiere con noi stessi, ci sopraffa.

Durante la nostra infanzia ci sentiamo coinvolti con i rapporti dei nostri genitori e non sappiamo separare bene se siamo responsabili o meno di quello che accade; infatti, è un periodo nel quale crediamo che il mondo intero gira intorno a noi, siamo al centro della vita di tutti quelli che ci circondano, se vediamo soffrire uno dei nostri genitori, prendiamo posizione contro quello “responsabile” della sofferenza e cerchiamo di sostenere il sofferente, momenti ben precisi dove i ruoli si confondono ed essendo un(a) bambino(a), esce l’’adulto che è in noi per “sostenere” il bisognoso; comunque, essere buono è la consegna…ma chi sa, forse sono io il (la) colpevole della sofferenza di mia madre? Ho colpa! Sono cattivo! Debbo fare il buono! Una esperienza come questa ci può portare a stabilire rapporti dove pensiamo di essere i “forti” e l’’altro è una persona che ha “bisogno” di noi e che ci amerà perché “faremo i buoni”, sostenendoli nella loro debolezza, dimenticando in questo modo noi stessi, quello che vogliamo nella nostra vita, quello che ci fa felici… Saremo disposti a fare “sacrifici” e dopo presenteremo la fattura: tu mi devi il fatto che io abbia abbandonato quello che tanto volevo fare, non valuti quello che faccio per te, non mi approvi…e così via. Siamo andati oltre i nostri limiti, abbiamo infranto la frontiera del rispetto e abusato di noi stessi nel sottomettere la nostra espressione al bisogno d’’altri, cercando il loro “amore”, la loro approvazione.

Questo comportamento ci può portare a situazioni di difficoltà nello stabilire le nostre frontiere, anche nei rapporti meno intimi, come per esempio quelli di lavoro, ci può portare ad accettare condizioni di lavoro impegnative, con entrate non soddisfacenti, sperando in questi casi di essere almeno riconosciuti nelle nostre capacità e lusingati, senz’’altro l’’abuso è un aspetto che ci fa avere una autostima bassa e crea difficoltà a stabilire rapporti chiari, siano essi intimi o meno.

 Come mettere frontiere all’abuso?

Il problema, dopo tanti anni d’abuso, è come capire quali sono le nostre frontiere e, una volta capite, fissarle. Per capire questo, molte volte è necessario approfondire la conoscenza di noi stessi, attraverso qualche tecnica terapeutica, come il rebirthing, la psicoanalisi, la meditazione, ecc. Dopo di che bisogna accettarsi, essere se stessi, affermare il diritto di essere se stessi, la persona che si è, smettere di voler essere quello che altri aspettavano che fossi, fare per il piacere di essere e non per compiacere qualcuno, approvarsi e riconoscersi.

Questo certe volte ci può portare a dire NO alle persone care, ma è l’’esercizio della libertà di essere se stessi e tutti abbiamo questo diritto. Mettere le frontiere, rispettarle e farle rispettare ci può prendere tempo, specialmente in quei casi dove la dipendenza è presente (droghe, cibo…), ma è possibile, bisogna lavorarci con gli strumenti e l’’appoggio adeguato, che esistono e sono accessibili. 

Pina Pittari

marzo 2005 

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dott.ssa Pina Pittari

La dott.ssa Pina Pittari, italo-venezuelana, è una Rebirther, formatasi con Maria Luisa Becerra, Carlos Fraga, Bob Mandel e Patrice Ellequain. E’ anche specializzata nell’utilizzo dei Fiori di Bach e in altre tecniche di sviluppo personale. Dal 2002 vive in Italia, a Ragusa. 

 

 

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