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Ombre, bianco contro nero

di alessandro de filippo

 

 

     È la luce a generare le ombre, a definirne i contorni e le proporzioni; è la luce a scrivere sulla pellicola, ad imprimere macchie color magenta e ciano e blue. La luce si imprime e si impressiona; ma poi, nella magia dello sviluppo, la luce comincia ad impressionare, ad impressionarci.

     Ecco, è di queste impressioni che mi interessa scrivere: tracce, impronte, scie di ombre, frammenti di ricordo impressi sulla mia memoria di spettatore.

     Tutto qui: un incontro la settimana, attraverso una cartella dattiloscritta, per condividere un’idea di cinema. Forse è un percorso accidentato, perché fatto di emozioni e sensazioni provate davanti a uno schermo; ma soprattutto è un discorso sentimentale, che propone un certo cinema. Lo propone e lo promuove, ma non lo promoziona (le merci non appassionano!).

     Scrivere di cinema è qualcosa che nasce già imperfetto, tarato. E sterile. Ma scrivere delle emozioni, che la visione di un film ha generato in me spettatore critico rappresenta la proposta di uno scambio, di un confronto. Questo è ciò che offro e cerco: un confronto; un dialogo aperto sul cinema delle sale o in vhs o in dvd: sul cinema visto e kolossale o sul cinema invisibile, cancellato ai nostri occhi da una censura ridicola (de eso no se abla)…

     Ho rubato il titolo di questo spazio, ombre/shadows, all’opera prima di John Cassavetes: l’unico autore che si può definire con l’ossimoro di regista indipendente americano. Cassavetes crede nel frammento per rappresentare la vita; crede nella libertà sul set, per restituire all’istinto degli uomini (attori, tecnici, maestranze) l’emozione del gesto cinematografico. Il cinema di Cassavetes è figlio di un’ossessione: rappresentare la realtà, esserne non solo l’impronta, ma il segno, anzi il disegno organizzato dal pensiero. Ombre, tracce di realtà, contro la sintassi cinematografica del campo e controcampo, in un continuo gioco di scavalcamenti e violazioni della concezione e della confezione cinematografica: cinema controluce.

     Per ora basta, more later…

alessandro de filippo

 

 

 

l'autore:

 Alessandro De Filippo vive e lavora a Catania. Si occupa di critica cinematografica e televisiva; tiene annualmente cicli di lezioni di «Tecnica Cinematografica» e «Teoria Cinematografica» presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania; ha realizzato numerosi corsi-laboratorio di educazione all’immagine, rassegne cinematografiche e un workshop sulle costanti linguistiche del cinema hard-core, programmato in diversi festival italiani e all’interno del Triple X di Ljubljana e dell’InterFilm Festival Berlin. Da settembre 2001 è docente di Lettere.

È autore di cortometraggi, documentari e installazioni video: Occhio nudo (1994) Raus (1996) Birds as punctuation (1998) Joy (1999); Lebeul me (2001).

Direttore della fotografia e operatore di ripresa realizza nel 1998 la docufiction RAI Rimedi contro l’amore, vincitore del Nastro d’Argento come miglior mediometraggio; nel 1999 il documentario RAI su Minimalia – una visione del XX secolo, mostra d’arte contemporanea a cura di Achille Bonito Oliva, girato nel museo P.S.1 di New York; nel 2000 è ancora direttore della fotografia del documentario RAI Lava Flow, sull’arte contemporanea catanese; sempre nel 2000 è direttore della fotografia della fiction Strike a light, presentata al Festival di Cannes; per la televisione svizzera, cura la fotografia del documentario What is love? sulla Zürich Street Parade.

Nel 1996 entra a far parte del gruppo Cane CapoVolto; insieme agli altri due membri, Enrico Aresu e Alessandro Aiello, compie una ricerca radicale sui media dello Spettacolo; come membro del gruppo, è rappresentante italiano all’Experimental European Cinema Project, simposio organizzato a Tokyo dal cineasta sperimentale e scrittore Yann Beuvais, per l’Istituto Franco Giapponese.  

Collabora con il sito http://www.postcontemporanea.it .

Per contattarlo: e-mail adefi@tiscali.it .

 

ombre 002: Arlington Road, di Mark Pellington

ombre 003: Blade Runner, di Ridley Scott

ombre 004: Pane e fiori, di Mohsen Makhmalbef

ombre 005: Bread and Roses, di Ken Loach

ombre 006: Slam, di Marc Levin

ombre 007: Do the Right Thing, di Spike Lee

 

Nota: voce di sottofondo di Alberto Grifi

 

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Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2011