La scrittura dei figli di Nettuno: Astrologia e Grafologia Planetaria a confronto

Abbiamo il piacere di ospitare un interessantissimo studio della grafologa Marisa Paschero, profonda studiosa della disciplina, sulla quale ha già pubblicato diversi testi. Lo studio tratta della correlazione fra la personalità caratterizzata da una forte componente nettuniana e la relativa grafia, secondo il sistema interpretativo della Grafologia Planetaria.   p.p.

di  Marisa Paschero*

La GRAFOLOGIA PLANETARIA, conosciuta anche come “Metodo Saint Morand”, si basa sul sistema interpretativo che la grafologa Lise Koechlin ha magistralmente elaborato negli anni ’30. Considera i corpi celesti come un universo archetipico che vive e si esprime in ogni manifestazione del nostro essere, compresa l’attività grafica, e costituisce una suggestiva tipologia che arricchisce e rende più immediata la percezione della scrittura.

Può essere considerata un prezioso complemento dell’analisi grafologica classica, perché, come ricorda Gille Maisani nella sua Psicologia della scrittura: “ ……le  denominazioni mitologiche  esprimono la dominanza dei caratteri corrispondenti, come la potenza sociale di Giove, la combattività di Marte, ecc., in un modo felice perché concreto, vivo e ricco di tutta una cultura di cui noi siamo gli eredi diretti.”.

Negli schemi di Grafologia Planetaria NETTUNO viene collocato in opposizione a URANO, allo scopo  di confrontare visivamente due modalità espressive antitetiche: la scrittura verticalizzata dell’individualista URANO contro la dilatazione in senso orizzontale di NETTUNO, principio di fusione, di comunione, di indifferenziazione. Il pianeta del grande oceano è posto immediatamente dopo la LUNA: e infatti  la scrittura-Nettuno viene descritta come una sorta di amplificazione della scrittura-Luna, ma con caratteristiche più dinamiche, veloci, toniche ed attive. Grafia “acquatica” per eccellenza, dell’elemento che la caratterizza conserva tutta la natura fluida, ondeggiante, sinuosa e sfuggente, a cui unisce però  un’energia possente, spesso eccessiva ed incontrollata. Grandi movimenti la animano e la dilatano, creando un insieme che sembra incapace di strutturarsi, di darsi una forma solida e riconoscibile : la difficoltà di costruire una forma sembra essere proprio una delle caratteristiche più evidenti della grafia Nettuno.

FORMA e MOVIMENTO sono considerati in Grafologia due parametri interpretativi basilari, espressione delle due grandi categorie che descrivono il gesto grafico nella sua essenza. La scrittura è il frutto di un movimento che dà origine ad una forma: dapprima non c’è che il movimento, l’impulso iniziale che crea una traccia. La traccia a sua volta assume un aspetto identificabile, perché codificato da un alfabeto, e maggiore è l’adesione al “modello” calligrafico da parte di chi scrive, maggiori risultano l’autocontrollo e la capacità di adattamento alle norme sociali. Le scritture che presentano lettere molto curate, ben definite e riconoscibili, con un aspetto generale molto statico vengono chiamate “scritture-forma”. Invece, quando è privilegiato il movimento e le lettere vengono tracciate con minore accuratezza, la scrittura diventa per forza di cose poco leggibile e viene detta “oscura”: URANO, NETTUNO e PLUTONE, scritture fuori norma, sono tutte scritture oscure.

Il MOVIMENTO è quindi primario, collegato all’istinto, alle pulsioni, all’inconscio, mentre la FORMA  appartiene al mondo della consapevolezza  e delle realizzazioni razionali. Dal rapporto forma-movimento nasce il RITMO personale che rende “unica” ogni scrittura. Il ritmo personale è il dinamismo peculiare, individuale: non è imitabile, mentre la forma della lettere si può benissimo riprodurre. Nella scrittura-Nettuno il movimento è sempre dominante rispetto alla forma, ma è un movimento che fluisce in maniera imprecisa, talvolta evanescente, talvolta caotica, senza conoscere le brusche rotture che caratterizzano la scrittura-Urano, né gli allentamenti morbidi, curvi e rilasciati della LUNA.

La scrittura di Roberto Assagioli, il padre della Psicosintesi, ha un ritmo di tipo nettuniano, ma conserva il legame con la forma delle lettere, che restano riconoscibili. E’ un bellissimo esempio di integrazione positiva dell’energia nettuniana.

Scritto di Roberto Assagioli (1888-1974)

Un’altra caratteristica della scrittura-Nettuno è il cosiddetto “spazio invaso”, ossia l’occupazione integrale del foglio.In generale, l’impostazione della pagina è la visualizzazione più immediata del “quadro guida” che dirige e governa il gesto grafico: è collegata all’inserimento sociale, all’adattamento al mondo, all’organizzazione del tempo, dello spazio, del pensiero. I margini esprimono simbolicamente delle norme : il margine superiore le norme sociali e il senso della gerarchia, il margine sinistro le norme genitoriali e l’educazione ricevuta  (il Super Io freudiano), il margine destro le norme che regolano la vita di relazione e i rapporti interpersonali. L’energia istintuale di NETTUNO, naturalmente, non può rispettare i confini, sia pure simbolici, rappresentati dai margini, dai capoversi e da una spaziatura regolare: se la LUNA ignora l’impostazione spaziale, NETTUNO fa anche di più, la elude e la trascende.

Scritto di Emilio Salgari (1862-1911)

La scrittura di Emilio Salgari è un ottimo esempio di “spazio invaso” e anche, aggiungerei, di una non buona integrazione dell’energia nettuniana. Nettuno qui ha agito le sue forze più devastanti: Salgari ha prodotto tantissimo, ha dato vita ad una quantità di personaggi, ma la sua vita personale e familiare è stata disastrosa e lo ha portato al suicidio. In Grafologia si definiscono “bianchi” gli spazi non  scritti, i vuoti che si creano tra le lettere, tra le parole, tra le righe. I “bianchi” rappresentano la parte inconscia della personalità, il regno del sogno, il mondo dell’immaginato, del suggerito, del taciuto, e assumono un’importanza che è quasi pari a quella del testo scritto. Per NETTUNO, come spesso anche per la LUNA, il bianco è preponderante, invadente, come privo di controllo : è un bianco aritmico, che costruisce caratteristici  canali verticali chiamati “caminetti”. I “caminetti”, molto evidenti nella scrittura di Salgari, sono sempre indicativi di solitudine affettiva, di isolamento a livello interiore. 

Anche il SOLE e SATURNO presentano questa particolare configurazione grafica, ma con motivazioni di base completamente differenti: per SATURNO si tratta di un isolamento quasi fisiologico, indispensabile al suo equilibrio, per il SOLE è l’isolamento selettivo, cercato talvolta come una torre d’avorio, per NETTUNO può essere invece la perdita di contatto che avviene in maniera totale, indifferenziata, come una fuga, un’estrema difesa dai fantasmi creati dall’inconscio.

Scritto di Charles Baudelaire (1821-1867)

Anche nella scrittura di Charles Baudelaire sono evidenti i “caminetti”: d’altra parte si tratta di una scrittura ricchissima di suggestioni nettuniane, con i suoi impennamenti, sprofondamenti, rigonfiamenti, arrotolamenti simili a conchiglie  ( le “conchiglie” sono considerate gesti di regressione e sono presenti anche in altre tipologie).

La nostra cultura ci porta ad identificare NETTUNO principalmente con il dio del mare della mitologia latina, ma diversi archetipi si legano al simbolismo nettuniano. Il greco POSEIDON, signore degli abissi oceanici, portatore di inattesi sconvolgimenti e capace di stupefacenti metamorfosi, il divino PEGASO, il cavallo alato frutto dell’unione tra Poseidon e la Gorgone, sospeso tra due mondi e due nature,TRITONE , altro dio marino figlio di Poseidon, dalla duplice natura di uomo e di pesce, e il prodigioso PROTEO, demone del mare col potere di assumere ogni forma, di illudere, disorientare, confondere … Proteo che conosce il mistero di ogni profezia, ma si rifiuta di rivelarlo ai mortali.

Sempre ritorna la lettura  “multiforme” ed inquietante dell’archetipo che accomuna questi personaggi mitici: creature possenti ed evanescenti, minacciose e sfuggenti insieme. La capacità di cambiare fisionomia, di assumere differenti aspetti, di coinvolgere, affascinare ed eludere, si traduce  nel segno grafico detto “proteiforme”: la scrittura-Nettuno può variare anche moltissimo da un documento all’altro, rendersi irriconoscibile ed indecifrabile, sorprendere ed ingannare, sottolineando così la sconcertante natura “dalle molte facce” dei figli di Nettuno.

Concludo con alcune firme particolarmente ricche dell’espressività del pianeta: Liz Taylor, Klaus Kinsky, Elvis Presley e Ornella Muti, che nella  “M”  del cognome esprime un bel simbolo nettuniano.

 

 

Liz Taylor

 

Klaus Kinsky

 

Elvis Presley

 

Ornella Muti

 

 

 

Marisa Paschero

Torino, 20 gennaio 2022

 

Marisa Paschero

* Marisa Paschero, laureata in Lettere, studiosa di scrittura e di simbolismo, ha una formazione grafologica interdisciplinare che collega metodi diversi. E’ specializzata in Grafologia dell’età evolutiva e perizia giudiziaria, svolge attività di consulente e di grafoterapeuta, e insegna il metodo grafologico francese con particolare attenzione alla correlazione tra  scrittura e simbolismo planetario.

Bilancia, con Ascendente Bilancia, Luna in Acquario e Mercurio in Scorpione, da tempo approfondisce con passione lo studio dell’Astrologia, disciplina affascinante e ulteriore straordinario strumento di conoscenza della personalità.

Per le Edizioni Mediterranee ha pubblicato  Grafologia e grafoterapia. Comprendere e migliorare se stessi attraverso la scrittura (2013), e Iniziazione alla grafologia (2019). Per le Edizioni Amrita ha pubblicato Lo scarabocchio, il tratto di unione fra noi e il nostro inconscio nel 2018.

 

Ferdinando Testa: “La clinica delle immagini” – Recensione di Federico Guastella

     Nei sei capitoli del libro gli argomenti sono sostenuti dall’applicabilità della psicoterapia junghiana. “Elogio dell’immaginazione” si intitola il primo che per la sua ampiezza ermeneutica è da considerare come la cornice di una tela in cui si stagliano i casi clinici presentati poi con dettagliate modalità operative. E’ grazie alle immagini che il paziente rivive il suo mondo interiore: il terapeuta le accoglie come un dono dell’inconscio e le ascolta per attivare la libido stagnante e scissa dalla sfera immaginativa.

 Coinvolgono le pagine dedicate al processo alchemico della trasformazione del piombo in oro, del “senex”, che esprime rigidità e pesantezza dello schema mentale, e del “puer” flessibilità innovativa. La narratività autobiografica, dialogata e commentata, ricca di dati sensoriali di cui sono impregnati i sogni, così dischiude il sapere emozionale del cuore che dilata l’ampiezza dello spazio immaginativo e fa scoprire connessioni simboliche tra la dimensione onirica e la realtà del sognatore. Il fine è quello di scartare le incrostazioni che lo imprigionano nel grumo delle umane confusioni. Il negativo e il positivo, considerati “la metà di un intero”, trovano così un supporto nel simbolo del viandante che di volta in volta decide quel che c’è da fare in funzione del minor male. Non è un caso che Testa in tale contesto tratti in un apposito paragrafo l’opera di Jung “Risposta a Giobbe”. Le pagine raccontano i drammatici conflitti di Dio e di Giobbe a proposito della sofferenza umana. La speranza di avere una risposta resta inappagata e non sarà mai possibile una spiegazione per le terribili sofferenze che il libro vetero-testamentale mostra. Addirittura dalla comunità, armata dalla moralità del conformismo che la rende incapace di ascoltare, di comprendere e di provare compassione, Giobbe è ritenuto peccatore e quindi va dall’alto castigato e punito. Di fronte al mistero della tragicità del dolore non ci sono parole e significati che possano alleviare i dubbi dell’essere, eppure Dio gli si è mostrato nella sua numinosità pur non avendo fornito conoscenze all’intelletto: il fatto che gli abbia rivolto la parola, allora è valsa la pena vivere l’esperienza della sofferenza.

     E’ la fusione della parola con l’immagine a concretizzare la funzione del sentire. Siamo nell’habitat della creatività, la quale, includendo il senso di una luce che brilla nelle tenebre e il non-senso di contraddizioni e incertezze, apre il cuore impietrito per farlo di nuovo palpitare: anche un sogno riscalda e ricrea ed è luce che può illuminare le tenebre. Segue “La cura dell’insolito”, dove l’analista, che scruta da più prospettive, è rivolto alla presentazione di casi clinici. In uno di essi, il primo, il percorso inizia con un atto materico: l’affondare le mani nella sabbia sprigiona nella paziente un quantum energetico di libido che sincronicamente favorisce la nascita del sogno e del racconto. Allora il corpo diventa immagine e l’immagine, lungi dal risolversi in vuota fantasia, si riempie di reazioni provenienti dai sensi, indispensabili all’espressione dell’istinto creativo per portare a compimento il compito che la vita ha affidato al paziente. Si trovano qui le pagine più corpose dedicate alla creatività come rappresentazione della totalità della vita nella quale ”ogni parte del Sé trova dignità, ruolo, presenza e ascolto” per reinventarsi in nuove nascite da vivere in profondità.

     Il terzo capitolo – “Le miniere oniriche”- potrebbe a mio parere leggersi come approfondimento del primo. Tante le sfaccettature del sogno su cui Testa si sofferma, rifacendosi tra l’altro all’opera di Jung “Su sogni e trasformazioni”. “Compagno mitico del genere umano” e anche “un mistero intorno al quale navigare”, porta la bellezza dell’immagine che può essere ricordata, raccontata e scritta. Rimanda dunque al risveglio della memoria che si modifica e si ristruttura: essa è cono di luce che, come in un Gange purificatorio, dà respiro alla coscienza, sollecitata a riprendere le emozioni, coniugandole con un linguaggio svincolato dall’aridità concettuale spesso inadeguato per tutto ciò che riguarda il regno dell’Anima. Ciò implica un preciso atteggiamento dello psicoanalista: pur nell’adeguata “distanza psichica”, egli fornisce l’energia necessaria al formarsi dell’immaginazione e nel contempo per decifrare i simboli attinge dai miti e dalle favole, dalla profondità dell’inconscio personale e collettivo, dalle leggende e dalla vita degli antenati. A favorire lo scioglimento della nigredo alchemica in cui vanno accolte tutte le possibilità psichiche putrescenti, è pur sempre la parola-racconto del sogno che lenisce il dolore e si pone come genesi di “un pensare altro” con la consapevolezza che ognuno di noi ha un compito o una croce da portare nel presente e a cui non si può sfuggire.

     Si intitola “L’animale ferito” il quarto capitolo che, richiamando il mito di Asclepio in relazione al simbolo del serpente quale rivelatore di carica energetica, esamina alcuni sogni nei quali compaiono animali che rappresentano il mondo degli istinti: non solamente un’area distruttiva e violenta, ma anche una risorsa per medicare le ferite della sofferenza. In tale ottica, la bestia interiore diviene la porta d’ingresso per vivere la carica energetica del simbolo onirico, portarlo a coscienza. Ad ostacolare i processi di simbolizzazione sono quegli arcaici meccanismi di difesa che, unitamente alle “emozioni esplosive terrorizzanti”, producono “buche vuote”. Dell’argomento si occupa il capitolo quinto “Sogno e psicopatologia” che offre complesse e variegate esperienze cliniche decodificate anche dagli apporti del mito di Dioniso, il Dio smembrato e rinato, ritenuto da Jung l’archetipo del terrore. L’approfondita ricerca di Testa fa luce sulla sofferenza emotiva accompagnata da un congelamento affettivo e relazionale, nonché da fantasie violente tali da bloccare l’attività immaginativa. Lo spazio creativo per contenere l’impulso a distruggere non è limitato al solo uso della parola, ma esteso all’operatività del disegno come racconto del sogno e del gioco della sabbia. Allora una via da privilegiare, in alternativa alla parola concettuale, diventa l’espressione figurativo-esperenziale e anche poetica in cui l’immaginazione è ponte che apre verso nuovi orizzonti. Così, a partire dall’accoglienza della “nigredo” che non nasconde nulla delle sofferenze, la creatività fa da controaltare agli aspetti distruttivi e permette alla relazione terapeutica di portare a coscienza i complessi, facendo entrare il nuovo: cioè, il cambiamento dell’Io.

Labirinto di Cnosso

Siamo ora nel sesto ed ultimo capitolo – “Sogno e Psicosi” – il cui intento è di fare intravvedere al paziente “la presenza dentro di sé di parti sane e creative”. Nel mondo degli psicotici, la psiche è dura come la pietra, priva cioè della vivacità e mobilità del pensiero e dell’intelligenza. Il viaggio dell’Io – scrive Testa – si è arenato, incagliato nei frammenti di una personalità frantumata. Incapace di mantenere una relazione dialogica, il Sé si è ritirato nel labirinto di Cnosso sempre più dominato da un Minotauro che tormenta la ragione, le emozioni e i sentimenti. Occorre perciò al terapeuta la maestria di aggirare lo sguardo pietrificante di Medusa ed essere come Perseo che utilizza le astuzie delle tecniche e gli stratagemmi della riflessione. Muovendo da tale assunto, si colloca in primo piano la grammatica dei simboli espressi anche nei fiori e nei colori come nel caso del significato della rosa, la cui immagine appare in sogno ad una giovane paziente a rivelare il proprio ritrovarsi. Con questa sua indagine Ferdinando Testa, da esperto speleologo, scende in ogni angolo buio, in ogni zona oscura dell’Ade. Esplora le zone sofferenti della psiche e inquadra sogni e racconti per creare una nuova trama narrativa. Egli opera come scultore su un pezzo di marmo informe, estraendo il nucleo della vita creativa del paziente. E’ l’elaboratore alchemico di spazi che, in alternativa a quelli del caos, restituiscono le funzioni dell’immaginare, del sentire e del pensare. Per tutto questo il saggio non è soltanto destinato agli addetti ai lavori, ma anche a quei lettori disponibili a situarsi nel proprio scenario onirico, spesso celato agli occhi della coscienza.

Federico Guastella*

Novembre 2019

*  La recensione sopra pubblicata è tratta dalla pagina Facebook “Il Libro rosso di Jung: riflessioni e immagini”, per gentile concessione dell’Autore.

Mercoledì, 4 dicembre 2019, il saggio del dott. Ferdinando Testa verrà presentato a Ragusa presso la libreria Ubik Terramatta. Sarà presente l’Autore, cureranno la presentazione il dott. Federico Guastella e il dott. Pippo Raniolo. L’ingresso è libero.