la mente e l'immunità

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 "Le Ali di Ermes" ha il piacere di ospitare un articolo del dott. Carmelo Pignatelli, che presenta le ultime acquisizioni scientifiche sullo stretto rapporto mente-corpo e le nuove opportunità di cura di patologie, anche gravi, attraverso una maggiore centratura sulle origini psicologiche, emotive ed ambientali della malattia. 

Immagine tratta dal sito: http://www.didatticaonline.unitn.it

La mente e l’immunità

di Carmelo Pignatelli

 

 

Moyers: “Osservandoti lavorare con i pazienti, ho la sensazione che tu tratti il corpo mentre ti interessi alla mente. E’ così?”

prof. Thomas Delbanco

Delbanco: “Spero di interessarmi sia al corpo che alla mente. Ma sono così intrecciati che è difficile per me differenziarli. Io ne so molto di più sul corpo che sulla mente. Il corpo è molto più facile da studiare, e  quello che abbiamo appreso alla facoltà di    medicina  è  95% corpo e 5% mente. Ma io ti dico che quando cominci a prenderti cura della gente reale, le percentuali si avvicinano al 50%. …Quando qualcuno ha mal di pancia, io mi chiedo cosa sta accadendo nella mente oltre che nell’addome della persona. Quando qualcuno è depresso, io penso a cosa sta accadendo nel corpo di questa persona, che può portarla alla depressione. Ogni medico dovrebbe sapere che mente e corpo sono strettamente collegati.

Alcune ricerche dimostrano che la metà delle visite mediche sono effettuate per dei disturbi riguardanti più la mente che il corpo.Sarebbe bene che i medici fossero istruiti in entrambi i campi…".

 

Anderson: “Bisogna capire l’interezza della persona, perché se non comprendiamo la connessione mente/corpo, partiamo con delle premesse sbagliate. Dobbiamo anche capire le persone all’interno delle loro famiglie e le loro comunità, perché sono i luoghi dove vivono le persone… Per “interezza” io intendo tutto quello che si è, compreso l’assalto della malattia alla persona. Il paziente può sperimentare il cambiamento della sua immagine corporea o può sperimentare sentimenti di dolore o perdita. Se io non posso curarlo, posso prendermene cura. E se non posso fare neanche questo, c’è qualcosa di veramente sbagliato. Provare a migliorare la salute di una persona significa anche aiutarla a prendersi cura di sé. Molte volte, se hanno delle informazioni, e se viene migliorato il loro luogo di cura, le persone possono essere in grado di migliorare le loro condizioni… Abbiamo un motto: non abbiamo mai incontrato un paziente di cui non potevamo prenderci cura. Ne abbiamo incontrati molti che non potevamo curare".

dott. Ron Anderson

Moyers: “Prendersi cura è una buona medicina”.

Questi sono stralci di interviste di Bill Moyers, famoso giornalista statunitense, autore del programma televisivo, diventato in seguito il libro: Healing and the mind. Thomas Delbanco è Direttore della Divisione di Medicina Generale al Beth Israel Hospital di Boston, e Professore alla Facoltà di Medicina di Harvard. Ron Anderson è presidente del C.d.A del Dipartimento di Salute e Amministratore delegato del Parkland Hospital del Texas, uno dei migliori venticinque ospedali degli Stati Uniti.

Nel suo celebre libro “Perché alle Zebre non viene l’ulcera” Robert Sapolsky, professore di biologia e neurologia alla Stanford University, scrive che negli ultimi anni, in campo medico, c’è stata una rivoluzione riguardo al modo di pensare le malattie.  Questo scienziato sostiene che ormai esiste la necessità di riconoscere le interazioni tra corpo e mente, e i modi in cui le emozioni e la personalità possono avere un impatto enorme sul funzionamento e sulla salute di ogni cellula dell’organismo. La letteratura scientifica ci indica che lo stress può rendere alcune persone più vulnerabili alle malattie, e che è necessario comprendere i modi in cui queste persone reagiscono agli eventi stressanti (stressor). Molti medici e ricercatori sostengono che per capire realmente una malattia, è necessario analizzare anche i contesti all’interno dei quali la persona che ne soffre vive.

prof. Robert Sapolsky

Sapolsky si sofferma anche nel cercare di spiegare in che modo i vari ormoni e parti del cervello si mobilitano in risposta allo stress.  Si sofferma  inoltre sui legami fra lo stress e il rischio aumentato di contrarre determinati tipi di patologia. In altre parole, lo stress può farci ammalare, o far peggiorare malattie in corso.

Il diabete ci aiuta a capire meglio quanto detto finora: l’organismo di un diabetico non riesce più a metabolizzare gli zuccheri presenti in circolo e convertirli in energia,  a causa di un’insufficienza dell’ormone insulina, che è prodotto dal pancreas.  Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, che di solito compare prima dei trenta anni (anche se cresce sempre di più il numero di persone che sviluppano la malattia in età più avanzata).  Le malattie autoimmuni sono quelle dove il sistema immunitario dell’individuo scambia organi e tessuti del proprio organismo per nemici. Nel caso del diabete di tipo 1 sono attaccate le cellule beta del pancreas, che non sono più in grado di produrre insulina.  E’ da tempo noto che la malattia è sensibile allo stress: in un esperimento effettuato qualche decennio fa, alcuni scienziati della Cornell University scoprirono che era possibile modificare la glicemia di un gruppo di diabetici semplicemente chiedendo loro di parlare di argomenti stressanti.

Il Dalai Lama con il prof. Herbert Benson

Altri studi hanno portato alla scoperta che lo stress emozionale poteva aggravare le malattie cardiache, aumentare la pressione sanguigna e persino ostacolare il concepimento.  Presso L’Università di Harvard, il prof. Herbert Benson, cardiologo e autore del best seller “The relaxation response”, decise, agli inizi degli anni  ’80, di studiare alcune forme di rilassamento e meditazione. A questo scopo si recò in India, dove il Dalai Lama si trovava in esilio, per studiare come i monaci buddisti riuscivano a modificare alcune funzioni corporee, come ad esempio riscaldare il corpo fino ad asciugare un telo bagnato indossato in una stanza gelida, oppure rallentare i battiti cardiaci. Benson mostrò al mondo come le persone possono usare la meditazione per aiutare se stesse. In seguito,  utilizzando i concetti della meditazione trascendentale, si avvalse della tecnica della risposta rilassante anche nel suo Institute  For Mind Body Medicine, vicino a Boston, nel Massachusetts.

Alla Duke University, Carolina del Nord, lo psicologo Richard Surwit scoprì che abbassare gli ormoni dello stress, che influenzano la glicemia, voleva dire abbassare gli zuccheri nel sangue.

In una situazione pericolosa o stressante, il corpo produce gli ormoni dello stress (adrenalina e cortisolo fra gli altri), che aiutano il corpo a scappare o a lottare. Questa risposta lotta o fuga inizia nel cervello non appena viene realizzata l’idea di un pericolo, sia che vi troviate davanti ad un rottweiler che ringhia o che il vostro bambino abbia una febbre alta. Durante la risposta lotta o fuga, la pressione sanguigna, il battito cardiaco, la frequenza respiratoria, la tensione muscolare e il flusso sanguigno verso i muscoli aumentano. L’attività intestinale e lo stomaco rallentano e il fegato rilascia zucchero nel sangue, immagazzinandolo nei muscoli, preparando così un supplemento di energia per un eventuale combattimento o una precipitosa ritirata.  Gli ormoni dello stress possono anche sopprimere la capacità di produrre insulina.  Questi ormoni sono utili durante le competizioni atletiche e i periodi di stress mentale o psicologico, come un esame o un divorzio.

dott. Richard Surwit

In questi periodi è auspicabile che il corpo rilasci quanto più zucchero immagazzinato possibile, cosicché i muscoli, il cuore e il cervello abbiano energia sufficiente per fronteggiare una crisi. In una persona non diabetica, i muscoli bruceranno quello zucchero per l’energia.  Quando si è diabetici, per mancanza d’insulina, o per inabilità di rispondere ad essa (insulino resistenza), i muscoli e gli altri tessuti non possono utilizzare lo zucchero, che rimane alto nel sangue.  Dopo un certo periodo, gli effetti dello stress possono essere dannosi anche per i non diabetici.

La buona notizia è che l’organismo, come può scatenare questa risposta, può anche farne rientrare gli effetti. Il sistema parasimpatico si oppone alla risposta, producendo gli effetti contrari, mentre il sistema simpatico la attiva. Il sistema parasimpatico può rallentare il battito cardiaco, ridurre la pressione arteriosa e incrementare la produzione d’insulina. Come Herbert Benson e altri scienziati hanno dimostrato, la parte pensante del cervello può essere addestrata a controllare l’ipotalamo, che è quella parte del cervello che controlla il sistema nervoso autonomo.

Fino alla fine degli anni ’70, nessuno si sarebbe azzardato a dire che si poteva usare la mente per abbassare la glicemia, e che lo stress è il peggior nemico della salute. Anche se qualcuno se ne era già accorto qualche anno prima. Ippocrate collegò la salute ad un corretto equilibrio di mente, corpo e ambiente.  Galeno notò che le donne depresse correvano rischi maggiori di sviluppare un cancro al seno. Claude Bernard, ritenuto il padre della moderna fisiologia, verso la metà del 1800, fu uno dei primi ricercatori a mostrare che il cervello poteva controllare la glicemia, dopo aver trovato un legame fra lo stress e il diabete.

Dopo la scoperta dell’insulina, negli anni venti, fu quasi del tutto abbandonata l’idea che il cervello potesse essere coinvolto nel diabete. Le ricerche si focalizzarono prevalentemente sul pancreas come causa definitiva.

Il diabete non è la sola malattia autoimmune. La sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, le tiroiditi, il lupus eritematoso, la celiachia e il morbo di Crohn, sono alcune di queste.

dott. Jon Kabat-Zinn

Il dott. Jon Kabat-Zinn ha fondato, verso la fine degli anni ’70, la Clinica per la riduzione dello stress, all’interno della Facoltà di Medicina dall’Università del Massachusetts. In questa clinica viene svolto un programma in un nuovo campo medico, la medicina comportamentale. Questa nuova branca della scienza si occupa “dell’effetto che i fattori psicologici ed emotivi, i modi in cui pensiamo e ci comportiamo, hanno sulla nostra salute e sulla nostra capacità di recupero di traumi e malattie”. Le persone che si recano alla clinica, inviate dai loro medici curanti, vogliono ristabilirsi  da una serie malattie quali ipertensione essenziale, malattie cardiache, malattie autoimmuni, fino ad arrivare al cancro. Qui, imparano a prendersi cura di sé, sperimentando modalità di cura complementari a quelle mediche e chirurgiche. In questo lavoro su sé stessi, gli utenti non sono solo recettori passivi di cure e consigli, ma imparano ad aiutarsi da sé a migliorare la propria salute. E il primo e più importante passo che compiono è quello di spezzare la reattività allo stress. A questo scopo vengono utilizzate delle tecniche mutuate da approcci tibetani e orientali, come la meditazione di consapevolezza o vipassana, e lo yoga. Naturalmente, tutto questo non ha nessun fine religioso, ma serve a osservare sé stessi momento per momento e capire come e quando non farsi travolgere da situazioni o pensieri stressanti, gli stressor, che come abbiamo visto, sono dannosi per la salute.

Altre figure straordinarie di medici, Martin Rossman, Rachel Naomi Remen e Michael Samuels, e di psicologi, come Jeanne Achterberg e Belleruth Naparstek hanno utilizzato, nella loro pratica, gli approcci mente-corpo, ed in particolare la visualizzazione guidata.

Una delle figure più rappresentative a livello mondiale è senza dubbio quella di Carl Simonton, un medico radio oncologo statunitense. Simonton, nei primi anni ’70 del secolo scorso, cominciò a sperimentare un approccio alle malattie oncologiche, che poi prese il suo  nome, basato su una combinazione di visualizzazioni guidate e approccio cognitivo. Faceva (e fa) parte di questa modalità di cura complementare, anche il concetto di non attaccamento, mutuato dalla filosofia buddista. Il Metodo Simonton inoltre insegna a gestire il dolore, le ricadute e, nei casi estremi, prevede un accompagnamento ad una serena morte. A completare il tutto, è previsto un  supporto psicologico e consigli alle persone che sostengono i malati (mariti, mogli, figli, parenti, amici).

dott. Carl Simonton

Inutile dire che all’inizio di queste sperimentazioni la figura di questo medico fu osteggiata, oltraggiata e presa in giro da moltissimi dei suoi colleghi, come del resto è accaduto a molti innovatori e pionieri. In molti pensavano, fino ad allora, che dovesse essere curato solo l’organo malato e non tutta la persona, e chi sosteneva il contrario veniva tacciato di ciarlataneria o, nella migliore delle ipotesi, di inguaribile ingenuità. Siccome Carl era (ed è) una persona e un medico che non si lascia scoraggiare facilmente, portò avanti la sua battaglia, ottenendo dei risultati stupefacenti, riportati in molti testi. Il dott. Simonton ha ricevuto, dalla Cancer Control Society, il prestigioso Humanitarian Award, per i suo trentennale impegno nella lotta al cancro.

I medici e psicologi sopra citati, sono da annoverare fra i pionieri di una nuova branca della scienza che sta a metà strada tra medicina e psicologia, la Psiconeuroendocrinoimmunologia o PNEI. Questa disciplina studia le interazioni fra la mente (psico), il cervello e il sistema immunitario ed endocrino  (neuroendocrino), e la resistenza biochimica del corpo alle malattie e ad uno sviluppo anormale delle cellule del corpo (immunologia). Fin dagli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, la PNEI ha portato a nuove intuizioni sul modo in cui gli elementi psicologici possono contribuire allo sviluppo di allergie e alla sensibilità alle malattie, che può variare dal raffreddore al cancro.

Uno degli strumenti  maggiormente  utilizzati in molti  casi è l’imagery.   Usata in medicina e psicoterapia consiste in una prima fase di rilassamento seguita da una fase di riduzione dello stress, e l’utilizzo di immagini suggerite dal caregiver, o scaturite dalla mente dei pazienti. All’imagery si accompagna anche l’ipnosi, il training autogeno, la meditazione guidata e la meditazione vipassana.  A queste si aggiungono i gruppi di auto- aiuto e il supporto ai parenti delle persone malate. 

Alla luce di quanto scritto, si  ritiene che utilizzare l’approccio mente/corpo e  ridurre lo stress,  aumenta le probabilità di guarigione o quantomeno di miglioramento di molte malattie, comprese quelle croniche. Significa fare in modo che le persone malate possano partecipare al processo di cura in modo attivo e responsabile, e di conseguenza   guadagnarsi la salute in modo più soddisfacente e dinamico .

Al Servizio  di Psicologia di Ragusa si è  avuto modo di sperimentare, in un numero limitato di persone  affette da malattie autoimmuni, gli approcci sopra descritti. In particolare sono stati utilizzate la visualizzazione guidata, l’ipnosi e la risposta rilassante. I risultati sono stati incoraggianti. Appare  opportuno  quindi continuare questa esperienza e invitare  tutti coloro che sono interessati, siano essi  pazienti, curanti o congiunti, a contattare l’autore di questo articolo.

 Carmelo Pignatelli 

marzo 2008

 

L'Autore: il dott. Carmelo Pignatelli, psicologo e psicoterapeuta, svolge la sua attività nel Servizio di Psicologia dell'Azienda Sanitaria Locale n. 7 di Ragusa (presso il Centro Sanitario ASI - Zona Industriale Ragusa). E' specializzato in Psicoterapia Familiare presso l'Istituto di Terapia Familiare di Roma, diretto dal prof. Maurizio Andolfi, e in Psicoterapia e Ipnosi Ericksoniana presso la Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana di Roma, diretto dal prof. Camillo Loriedo. Attualmente in formazione presso il Simonton Cancer Centre di Firenze, diretto da Marie Noelle Urech. Contatto e-mail: psicarmy@yahoo.it .

 

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Ultimo aggiornamento: 1° agosto 2011