Note su “Il Libro Rosso” – Parte seconda: Alchimia e visioni

di Federico Guastella

Suggestivo appare il contributo di Luisa Marinelli come messa a fuoco di alcuni temi fondamentali de “Il libro Rosso”. L’incipit coinvolge e già fornisce una chiave di lettura, quasi invitando, con raffinata discrezione, il lettore a utilizzare un’ermeneutica che, scevra di categorie logiche, faccia leva sul magismo dei flussi di coscienza. Lei scrive:

“Come un antico manoscritto di verità e saggezza Il Libro Rosso di Jung tocca e lascia presagire, accompagna fino all’uscio del significato e lì abbandona, trasuda principi di immemorabile origine che solo Intuito e Terzo Occhio possono afferrare. E se con spirito di erudito e scientifico raziocinio tento di comprenderlo divento come il cieco nell’oscurità che si muove a tentoni e striscia nel vuoto“1.

Jung, operando nelle infinite possibilità del regno onirico, dava così vita a un tessuto narrativo retto da leggi assolutamente personali, spesso al limite dell’incomprensibilità. Non a caso erano gli anni in cui il dublinese Joyce, uno dei più grandi autori di narrativa del XX secolo, strutturava la libertà di associazione e di ricerca in una direzione illimitata. Non soltanto egli si avvaleva della psicanalisi per sondare l’inconscio, ma frequentemente faceva ricorso all’allegoria in modo che una parola o un episodio non avessero mai un unico significato. E’ la presenza di una forte connotazione alchemica che dà ai contenuti il fascino particolare della “metamorfosi” come attiva partecipazione al processo individuativo. Nell’Epilogo, aggiunto nel 1959, Jung dichiara che l’incontro con l’alchimia2 l’aveva indotto a interromperne l’elaborazione, essendo riuscito a sistemare le sue esperienze in un tutto organico3. Peraltro, nei “Ricordi” si legge che fu lo studio di vecchi testi alchemici a fornirgli la chiave della sua esperienza clinica e delle sue riflessioni specificamente sul mondo simbolico delle fantasie.L’alchimia, dunque: chiave fondamentale de “Il Libro Rosso”, una sorta di «gnosi pagana» aperta alla scoperta del proprio mito, alla mitologia personale perché, facendo i conti con la sofferenza, si possa trasformare l’oscurità in opportunità di crescita consapevole, nell’accoglienza del mistero divino attraverso la discesa agli inferi e la conseguente risalita. Emerge da qui la stretta connessione del mito con l’operatività alchemica. In virtù dell’intreccio di Alchimia e mito, l’uomo assume un ruolo attivo: non subisce, ma elabora tutta quella ricchezza di energie che spingono ad osare per maturare nuovi livelli di presenze significative. Scrive Nante:

“Per Jung l’alchimista – in relazione al processo psichico – è un uomo in cerca del mistero divino, il mistero dell’inconscio proiettato sulla materia: insomma, un individuo teso alla realizzazione personale, diretta, di un’esperienza dell’inconscio”4.

Ci si potrebbe perciò riferire al “Libro Rosso” come al resoconto di un viaggio che racchiude immagini tra l’onirico e l’allucinatorio, a una singolare narrazione autobiografica che, incrociandosi perfino con la liricità del sentimento, ha molto del racconto filosofico la cui stazione di partenza è la scoperta dell’anima con l’immaginazione attiva. Far fluire i contenuti dell’inconscio senza ricercarne una spiegazione, accontentarsi di provare sensazioni, anziché adoperare parole vuote, equivale a confrontarsi con le proprie immagini interne attraverso la sperimentazione; lo spiegare, invece, è un’operazione arbitraria; è come se si compisse un assassinio: l’assassinio dei dotti è detto nel “Prologo”. Trovare una spiegazione razionale prima del tempo uccide l’esperienza simbolica e blocca un processo in atto. Le immagini non vanno interpretate, ma vissute fino in fondo; è la vita che col tempo darà le risposte adeguate5. L’essenziale, scrive nell’Introduzione Sonu Shamdasani, non sta nell’interpretare o capire le fantasie, bensì nel farne esperienza. L’energia psichica è per Jung “attività immaginativa” che nutre con i sogni, con le visioni, con le fantasie. Per una presa di coscienza era lo studio della mitologia a sostenerlo: “lavorare sulla mitologia lo entusiasmava fino a stordirlo”6, ed egli distingueva il “pensare indirizzato”, logico e verbale, e il “fantasticare”, passivo, associativo e immaginifico: “la facoltà del pensiero indirizzato, estranea allo spirito degli antichi, è una tipica acquisizione moderna, mentre il pensiero fantastico si afferma là dove il primo non ha corso”7. Jung si era reso conto, afferma il famoso prefatore, di che cosa significasse vivere senza un mito: “chi è privo di un mito è un uomo che non ha radici, senza un vero rapporto con il passato, con la vita degli antenati (…) e con la società umana del suo tempo”8. Dai miti al proprio mito si svolge il suo tragitto alla ricerca della “propria equazione personale” con l’attivazione di un processo di auto sperimentazione. L’energia psichica, che lo travolge, gli si manifesta in sogni e in visioni allucinatorie evocate di proposito anche in stato di veglia che aprivano dinanzi al suo sguardo un teatro di rappresentazioni con plurimi personaggi i quali animavano una sorta di terapia della psiche. Siamo nell’effetto catartico di cui parla Aristotele a proposito della “tragedia”: vi era coinvolto lo spettatore al punto da rivivere le proprie passioni con equilibrio e con distacco. Sia che si tratti di sogni o di visioni avute da sveglio come quella dell’ottobre del 1913 quando si recava in treno a Sciaffusa (l’Europa gli appariva devastata da una spaventosa inondazione), come per Platone e Sant’Agostino, ecco profilarsi i dialoghi interiori. Sonu Shamadsani parla di un metodo di investigazione che aveva molte somiglianze con varie pratiche di auto-sperimentazione, sia del passato che coeve, con cui aveva familiarità: “Jung, trascrisse le proprie fantasie, datandole, nei Libri neri e vi aggiunse osservazioni relative agli stati d’animo e alle difficoltà che avevano accompagnato la loro comprensione. I Libri neri non sono dunque un diario di avvenimenti, e anche il numero dei sogni in essi riportati è ristretto. Sono, piuttosto, la registrazione di un esperimento. Jung stesso, nel dicembre 1913 definì il primo libro nero come ”il libro del mio esperimento più difficile (…). A questo punto Jung cominciò a comporre quello che diventerà il Liber novus (…). La principale differenza tra i Libri neri e il Liber novus sta nel fatto che i primi sono stati redatti da Jung per uso personale e possono quindi essere considerati come la registrazione di un esperimento, mentre il secondo si presenta nella forma di un’opera destinata alla lettura del pubblico, a cui difatti si rivolge. Non a caso il testo della minuta si apre con l’apostrofe “Amici”, e la medesima formula allocutiva ricorre anche in seguito“9.

Nel Capitolo del Liber primus “Insegnamento”, Jung, che parla di immedesimazione nelle visioni, dice di sentirsi libero e di provare piacere nelle esperienze primordiali, della foresta e delle bestie selvatiche, compiendo anche “esperienze sorprendenti” dal significato oscuro che lo spaventano. L’apparizione dell’immagine come una visione, o un’allucinazione, è già interpretazione del sogno. Le visioni sono da raccontare, sono racconti della vita psichica, rappresentano processi e percorsi di eventi biografici connotati da gioia e da sofferenza. L’inconscio si fa laboratorio poetico e fa affiorare storie che segnano la vita di dinamiche relazionali. E’ l’inconscio a organizzare visivamente risorse interne per costruire identità altre. In fondo, è questo il metodo dell’analisi: un mezzo per far leva sull’esperienza immaginativa che opera con l’inconscio per fare emergere tendenze non riducibili esclusivamente ai traumi infantili e al rapporto genitoriale nel periodo dell’infanzia.

Federico Guastella

Ragusa, 3 febbraio 2018

 

Note:

1. Dott.ssa L. Marinelli, Riflessioni su “Il Libro Rosso” di Carl Gustav Jung (http://psiche.org/pi…/riflessioni-su-il-libro-rosso-di-jung/).

2. “Alchimia”, che significa “Arte della pietra filosofale”, proviene dall’arabo “Al-Kimya”, ma l’ispirazione è egiziana: “Kemi” nell’antico Egitto equivale a “Terra nera”, cioè il limo del Nilo, indispensabile all’agricoltura in un paese insidiato dall’avanzare del deserto. Pur essendo amorfo, ha in sé una varietà di potenzialità senza le quali non è possibile alcuna manifestazione di vita. Kemi, dunque, è il “preformale”, il “potenziale”, il “virtuale”, presupposti per il compimento dell’Opus. Secondo Jung, l’alchimista, come il cabalista, che intraprende la via della “Grande Opera”, compie un viaggio all’interno del proprio inconscio, realizzando un processo di sviluppo verso la consapevolezza del Sé. Il compito è di “riunire ciò che è sparso”, disperso, frammentario, affrancandosi dalla fragilità dell’esperienza per ancorarla a livelli superiori. Ciascuno è attivatore delle proprie depurazioni; in alchimia la trasformazione ha luogo attraverso tre fasi fondamentali: l’Opera al Nero, l’Opera al Bianco, l’Opera al Rosso. Essenziale allo sviluppo del processo è la morte iniziale con la contestuale “putrefactio”, simbolicamente espressa dall’immagine del seme che deve marcire nella terra affinché possa fruttificare. Siamo così nella sequenza corrispondente alla “Nigredo” della stagione invernale che, nel linguaggio mitico è assimilabile al “chaos” o alle “acque primordiali”. E’ noto l’acrostico V.I.T.R.I.O.L. dell’alchimista medievale Basilio Valentino che per esteso recita Visita Interiora Terrae, Rectificando, Invenies Occultum Lapidem e che si può così tradurre: “Penetra nelle viscere della Terra e, percorrendo il retto sentiero, scoprirai la pietra che si cela ai tuoi occhi”. E’ il fuoco della conoscenza e dell’amore l’agente che attiva la combustibilità per lasciare il “caput mortuum”, cioè le scorie, la cui proprietà è quella di non infiammarsi più. L’Athanor, ovverosia il forno dell’alchimista, corrisponde all’interno dell’albero in cui circola la linfa. La bianca colomba, levatasi in volo torna così all’Arca recando il ramoscello d’ulivo ed è questa una chiara allusione al dominio di tutte le forze attivate  che rappresentano l’ “Albedo. Dall’argento infine si passa all’ultima fase del processo, la “Rubedo”, oppure “Opera al rosso”, che segna il termine delle fatiche di depurazione: l’oro qui ha il significato dell’anima liberata dalle sua ruggine; il corpo si riunisce e si fissa con quello dello Spirito. E’ nell’inconscio che bisogna sprofondare per operare sulle impurità, quali disagi e resistenze, blocchi e nodi che angosciano e deprimono, tentando di espellere ogni limitazione, ogni metallo pesante. Così, il guardare dentro di sé significa dare luogo a un senso di rinascita, al risveglio spirituale. E’ questa l’operazione dello svuotamento per consentire alla scintilla divina di purificare l’animo.

3. “Ho lavorato a questo libro per sedici anni. Me ne ha distolto il mio incontro con l’alchimia nel 1930. L’inizio della fine sopraggiunse nel 1928, quando Wilhelm mi spedì il testo di un trattato alchemico, Il fiore d’oro. A quel punto il contenuto di questo libro trovò la sua strada verso la realtà e non potei più continuare a lavorarci. All’osservatore superficiale esso si presenterà come un’assurdità. E lo sarebbe effettivamente diventato, se non fossi riuscito a cogliere la forza travolgente delle esperienze originarie. Con l’aiuto dell’alchimia, alla fine sono riuscito a sistemarlo in un tutto organico. Ho sempre saputo che quelle esperienze contenevano qualcosa di prezioso, e perciò non ho saputo far niente di meglio che trascriverle in un libro «prezioso», ovvero con un suo prezzo, e dipingere – meglio che potevo – le immagini che emergevano mentre le rivivevo. So che è stata un’impresa spaventosamente inadeguata, ma nonostante il molto lavoro e le distrazioni le sono rimasto fedele, anche se io mai un’altra / possibilità …”. Così si conclude il “Libro rosso”. Il testo si interrompe lasciando la frase incompiuta (pag 427). Si potrebbe dire che essa appare come una chiara indicazione verso varie e possibili risposte, sui plurimi sentieri da percorrere ai fini del proprio perfezionamento.

4. Nante, Guida alla lettura del Libro Rosso di C. G. Jung, op. cit., p. 129.

5. Dilthey, alla fine del XIX secolo,  rimprovera al positivismo di trascurare la peculiarità dell’oggetto, dello scopo e del metodo delle “scienze dello spirito”. Il positivismo infatti riteneva che le scienze dell’uomo, esattamente come le scienze della natura, ricerchino delle leggi capaci di spiegare i fenomeni per mezzo dell’osservazione. Secondo Dilthey questa concezione è errata in tutte le sue parti. In primo luogo, rifiuta assolutamente che le scienze dell’uomo ricerchino delle leggi. Egli, conformemente alla tradizione della “scuola storica” tedesca, nega l’autonomia disciplinare dell’economia, della sociologia e del diritto e riconosce la storia come la sola disciplina unitaria in cui viene a convergere ogni indagine sull’uomo. Tuttavia, contesta l’esistenza di leggi della storia: la storia è la creazione libera dello spirito umano; dunque, essa è il regno del fatto individuale, irriducibilmente singolare e imprevedibile.  In secondo luogo, le scienze dello spirito non mirano a “spiegare” i fenomeni, come insegnano i positivisti, deducendoli da altri fenomeni precedenti o concomitanti. Le scienze dello spirito ci fanno piuttosto comprendere il significato dei fenomeni che si studiano. In terzo luogo, il naturalista indaga su qualcosa di totalmente estraneo a sé. Lo storico invece indaga su un oggetto che ha la sua stessa natura. E’ peculiare, dunque, dei fenomeni storici che essi, in quanto fatti spirituali, siano fenomeni dello stesso genere cui appartiene anche l’attività di riflessione dello studioso e si colleghino a questa nell’unica e universale connessione della “vita dello spirito”. In virtù della affinità tra soggetto e oggetto, che caratterizza il campo delle scienze dello spirito, la realtà indagata si rivela si rivela accessibile dall’interno, attraverso un’ ”esperienza vissuta” (“Erlebnis”, in tedesco) del tutto diversa dall’osservazione sensoriale esterna. La comprensione cui mira lo storico è un “rivivere” il fenomeno indagato: un riprodurlo interiormente immaginando i motivi che l’hanno determinato simpateticamente, in forza dell’umana affinità con i protagonisti del fenomeno stesso. In proposito, il commento di Nante è pienamente condivisibile. Egli scrive: “Non è il caso di soffermarsi sulle controversie che portarono a queste distinzioni e formulazioni, ma è indubbio che esse gravitano nel pensiero di Jung e, di fatto, sono accolte nel suo metodo, che può essere definito “fenomenologico-ermeneutico” (Ibidem, p. 59).

6. Sonu Shamdasani, Introduzione a Il Libro Rosso di C. G. Jung, op. cit., p. XXXVI.

7. Ivi, p. XXXVII.

8. Ivi, p. XXXVIII.

9. Ivi, pp. XLVII-LIII.

 

Per contattare l’Autore, scrivere a federico.guastella@tin.it

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Dall’Illuminismo ai Cyborgs

di Claudio Messori*

Siamo lieti di pubblicare sul nostro sito questo ampio saggio di Claudio Messori. Si tratta di un lavoro originale e ben documentato, che offre diversi spunti di riflessione sulle inquietanti prospettive che si aprono all’umanità intera, dopo il tumultuoso sviluppo economico degli ultimi due secoli. “Le Ali di Ermes” pubblicherà volentieri i commenti che i lettori vorranno inviarci, per approfondire le tematiche trattate dall’Autore e aprire un dibattito. Buona lettura!       p.p.

Abstract

Il declino del sistema feudale e la progressiva ascesa della borghesia medievale a ruoli di potere e a funzioni di governo, conduce l’Occidente (17° secolo) a teorizzare e ad assumere un modello di pensiero materialista, riduzionista e meccanicista, basato su un rapporto privilegiato, tendenzialmente esclusivo, con la Scienza (metodo scientifico galileiano), la tecnica e la tecnologia. Il presente lavoro prende in considerazione gli elementi storici, sociologici e antropologici (come il perfezionamento illimitato dell’umanità auspicato dall’Illuminismo francese, e la meccanizzazione del ciclo produttivo prospettata dal proto-liberismo Inglese) di questa rivoluzione paradigmatica, che ci aiutano a comprendere il processo causale che ha portato al tecno-centrismo 4.0 contemporaneo.

Viene evidenziato come, grazie all’intreccio tra gli ideali dell’Illuminismo francese, con le sue due anime (Naturofila e Tecnofila), e la lungimiranza imprenditoriale anglosassone (dimostratasi vincente con la Rivoluzione Industriale 1.0), prenda forma il paradigma positivista, e con esso la religione secolare positivista, la cui affermazione e diffusione genera una corrente di pensiero ampiamente condivisa in tutto l’Occidente, l’Eugenetica, che radicalizza le istanze più ambivalenti (pseudo-scientifiche) e reazionarie (filo-colonialiste) dell’Illuminismo e del Positivismo, dando corso ad una serie di crimini contro la persona e contro l’umanità, che sfoceranno nelle eliminazioni di massa condotte, in particolare ma non solo, dal nazifascismo e dallo stalinismo (due regimi totalitari accomunati dalle stesse radici positiviste e dalla stessa passione per il pensiero eugenetico). 

Viene evidenziato come il cuore del processo di industrializzazione inizi a pulsare nelle fabbriche, dove l’introduzione dei sistemi meccanici nel ciclo produttivo innesca il processo di integrazione uomo-macchina, che presto diviene il fulcro, il fattore economico, sociale e culturale trainante della civiltà occidentale. Sarà quindi grazie alla evoluzione dei sistemi meccanici impiegati nelle filiere produttive e alla affermazione del modello economico liberista, che tra la seconda e la terza Rivoluzione Industriale si consolida l’alleanza tra mondo accademico, industriale e militare (academic/industrial/military iron triangle). Una alleanza destinata a giocare un ruolo determinante nelle due guerre mondiali del 20° secolo e in tutte quelle successive.

Il presente lavoro mette in evidenzia come le due guerre mondiali abbiano incrementato in misura esponenziale lo sviluppo scientifico e tecnologico occidentale, che, una volta trasferito dal settore militare a quello civile, ha fatto decollare la Rivoluzione Industriale 3.0.

Dalla seconda guerra mondiale, l’academic/industrial/military iron triangle statunitense esce rafforzato e diviene leader mondiale dello sviluppo scientifico, economico e tecnologico. La computerizzazione della società e lo sviluppo della cosiddetta Intelligenza Artificiale sono effetti collaterali del nuovo modo di concepire la relazione integrata tra soldato e armamento, maturato nel settore militare statunitense proprio nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Il modello di automazione soldato-macchina uscito da quella esperienza bellica, e gli enormi sviluppi tecnici e tecnologici che si sono succeduti, hanno aperto la strada alla creazione di ibridi uomo-macchina (cyborgs) e alla robotizzazione della società (Rivoluzione Industriale 4.0), destinata ad essere un effetto complementare delle guerre contemporanee.

In conclusione, viene prospettata la nascita di una nuova religione secolare neo-positivista, ispirata ad una scientifica ed ermafrodita divinità, chiamata Coscienza Universale.

1. Dall’Uomo nuovo illuminista alla Rivoluzione Industriale positivista

“The necrophilous person is driven by the desire to transform the organic into the inorganic, to approach life mechanically, as if  all living persons were things. All living processes, feelings, and thoughts are transformed into things.”

Erich Fromm – The Heart of Man (1964)1

Il cambiamento rivoluzionario nel rapporto con la tecnica e con la tecnologia, di cui si è fatta promotrice e portatrice la civiltà occidentale con l’adozione del paradigma illuminista (18° secolo) e positivista (19° secolo), nella definizione del proprio impianto identitario [1], ha trasformato, in un arco di tempo di appena 300 anni, e trasformerà enormemente, le dinamiche e la struttura delle società sottoposte a questo cambiamento e vincolate alle leggi di mercato che lo governano. Da adesso in poi, tutta la vita politica, sociale culturale, economica e persino religiosa ruota attorno al sapere tecnico e tecnologico. Questa è la peculiarità e il carattere distintivo del paradigma occidentale contemporaneo, che lo distingue da tutti gli altri modelli paradigmatici, al tempo stesso la sua forza e il suo limite.

Dall’avvento della Rivoluzione Industriale 2.0 (seconda metà del 19° secolo) ad oggi, il potere maturato dal tecno-centrismo è cresciuto esponenzialmente. Sull’onda dell’incalzante sviluppo, prima militare e poi civile, di tecniche e soluzioni tecnologiche sempre più versatili e performanti, la rivoluzione tecnologica, il cui cuore ha iniziato a pulsare nelle fabbriche, è riuscita ad imporre una nuova scala di valori sociali, dove il patrimonio di capacità, di possibilità e di tendenze, filogenetiche ed epigenetiche, che conferiscono identità e dignità all’essere umano2, viene vincolato, e subordinato, alle capacità, possibilità e tendenze che dipendono dall’apporto tecnologico.

In particolare, l’attuale Rivoluzione Industriale 4.0, promossa dal vannevariano (Vannevar Bush, 1947) “academic/industrial/military iron triangle3, sta imprimendo un radicale cambio di passo al processo di integrazione uomo-macchina, teorizzato dall’Illuminismo e avviato dalla Rivoluzione Industriale 1.0, tale da aprire seri interrogativi sia sul destino dello statuto antropologico umano, che sul futuro della civiltà umana.

Nel nuovo scenario ipertecnologico contemporaneo, l’essere umano non si deve più solo adattare e conformare all’impiego di sistemi meccanici, più o meno sofisticati e performanti. Oggi, per essere competitivi e socialmente adatti (fit vs unfit), i soggetti umani, in particolare le nuove generazioni, devono sottoporsi ad una vera e propria mutazione tecno-genetica, che li spinge a fondersi e a confondersi con piattaforme, sistemi, dispositivi e soluzioni artificiali, che non aggiungono, ma semmai sottraggono, valore alla loro umanità. Ciò che invece acquisisce enorme valore e prestigio, è il consumo (compulsivo) delle nuove tecnologie, grazie al quale viene acquisita una identità digitale, che eleva al rango di nativi digitali.

La identità digitale è una locuzione legata al fenomeno della Digital Transformation (D.T.), o meglio della Digital Mutation (D.M.), che sta investendo con velocità le società tecnologicamente avanzate, coinvolgendo soprattutto il modo in cui si comunica, si consuma, ci si informa sul mondo, si studia e si lavora (è in atto un progressivo fenomeno di automatizzazione del settore manifatturiero e dei servizi, con conseguente estinzione di alcune tipologie di lavoratori e dei relativi posti di lavoro)4. La D.T. modifica abitudini, tradizioni, princìpi e relazioni grazie all’evolversi organico di un insieme eterogeneo e combinato delle quattro macro aree (megatrend) digitali delle tecnologie: mobile (mobile devices, smartphone e tablet); big data (analisi di data set e informazioni, sia correnti che future, in tempo reale, attraverso processi di analisi di dati strutturati e non strutturati); cloud computing (piattaforme di sviluppo o di gestione dati) e social (social network, piattaforme online che permettono agli users di creare un profilo pubblico, o semi-pubblico, e interagire con altri users in quella sede). Tutte quattro esposte a problemi di data security (hackeraggio).

Mutazione”, dunque, è il termine esatto per descrivere non una transizione, ma una vera e propria modificazione tecno-genetica e di pensiero delle persone e della società che porta alla generazione di identità digitali tanto reali quanto quelle appartenenti alla dimensione fisica, forse, addirittura, ancora più potenti di queste ultime, perché la digital identity si può plasmare a seconda delle proprie o delle altrui esigenze, e non è legata a limiti materiali. Attraverso la creazione, gestione e condivisione di contenuti digitali, si può dar vita a espressioni virtuali di se stessi (es. avatar), che contribuiscono allo stesso modo dell’identità fisica a definire chi è una persona e cosa è e rappresenta (alimentando la sedimentazione di un disturbo dissociativo dell’identità?).

Il processo di integrazione uomo-macchina contemporaneo, ci regala sistemi cibernetici antropomorfi pseudo-intelligenti (robot), ibridi uomo-macchina (cyborg) e nuove generazioni di organismi geneticamente modificati (ingegneria genetica). Effetti collaterali di un processo di integrazione uomo-macchina concepito in ambito militare durante la seconda guerra mondiale.

Come scriveva l’antropologo digitale Frank Rose agli inizi degli anni ’80 [2], all’alba della Rivoluzione Industriale 3.0: “The computerization of society……has essentially been a side effect of the computerization of war”.

Norbert Wiener (1894-1964) [3], padre della cibernetica moderna, fu uno degli scienziati che durante la II Guerra Mondiale collaborarono ad un progetto dell’OSRD (Office of Scientific Research and Development, lo stesso organismo governativo statunitense che sotto la direzione di Vannevar Bush [4] controllava anche il Manhattan Project, che portò alla realizzazione del primo ordigno nucleare), dal quale prese forma l’idea di ottenere il massimo di efficienza, di affidabilità e di efficacia operativa in combattimento, dalla integrazione dell’uomo (soldato) e della macchina (armamento) in un unico sistema, in cui l’elemento umano e l’elemento meccanico si fondono, da un punto di vista ingegneristico, in un’unica struttura.

Come racconta Wiener [il grassetto nel testo è mio]:

The antiaircraft gun is a very interesting type of instrument. In the First World War, the antiaircraft gun had been developed as a firing instrument, but one still used range tables directly by hand for firing the gun. That meant, essentially, that one had to do all the computation while the plane was flying overhead, and, naturally, by the time you got in position to do something about it, the plane had already done something about it, and was not there. It became evident—and this was long before the work that I did—by the end of the First World War, and certainly by the period between the two, that the essence of the problem was to do all the computation in advance and embody it in instruments which could pick up the observations of the plane and fuse them in the proper way to get the necessary result to aim the gun and to aim it, not at the plane, but sufficiently ahead of the plane, so that the shell and the plane would arrive at the same time as induction.  I had some ideas that turned out to be useful there, and I was put to work with a friend of mine, Julian Bigelow. Very soon we ran into the following problem: the antiaircraft gun is not an isolated instrument. While it can be fired by radar, the equivalent and obvious method of firing it is to have a gun pointer. The gun pointer is a human element; this human element is joined with the mechanical elements. The actual fire control is a system involving human beings and machines at the same time. It must be reduced, from an engineering point of view, to a single structure, which means either a human interpretation of the machine, or a mechanical interpretation of the operator, or both. We were forced—both for the man firing the gun and for the aviator himself—to replace them in our studies by appropriate machines. The question arose: How would we make a machine to simulate a gun pointer, and what troubles would one expect with the situation?

La Rivoluzione industriale 4.0 viene propagandata, con tutti i mezzi di cui dispone l’academic/industrial/military iron triangle contemporaneo, come se si trattasse di una Eldorado disseminata di promesse, destinate ad incrementare il Bene Privato & Pubblico, accarezzata dall’idea che ciò che è naturale debba essere progressivamente sostituito da ciò che è artificiale, e che il modello di essere umano da perseguire, debba aderire sempre più al modello iper-tecnologico e ingegnerizzato di uomo-macchina concepito per scopi militari.

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Fromm, E. (2011) The Heart of Man, Lantern Books, p. 37

2. È grazie alla disponibilità filogenetica ed epigenetica di capacità, possibilità e tendenze che consentono il superamento della stereotipia comportamentale animale, che il genere Homo si contraddistingue come l’unica specie in grado di aumentare volutamente la propria capacità, possibilità, tendenza ad esistere. Lo sviluppo della coscienza e della conoscenza umana impiegate a questo scopo, non è presente in nessun’altra specie animale, ma caratterizza la nostra specie [Messori 2016]

3. Vedi: Norbert Wiener, “Men, Machines, and the World About”, in Medicine and Science, 13-28, New York Academy of Medicine and Science, ed. I. Galderston, New York: International Universities Press, 1954.
http://21stcenturywiener.org/wp-content/uploads/2013/11/Men-Machines-and-the-World-About-by-N.-Wiener.pdf

4. In una recente intervista rilasciata alla free digital news publication Quartz, Bill Gates, co-fondatore della Microsoft, propone di ammortizzare le conseguenze negative che si avranno sul piano fiscale per la perdita di milioni di posti di lavoro (ovvero per la perdita degli introiti derivanti dalla tassazione applicata ai redditi da lavoro dipendente e autonomo), tassando i robot che andranno a rimpiazzare il personale umano in esubero: Certainly there will be taxes that relate to automation. Right now, the human worker who does, say, $50,000 worth of work in a factory, that income is taxed and you get income tax, social security tax, all those things. If a robot comes in to do the same thing, you’d think that we’d tax the robot at a similar levelVedi: The robot that takes your job should pay taxes, says Bill Gateshttps://qz.com/945493/get-out-shows-that-even-the-most-intelligent-films-can-fall-prey-to-asian-american-stereotypes/

1.1 L’anno zero illuminista

I should like you to consider that these functions  (including passion, memory, and imagination) follow from  the mere arrangement of the machine’s organs every bit as naturally as the movements of a clock or other automaton follow from the arrangement of its counter-weights and wheels.

Descartes – Treatise on Man (1633)5

Tra il 18° e il 19° secolo, quando l’età media degli europei passa da 35 a 40 anni, e quando “l’animale posto più in alto, che di solito si pensava fosse la scimmia, era collegato con il tipo di uomo posto più in basso, di solito essere ritenuto il nero” (George L. Mosse)6, l’Occidente ha elaborato e adottato, per la prima volta nella storia orale e scritta dell’umanità, un modello identitario che esautora la casta sacerdotale e nobiliare dalla loro millenaria funzione di governo delle anime e dei corpi, per trasferire il mandato del governo sui popoli nelle mani di un nuovo ceto dominante, la borghesia, erede storica dei valori e degli interessi maturati dalle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri medievali, con a capo i suoi esponenti più influenti e facoltosi, i banchieri rinascimentali.

A questo scopo, gli intellettuali illuministi (“une assemblée de philosophes occupés à préparer le bonheur du monde”, Pierre Louis Manuel, 1792) hanno escluso, con effetto retroattivo, dalla prospettiva di conoscenza dominante, tutto ciò che non attiene al mondo sensibile, instaurando un modello paradigmatico materialista, riduzionista e meccanicista, in base al quale solo ciò che può essere spiegato razionalmente, e da cui sia possibile ricavare un profitto materiale, ovvero solo ciò che può essere calcolato, misurato, riprodotto ed eventualmente commercializzato, è degno di attenzione e può essere considerato reale. Tutto il resto appartiene a un piano di realtà fittizio, come la mente (res cogitans vs res extensa), oppure è il frutto di fantasie e di superstizione.

L’effetto retroattivo applicato alle nuove categorie del reale, conferisce all’Età dei Lumi il carattere di spartiacque tra una storia superiore, inaugurata con la formulazione di, e il ricorso a, leggi fisiche traducibili in un linguaggio quantitativo universale e costante (metodo scientifico galileiano7), funzionale al catechismo del profitto imprenditoriale borghese, e una storia inferiore, scritta nel corso del tempo sulla base di categorie del reale generate in altri luoghi e in altre epoche, da altre comunità umane, attraverso forme di conoscenza diverse da quella adottata dagli illuministi.

A cadere sotto la ghigliottina dell’anno zero illuminista, non fu quindi solo la testa dei nobili, e con essi la credibilità dei misteri della fede cattolica (consustanzialità), strumentalmente invocati dalla casta sacerdotale, quella della Santa Romana Chiesa che tra il 12° e la metà del 15° secolo ha prima torturato e poi arso vive milioni di donne accusate di stregoneria dalla Santa Inquisizione; quella che tra il 14° e il 16° secolo, con la complicità della nobiltà feudale, ha intrapreso una fiorente attività commerciale basata sulla compra-vendita dell’indulgenza plenaria.

Vittima eccellente dell’impeto riformatore illuminista fu la centralità del ruolo assegnato all’Uomo dal nucleo fondativo di tutte le rappresentazioni interne della realtà esterna e di tutti i sistemi di valori, e dei rispettivi sistemi relazionali, sociali, culturali, cultuali, utilitaristici e non utilitaristici, generati dalle comunità umane dal Paleolitico Medio in poi. Questo ruolo, scaturito dalla nascita psicologica dell’essere umano (Paleolitico Medio) [5] [6], si esprime simbolicamente nella forma dell’Axis Mundi, l’Asse che mette in comunicazione ciò che sta in alto (vertice) con ciò che sta in basso (base), la triade archetipica che orienta l’esistenza umana (questo è anche il significato del simbolismo della croce [7] [8]) e le assegna una posizione ben precisa nella relazione gerarchica con il mondo immanifesto (immateriale intangibile dimensione incorporea) e con il mondo manifesto (materiale tangibile dimensione corporea), tale per cui: in alto è il Cielo, ciò che sta sopra, ciò che eccede e sovrasta il mondo ordinario delle forme e dei mutamenti (l’instabilità e l’impermanenza delle forme e delle loro ombre non permette di considerarle come reali,  bensì come quasi reali: solo il ritmo del movimento che le penetra le eleva alla realtà [7]), il non-luogo della alterità, del non-nato, del Non-Essere; in basso è la Terra, ciò che sta sotto, il mondo sensibile, il luogo dell’identità, della individuazione, del nato, dell’Essere; in mezzo è l’Uomo, il medium che cammina eretto sulla Terra cercando di accordare la propria identità-immanenza terrena con l’alterità-trascendenza del Cielo (sarà solo a decorrere dal Paleolitico Superiore che l’immagine primordiale da cui scaturisce l’Uomo-come-medium, prodotta nel corso del Paleolitico Medio dalla funzione imaginifica [6], e via via rivestita di contenuti magico-simbolici, verrà sottoposta ad un lento processo di elaborazione, che segna il passo alla formulazione delle norme e delle credenze religiose, che hanno prescritto i tempi e i modi delle trasformazioni culturali e sociali, a cui sono andate incontro le civiltà neolitiche e post-neolitiche; un ruolo prescrittivo che è tutt’ora presente, laddove i sistemi sociali sono retti da istituzioni, norme e credenze religiose).

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5. Citazione tratta da: Lopez-Cajun, Ceccarelli, M. (edited by) (2016) Explorations in the History of Machines and Mechanisms: Proceedings of the Fifth IFToMM Symposium on the History of Machines and Mechanisms; Koetsier, T.: Lewis Mumford Revisited; Springer, p. 178.

6. Mosse, G. L. (2003) Il razzismo in Europa. Dalle origini all’olocausto, Editori Laterza, p. 18.

7. Si divide in quattro fasi, due induttive e due deduttive: osservazione, ipotesi, sperimentazione, matematizzazione.

8. Come scrive C.G. Jung: My views about the ‘archaic remnants’, which I call ‘archetypes’ or ‘primordial images,’ have been constantly criticized by people who lack a sufficient knowledge of the psychology of dreams and of mythology. The term ‘archetype’ is often misunderstood as meaning certain definite mythological images or motifs, but these are nothing more than conscious representations. Such variable representations can not be inherited. The archetype is a tendency to form such representations of a motif—representations that can vary a great deal in detail without losing their basic pattern [ Jung, C.G. (1968) Man And His Symbols, Mass Market Paperback].

1.2  L’Homme nouveau

Tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello
Stato sono concetti teologici secolarizzati. Non solo in base al loro
sviluppo storico, poiché essi sono passati alla dottrina dello Stato
dalla teologia, come ad esempio il Dio onnipotente che è
divenuto l’onnipotente legislatore, ma anche nella loro struttura
sistematica, la cui conoscenza è necessaria per una considerazione
sociologica di questi concetti.

Carl Schmitt  – Teologia politica. Quattro capitoli sulla dottrina della sovranità (1922) 9

Al suo posto, al posto dei contenuti simbolici archetipici che hanno portato ad interpretare l’essere umano come mediatore elettivo tra la Terra e il Cielo, il riformatore illuminista settecentesco introduce la figura dell’Homo Technologicus (Homme Machine, J.O. de La Mettrie, 1747), un Uomo nuovo (Homme nouveau) che interpreta il mondo e sé stesso come un mosaico di componenti meccaniche in movimento, azionate dall’apporto di energia, suscettibile di essere misurato, calcolato, controllato, modificato, migliorato, riprodotto.

Per gli illuministi prima, e per i positivisti poi, l’Universo è un sistema meccanico di oggetti solidi (res extensa) che riempiono porzioni di uno spazio altrimenti vuoto, posti in relazione reciproca secondo leggi di moto che, almeno in linea di principio, sono calcolabili. Su questo Universo regna un Dio illuminista, un Deus otiosus. Un Dio logico come il suo predecessore, quello che si è fatto-Uomo-in-Cristo con un dogma della fede10 [1][7][8][9], accuratamente decontaminato da qualsiasi traccia di trascendenza, un Dio meccanico, un Grande Orologiaio. Un Essere Supremo, il Deus Absconditus degli esoterici, il Grande Architetto che grazie alla sublime arte della matematica e della geometria ha creato tutto ciò che popola lo spazio compreso tra la Terra e il Cielo, senza lasciare nulla al caso. Il Tutto, sostengono gli illuministi, è stato calcolato secondo un disegno matematico di causa-effetto, per essere consegnato nelle mani dell’Homme nouveau eletto dal Dio meccanico, ovvero nelle mani dei maschi-bianchi-istruiti-benestanti dediti allo studio, all’addomesticamento e alla manipolazione empiristica e utilitaristica della res extensa: gli unici esseri del creato in cui questo Dio ha compiutamente infuso la res cogitans.

Un Homme nouveau che sceglie di escludere (dualismo cartesiano) la dimensione immateriale, fittizia (res cogitans), vissuta soggettivamente e non circoscrivibile dalla razionalità (non traducibile in un linguaggio quantitativo universale e costante come quello impiegato per descrivere il mondo formale res extensa), dalla propria prospettiva di conoscenza11.

Un Uomo nuovo destinato a governare la, e ad essere governato dalla, Ragione (Pura?) della Scienza dell’utile e del costruttivo, tale metafisica applicata per scopi pratici [1][6][9] di aristotelica memoria, che può modificare radicalmente la struttura dell’esistenza umana e dell’essere umano stesso; il luogo dove risiedono le Idee e gli Universali (le Idee prime, che hanno come oggetto di conoscenza la res cogitans, e le idee seconde, che si occupano della res extensa); il piano (logico) di lavoro del dubbio metodico, fulcro del procedimento analitico e deduttivo cartesiano, attraverso il quale possono essere generate proposizioni indubitabili, assolute.

Un Uomo nuovo incarnato dai banchieri-mercanti-artigiani del diciassettesimo e diciottesimo secolo, che non vogliono più essere secondi a nessuno, né al clero né alla nobiltà feudale. La borghesia imprenditoriale e liberista, che più di tutti è riuscita a trarre vantaggio e impulso dagli effetti della Riforma Protestante (16° secolo), dalla circolazione delle idee promossa con l’invenzione della stampa a caratteri mobili (1455) e dalla lezione di economia e finanza impartita ai contemporanei e ai posteri dalla famiglia dei Fugger (16°-17° secolo).

Un Uomo-macchina che capitalizzerà le risorse tecnologiche (seconda metà del 18° secolo, Inghilterra, Rivoluzione Industriale 1.0), vale a dire il sapere e il saper fare relativi alla ideazione, produzione e applicazione intenzionale di tecniche (procedure)  manuali e/o strumentali finalizzate al soddisfacimento di bisogni antropici [10], introducendo e promuovendo la meccanizzazione del ciclo produttivo.

Un Uomo-macchina che nel corso dei cento anni che separano la Rivoluzione Industriale 1.0 dalla Rivoluzione Industriale 2.0, sottopone la credibilità della Trinità e l’autorità della casta sacerdotale cattolica ad un processo di secolarizzazione, tutt’ora in corso, che traccia i confini della loro ingerenza nelle faccende terrene e negli affari pubblici, le subordina agli interessi stabiliti dalla borghesia per il Bene Privato & Pubblico12, e le pone in aperta competizione con una nuova forma di Legge divina, stabilita con criteri scientifici, e con una nuova categoria di rappresentanti del sacro (secolarizzato), gli scienziati, consegnando alla storia l’epopea della rivoluzione liberista e tecnologica moderna, dove “Government has no other end but the preservation of Property13 (John Locke, 1632-1704).

Gli Hommes nouveau, i libertini-imprenditori di cui narra il Divin Marchese de Sade (1740-1814), dediti alla pratica del laissez-faire14 e alla disintegrazione del culto religioso, che prendono a sostituire i simboli sacri della cristianità con immagini erotiche, metafore di un erotismo utilizzato in modo pretestuoso, come strategia di vendita, come tecnica pubblicitaria per invogliare l’avventore ad acquistare i prodotti commercializzati, per sottoporlo ad un’orgia di immagini, argomentazioni, dimostrazioni, informazioni che dovranno dargli il senso di un sistema di valori in cui la violenza carnale e l’acquisto di una merce si equivalgono, in cui la rappresentazione fredda di una meccanica corporale si rivela essere metafora di qualcos’altro.

Un qualcos’altro a cui il liberismo assegna un valore di mercato.

Dottrina e politica economica che si sviluppa a partire dal XVII secolo, come reazione alle teorie (e alle politiche economiche) mercantilistiche, che avevano avuto grande diffusione in Europa tra il XVII e il XVIII secolo, il liberismo trova la sua compiuta formulazione in Inghilterra con Adam Smith (1723-1790). A differenza delle dottrine mercantilistiche, che affermano i vantaggi di politiche economiche protezionistiche statali, il liberismo si fonda sulla completa libertà di produzione e di scambio di merci e servizi, sia sul piano interno sia su quello internazionale, contrapponendosi in tal senso a qualsiasi forma di interventismo e di protezionismo in campo economico da parte dello Stato. Quest’ultimo, infatti, deve limitarsi a garantire con norme giuridiche la libertà economica e a provvedere ai bisogni della collettività soltanto quando non possono essere soddisfatti privatamente.

Con tonalità, modalità e risvolti socio-politici diversi, il liberismo si fonda sul principio del laissez faire, espressione attribuita al mercante francese Legendre (1680) ma passata alla storia come laissez faire, laissez passer (lasciate fare, lasciate passare) grazie al protoliberista fisiocratico J.C.M Vincent de Gournay (1712-1759). Il laissez faire afferma che il funzionamento ottimale del sistema economico scaturisce dalla libera iniziativa dei singoli individui (che significa innanzitutto proprietà privata dei mezzi di produzione), che nel perseguimento del proprio interesse non devono essere condizionati né ostacolati da nessun vincolo esterno (imposto dall’interferenza dello Stato).

Quando viene interpretato in senso lockeiano (John Locke, 1632-1704), il laissez faire, laissez passer porta alla esaltazione delle virtù di un libero mercato concepito come un sistema a sé stante, autonomo, autodeterminato e autosufficiente, un sistema che non deve in alcun modo essere influenzato o controllato dal (ma che può influenzare e controllare il) contesto culturale e politico entro cui agisce. Come scriverà il neoliberista Friedrich von Hayek [11]: Chiunque controlli l’intera attività economica controlla i mezzi per tutti i nostri fini e deve quindi decidere quali di questi fini devono essere soddisfatti e quali no. (….) Il controllo economico non è solo il controllo di un settore della vita umana il quale possa venir separato dal resto; è il controllo dei mezzi per tutti i nostri fini. E chiunque abbia l’esclusivo controllo dei mezzi deve anche determinare quali fini debbono essere realizzati, quali valori debbano venir considerati come superiori e quali inferiori: in breve, cosa gli uomini devono credere e a cosa devono aspirare.

Quando viene interpretato in senso smithiano, invece, il laissez faire, laissez passer del liberismo deve tenere conto del fatto che la libertà di mercato non può che realizzarsi in un contesto culturale e politico in cui sia garantita la libertà dell’individuo e la certezza del diritto.

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9. In: Miglio, G., Schiera, P. (a cura di) (1972) Le categorie del “politico”, Ed. Il Mulino, p. 61.

10. L’aver reso mortale l’immortale e immortale il mortale (la consustanzialità della pericoresi cristologica, base del dogma della Trinità), è una operazione di metafisica applicata per scopi pratici unica nel suo genere, che accoglie in pieno l’istanza aristotelica: ciò che attiene al Lògos (in Platone il Cielo iperuranico delle Idee), al Motore Immobile (in Aristotele la metafora della antistoricità della metafisica), per quanto sublime possa essere, è per definizione estraneo a questioni di ordine pratico e quindi non-utile, perciò, noi, cultori dell’arte-arma del logos (la Dialettica, la serrata applicazione pratica della logica, e la Retorica, l’abilità nell’uso della parola come chiave di ogni autorità nello Stato), ci volgiamo all’uso esclusivo della Ragione delle idee (della matematica e della geometria).

11. Palesando la limitatezza del proprio orizzonte culturale, l’Homme nouveau contemporaneo, il cui Ego è affetto da una forma geneticamente modificata di elefantiasi, ha deciso di investigare la res cogitans con gli stessi strumenti utilizzati per addomesticare la res extensa. Sebbene la res cogitans non possa essere tradotta in un linguaggio quantitativo universale e costante come quello impiegato per descrivere il mondo delle forme, noi facciamo in modo che lo sia. Come? Sappiamo da tempo che gli agenti e i processi chimici influenzano la condizione e l’attività del Sistema Nervoso Centrale e Periferico. Oggi sappiamo che anche i processi neuro-elettro-chimici, associati a fenomeni neuro-elettro-magnetici, svolgono una azione analoga. In ragione di ciò stabiliamo che sussista un rapporto di equivalenza tra di essi e l’attività mentale (processi di pensiero), tale per cui ad ogni porzione di un tracciato elettroencefalografico, corrisponda una porzione di pensiero. Il che è palesemente falso: il dito che indica la Luna non è la Luna. 

12. Bene pubblico è la traduzione corrente del bonheur commun dell’Illuminismo degli esordi, una discutibile traduzione che generalizza il significato francese originario: felicità per quella parte del popolo francese che merita di essere felice, la borghesia illuminista e i suoi sostenitori.

13. Locke, J. (1689) Second Treatise, § 94
http://press-pubs.uchicago.edu/founders/documents/v1ch17s5.html  

14. È interessante notare che la metafora del laissez faire è la traduzione francese seicentesca della locuzione cinese wu-wei, resa nota agli europei dai missionari gesuiti durante il quindicesimo secolo, appartenente al Taoismo, nel cui contesto assume il significato di azione-senza-azione (il saggio agisce in conformità alla Legge del Tao, o Dao, l’equivalente del Dharma vedico e del Motore Immobile aristotelico, ovvero, egli agisce in conformità a ciò che trascende qualsiasi principio egoico). Nel confucianesimo il wu-wei viene utilizzato come metafora del governare-senza-governare, ovvero, la Legge del Tao (incarnata dall’Imperatore) viene tradotta in un sistema di norme e di regole che vivono nella Tradizione (la Storia è una sequenza di eventi contingenti su cui regna l’immutabilità della Tradizione), per diventare principio di governo eterno e assoluto, inamovibile e indistruttibile come una montagna.
Sugli eventi storici che vanno dalla introduzione negli ambienti intellettuali europei della formula di governo sottesa al wu-wei sino alla sua trasposizione nel motto liberista del laissez-faire, si veda: Gerlach, C. (2005) Wu-Wei in Europe. A Study of Eurasian Economic Thought, London School of Economics
http://hsozkult.geschichte.hu-berlin.de/daten/2005/gerlach_christian_wu-wei.pdf

1.3 Le due anime dell’Illuminismo

…la modernità abolisce la religione, in quanto sistema di significati e motore degli sforzi umani, ma, nello stesso tempo, crea  lo spazio-tempo di una utopia che, nella sua stessa struttura presenta una affinità con la problematica religiosa del compimento e della salvezza.

Danièle Hervieu-Léger15

L’instaurazione del paradigma Illuminista segna il punto di non ritorno della parabola discendente a cui è andato incontro, con l’istituzione del dogma della consustanzialità (omoousia) del Figlio con il Padre (Concilio di Nicea, 325 d.C.), quel poco che rimaneva di impensabile16, di non commestibile dai sensi, di non attaccabile dalla forchetta delle emozioni e dal coltello del pensiero discriminativo e speculativo, nella rappresentazione interna della realtà esterna occidentale. Ciò che viene consegnato alla storia è una visione materialista del mondo, con qualche reminescenza panteistica e qualche inclinazione verso esperienze interiori sentimentali, come quelle predicate dal pietismo di Jakob Spener (1635-1705), governata da due anime, le due anime dell’Illuminismo.

Partendo da argomentazioni diverse ma complementari, le due anime dell’Illuminismo affermano che il futuro dell’umanità è posto, in ragione di un ordine naturale per l’una (anima Naturofila), e in ragione di un ordine meccanico per l’altra (anima Tecnofila), nelle mani dei popoli civilizzati occidentali17, ovvero nelle mani del ceto borghese francese e inglese settecentesco e dei loro alleati e discendenti.

Le radici dell’anima Naturofila pescano nel retroterra culturale di origine ermetica-rosacrociana-massonica-esoterica [12] (a cui si ispira il giacobinismo radicale e a cui si ispirerà sia Auguste Comte e la sua Chiesa Positivista, che la corrente conservazionista del tecno-scientismo progressivo ottocentesco), rintracciabile nel deismo di Voltaire18 e dei philosophes, nelle idee universalistiche di Rosseau (attraversate da una aspirazione messianica a realizzare una società naturalmente perfetta) e nel panteismo naturalistico di Robespierre19.

L’anima Tecnofila, invece, a cui si ispirerà la corrente meccanicista (the mechanical philosophy) e determinista del tecno-scientismo progressivo, è figlia del suo tempo e nasce nel segno del dualismo cartesiano e della fisica newtoniana, inneggia, come fa Turgot20, al progresso come meta a cui inarrestabilmente tende il genere umano (il che voleva anche dire legittimare il messianismo colonialista, conquistatore e razzista, che pretendeva di civilizzare popoli giudicati inferiori per le loro istituzioni o il loro sviluppo) e alla perfettibilità indefinita del genere umano, come fa Marie-Jean-Antoine-Nicolas Caritat, Marquis de Condorcet (1743-1794)21: “Such is the object of the work I have undertaken; the result of which will be to show, from reasoning and from facts, that no bounds have been fixed to the improvement of the human faculties; that the perfectibility of man is absolutely indefinite; that the progress of this perfectibility, henceforth above the control of every power that would impede it, has no other limit than the duration of the globe upon which nature has placed us.

E proprio l’ottimismo nei confronti della scienza, la fiducia nel progresso scientifico, contribuiranno a determinare un ribaltamento concettuale assai significativo: la categoria della naturalità, la supposta esistenza di un ordine naturale eterno e immutabile, viene incalzata da quella dell’artificialità, della modificabilità. La natura, compresa la natura umana, viene pensata come scientificamente perfettibile, liberandola dalla ferrea legge di necessità. Ciò che è scientificamente modificato e artificialmente costruito diventa desiderabile.

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15. Hervieu-Léger, D., Champion, F. (1986) Vers un nouveau christianisme?: introduction à la sociologie du christianisme occidental, Sciecies humaines et religions, 17, 187-227.

16.   Ciò che il domenicano Meister Eckhart (1260-1328? d.C.) esprime così: Now observe: God is nameless because none can say or understand anything about Him. Concerning this a pagan master says that what we understand or declare about the first cause is more what we ourselves are than what the first cause is, because it is above all speech or understanding. If I now say God is good, it is not true; rather, I am good, God is not good. I will go further and say I am better than God: for what is good can become better, and what can become better can become best of all. Now God is not good, therefore He cannot become better. And since He cannot become better, therefore He cannot become best; for these three, good, better, and best, are remote from God, since He is above them all. Thus, too, if I say God is wise, it is not true: I am wiser than He. So too if I say God is a being, that is not true: He is a transcendent being, and a superessential nothingness. St. Dionysius says the finest thing one can say about God is to be silent from the wisdom of inner riches. So be silent and do not chatter about God, because by chattering about Him you are lying and so committing a sin. So, if you want to be without sin and perfect, don’t chatter about God. Nor should you (seek to)understand anything about God, for God is above all understanding. One master says, ‘If I had a God I could understand, I would no longer consider him God.’ So, if you understand anything of Him, that is not He, and by understanding anything of Him you fall into misunderstanding, and from this misunderstanding you fall into brutishness, for whatever in creatures is uncomprehending is brutish. So, if you don’t want to become brutish, understand nothing of God the unutterable.
– ‘Oh, but what should I do then?’ You should wholly sink away from your youness and dissolve into His Hisness, and your ‘yours’ and His ‘His’ should become so completely one ‘Mine’ that with Him you understand His uncreated self-identity and His nameless Nothingness. [O’C Walshe, M. (translated by) (2009) The Complete Mystical Works of Meister Eckhart, Herder & Herder Book, p. 463. https://philocyclevl.files.wordpress.com/2016/10/meister-eckhart-maurice-o-c-walshe-bernard-mcginn-the-complete-mystical-works-of-meister-eckhart-the-crossroad-publishing-company-2009.pdf]

17. Will not every nation one day arrive at the state of civilization attained by those people who are most enlightened, most free, most exempt from prejudices, as the French, for instance, and the Anglo-Americans? [Caritat de Condorcet, M.J.A.N. (1794) Outlines of an historical view of the progress of the human mind, Tenth Epoch, Future Progress of Mankind.
http://oll.libertyfund.org/titles/condorcet-outlines-of-an-historical-view-of-the-progress-of-the-human-mind#lf0878_head_013]

18. Il deismo è una religione senza misteri e senza riti, contrapposta al teismo, che afferma solo verità ammesse e comprese dalla ragione: l’esistenza di un Essere Supremo, il Deus Absconditus degli esoterici, creatore e ordinatore dell’universo, causa superiore dell’esistenza e dell’ordine del mondo; l’esistenza del bene e del male e di una certa morale naturale; l’esistenza di un’anima immortale e/o di una vita post-mortem. Tutti temi che sono tornati in voga grazie al sincretismo che si è prodotto tra rivoluzione quantistica e filosofie orientali, in particolare il buddhismo, da cui ha preso forma una generazione di neo-deisti, sempre più convinti di avere prove scientifiche e argomentazioni filosofiche a sostegno dell’esistenza di una Coscienza Universale e di una vita post-mortem (→NDE).

19. Il 9 novembre 1792 il filosofo e matematico Caritat, marchese di Condorcet, sul giornale Chronique de Paris, di tendenza girondina, scrisse che Robespierre era il “capo di una setta”, un “predicatore” che “sale sui banchi e parla di Dio e della Provvidenza”. E concluse che Robespierre “è un prete e non sarà mai altro che un prete”. E non si può dire che Condorcet avesse torto. Il 7 maggio 1794, Robespierre fece decretare dalla Convenzione l’esistenza dell’Essere supremo e l’immortalità dell’anima, nominando se stesso – per la Festa dell’Essere supremo – sommo sacerdote di questa evanescente divinità.

20. Anne Robert Jacques Turgot, barone di Laulne (1727-1781), fu un noto uomo di stato ed economista di notevole levatura, oltre che filosofo. Per Turgot la storia è diversa dalla natura, perché al contrario di essa non si riproduce in modo sempre uguale. Essa è opera dell’uomo e per questo nella storia c’è il progresso verso una sempre maggiore perfezione. Questo è il cardine della filosofia della storia di Turgot: il progresso come meta a cui inarrestabilmente tende il genere umano. «Ragione, passione e libertà», sono queste, per Turgot, le anime del progresso (Anne Robert Jacques Turgot, Discourses on Universal History and a Project on Political Geography, 1751). 

21. Caritat de Condorcet, M.J.A.N. (1794) Outlines of an historical view of the progress of the human mind, Tenth Epoch, Future Progress of Mankind.
http://oll.libertyfund.org/titles/condorcet-outlines-of-an-historical-view-of-the-progress-of-the-human-mind#lf0878_head_013

1.4 L’alba del processo di industrializzazione

Fu solo con il sorgere dell’industrialismo che la tecnica  cominciò ad occupare i pensieri degli uomini (….) il più importante effetto della produzione meccanica sulla rappresentazione del mondo è un enorme aumento del sentimento di potenza dell’uomo. (….) nessun cambiamento  sembra impossibile. La natura è solo una materia prima;  e tale è quella parte della razza umana che non partecipa effettivamente al governo.

Bertrand Russell – Storia della filosofia occidentale

Sotto l’azione propulsiva impressa dalle due anime della rivoluzione paradigmatica illuminista, prendono avvio due processi di cambiamento epocali. Uno segna la transizione da una monarchia di diritto divino, assoluta, retta dalla divisione dei beni e dei privilegi tra nobiltà feudale e clero, ad una monarchia costituzionale basata sui principî laici e repubblicani di uguaglianza libertà e fratellanza proclamati dalla Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen (1789), che condurrà l’Occidente ad assumere sì forme di governo parlamentari, ma che lo esporrà anche a derive di autoritarismo del Bene Pubblico (come nel caso del totalitarismo stalinista e hitleriano, e come è per l’attuale deriva imperialista alias globalizzazione, che pretende di instaurare un regime del Bene Pubblico mondiale retto da interessi finanziari sovranazionali oligarchici).

L’altro processo, forse ancora più caratterizzante del primo e destinato ad avere uno sviluppo e un’azione ancora più incisiva e trasversale sul destino dei popoli, segna la transizione da un modello economico protezionista e mercantile, basato su agricoltura-artigianato-commercio, ad un modello liberista industriale, basato sull’uso mirato, imprenditoriale, specialistico dei sistemi meccanici azionati da fonti energetiche inanimate, che sfocerà nel processo di industrializzazione (Rivoluzione Industriale 1.0, Inghilterra, seconda metà del XVIII secolo) [Fig. 1].

A differenza del processo di trasformazione sociale, i cui presupposti e le cui dinamiche richiedono tempi di elaborazione e di attuazione complicati e incerti, difficilmente estrapolabili dal contesto storico e culturale occidentale, e quindi difficilmente esportabili in altri contesti socio-politici, il processo di trasformazione economica presenta un elevato grado di penetrazione in, e di adattabilità a, ambienti socio-culturali anche molto diversi da quello occidentale, garantisce a chi lo governa elevati margini di guadagno, favorisce l’acquisizione di nuovi potenti strumenti di potere ed apre prospettive di ben-essere altrimenti impensabili. Sarà questo processo, infatti, a diffondersi con diverse modalità e velocità prima nel continente europeo occidentale (XVIII secolo/Rivoluzione Industriale 1.0 XIX secolo/Rivoluzione Industriale 2.0) per poi essere esportato e progressivamente adottato (XIX secolo/Rivoluzione Industriale 2.0 XX secolo/Rivoluzione Industriale 3.0) dalle colonie europee del Nuovo Mondo, dal continente europeo orientale, dal Giappone e a seguire dalla Cina, dalle colonie europee dell’Oceania, del Sud Africa e del Sud America, dall’Est asiatico, dal Medio Oriente ed infine, con il crollo del muro di Berlino (XX secolo/Rivoluzione Industriale 3.0 XX secolo/Rivoluzione Industriale 4.0), dall’India e in parte anche dal Nord Africa.

La centralità dei sistemi meccanici nel modello economico industriale, richiede un adeguamento del capitale umano, impiegato nella filiera produttiva, direttamente proporzionale alle esigenze imposte dalle caratteristiche del capitale tecnologico investito22. È in quest’epoca che il processo di integrazione tra uomo e tecnologia (sistemi meccanici) muove i suoi primi passi, partendo dal presupposto che il capitale umano scarsamente o per nulla dotato di res cogitans (gli schiavi deportati dalle colonie e tutti i non appartenenti alla razza bianca, le donne, i bambini e i maschi prestatori d’opera) deve esercitare il proprio ruolo produttivo in funzione del capitale tecnologico.

Come conseguenza di questa ineludibile prescrizione, prende corpo un processo di integrazione uomo-macchina che, in conformità ai postulati delle due anime dell’Illuminismo, contempla l’idea di una umanità suscettibile di correzioni e di adeguamenti, che possono essere indotti sia naturalmente che artificialmente, allo scopo di rendere le caratteristiche e le prestazioni antropiche conformi alle caratteristiche e prestazioni dei sistemi meccanici.

La Rivoluzione Industriale 2.0 (seconda metà del XIX secolo) decolla con la consapevolezza che il  processo di integrazione uomo-macchina non è l’unica condizione a caratterizzare il processo di industrializzazione. Perché questo processo possa essere efficace, prevedibile e riproducibile nel tempo e nello spazio del modello economico liberista (ma anche di quello protezionista elaborato dal materialismo storico), deve poter soddisfare, e qui il fine giustifica i mezzi (tutte le guerre del XX e XXI secolo lo dimostrano), almeno altre tre condizioni:

– un adeguato approvvigionamento e sfruttamento delle fonti energetiche (adeguamento dell’offerta alla richiesta crescente di energia, prevalentemente derivata da combustibili fossili, necessaria al funzionamento dei sistemi meccanici; è da qui che nasce la definizione di energia come capacità di un corpo o di un sistema di compiere lavoro)

– un adeguato approvvigionamento e una adeguata lavorazione delle materie prime (adeguamento dell’offerta alla richiesta crescente dei materiali necessari alla produzione dei componenti dei sistemi meccanici e dei loro prodotti finali23)

– una adeguata ricerca e implementazione di nuove soluzioni tecniche e tecnologiche (adeguamento dell’offerta alla richiesta di ampliamento, diversificazione e ottimizzazione delle caratteristiche e delle prestazioni fornite dai sistemi meccanici; è in questa direzione che, a decorrere dalla prima metà del ‘900, andrà rafforzandosi l’academic/industrial/military iron triangle”). 

Da e su questi presupposti viene varata la nave dell’Homo Technologicus.

Salpata dal porto inglese della Rivoluzione Industriale 1.0, con a bordo la prima generazione di soluzioni, correzioni e adeguamenti (integrate strada facendo dalle soluzioni e dagli strumenti eugenetici) delle caratteristiche e delle prestazioni antropiche, in funzione delle caratteristiche e prestazioni dei sistemi meccanici, la nave dell’Homo Technologicus giunge a noi, al porto globalizzato della Rivoluzione Industriale 4.0, in versione Homo Artificialis, con un carico incredibilmente rinnovato, iper-tecnologico, sofisticato, futuristico, potenziato da soluzioni, correzioni e adeguamenti supportati dalla cosiddetta Intelligenza Artificiale, dalla manipolazione genetica24 e dalla mutazione digitale, che nel breve e nel medio termine promettono di trasformare gli esseri umani, manipolando le loro linee germinali (CRISPR-Cas9) [13] [14] [15] [16] ed equipaggiandoli con componenti elettroniche interne ed esterne (brain machines interfaces/brain computer interfaces) [17] [18] [19] [20] [21] [22] [23] [24] [25], in ibridi uomo-macchina (cyborg), destinati ad essere di supporto a sistemi meccanici computerizzati pseudo-intelligenti o diversamente intelligenti, ai quali già oggi viene giuridicamente riconosciuto lo status di personalità elettroniche (robot)25 .

                                 Fig. 1 – Le quattro Rivoluzioni Industriali

Durante la seconda metà del XVIII secolo, l’Inghilterra iniziò un processo di industrializzazione che spinse il Vecchio e il Nuovo Mondo ad abbandonare gradualmente il sistema economico mercantilista, basato su agricolutura-artigianato-commercio, in favore di un sistema economico industriale, caratterizzato dall’uso estensivo e intensivo di macchine alimentate da energia meccanica e dall’uso di fonti inanimate di energia. La figura mostra la cronologia delle principali innovazioni che hanno accompagnato le trasformazioni più significative in campo tecnologico e scientifico, dalla prima alla quarta Rivoluzione Industriale. Image source: http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/rivoluzione-252.htm

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22. Il pragmatismo imprenditoriale borghese e scientifico, reinterpretato in chiave collettivista dal materialismo dialettico di C. Marx e F. Engels, ha sistematizzato il rapporto tra capitale umano (mano d’opera) e capitale tecnologico (sistemi meccanici, tecnici) nel cosiddetto ciclo produttivo, che consiste nell’organizzazione del lavoro e del profitto regolata da una scala di valori piramidale, dove il capitale umano (facilmente rimpiazzabile) occupa il gradino più basso, e il capitale tecnologico (difficilmente rimpiazzabile) quello più alto.

23. Attualmente Stati Uniti, Cina e Russia hanno avviato la pianificazione di appositi programmi spaziali destinati allo sfruttamento futuro (2050?) di materie prime rare (ad es. elio-3, plagioclasio, uranio, platino, titanio, palladio, iridio) necessarie al progresso tecnologico, presenti in percentuale non trascurabile sulla Luna o sugli asteroidi ma difficili o impossibili (o destinate ad esaurirsi) da reperire sul nostro pianeta.

24. Oggi gli scienziati sono in grado di modificare le linee germinali grazie ad una tecnica rivoluzionaria di editing del genoma nota come CRISPR-Cas9, una tecnica che secondo alcuni, come Robert Pollack (Department of Biological Sciences, Columbia University, New York), può aprire al ritorno del programma eugenetico: alla selezione positiva delle versioni “giuste” (fit) del genoma umano e all’eliminazione di quelle “sbagliate” (unfit) non solo per la salute di un individuo, ma per il futuro della specie.
Vedi: Pollack, R. (2015) Eugenics lurk in the shadow of CRISPR, Science, Vol. 348, Issue 6237, pp. 871. Available at:
http://www.columbia.edu/cu/biology/pdf-files/faculty/pollack/2015%20Pollack%20R.%20_CRISPR%20eugenics_%20Science.pdf

25. Vedi: Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica (2015/2103(INL).
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P8-TA-2017-0051+0+DOC+XML+V0//IT

2. Dalla Rivoluzione Industriale 1.0 alla Rivoluzione Industriale 3.0: cenni storici

Capitalism is not only a better form of organizing human
activity than any deliberate design, any attempt to organize
it to satisfy particular preferences, to aim at what people regard
as beautiful or pleasant order, but it is also the indispensable
condition for just keeping that population alive which exists
already in the world. I regard the preservation of what is known
as the capitalist system, of the system of free markets and the
private ownership of the means of production, as an essential
condition of the very survival of mankind.

Friedrich August von Hayek (1899-1992)26

I sistemi politici, sociali ed economici di buona parte del mondo contemporaneo non esisterebbero senza l’introduzione dei sistemi meccanici nei cicli produttivi, un evento di portata epocale che si è concretizzato con la Rivoluzione Industriale 1.0 (Inghilterra, seconda metà del ‘700, meccanizzazione della produzione nel settore tessile e metallurgico, invenzione della macchina a vapore) e che a decorrere dalla prima metà del XIX secolo viene regolato dalle, ed è variamente subordinato alle leggi di mercato introdotte dalle oligarchie finanziarie che controllano i sistemi borsistici (merci e valori), tradizionalmente il London Stock Exchange (anno di fondazione 1801) e il New York Stock Exchange (1817).

L’epoca della Rivoluzione Industriale 1.0 si distingue dalle epoche precedenti per la sistematica introduzione di invenzioni e innovazioni tecnologiche che diedero corso: a) ad una crescente meccanizzazione dei processi produttivi; b) alla comparsa di macchine utensili efficienti e precise (come il telaio meccanico idraulico) e all’ideazione di macchine alimentate dalla forza del vapore (la messa a punto di una macchina a vapore economicamente e tecnicamente vantaggiosa ed efficiente, fu resa possibile dall’uso delle nuove alesatrici realizzate intorno al 1775 dal britannico John Wilkinson, utilizzate inizialmente per produrre canne di cannone, che consentirono a Watt di costruire con la dovuta precisione i cilindri per le sue macchine a vapore), dalle quali derivò l’incremento della produttività del lavoro salariato; c) alla possibilità di fabbricare oggetti standardizzati e dalle parti intercambiabili; d) all’ascesa del carbone quale fonte predominante di energia e f) alla meccanizzazione dei trasporti (prima metà dell’800, imbarcazioni e locomotive a vapore).
Questa accelerazione dei ritmi dell’innovazione tecnologica non interessò in modo omogeneo l’intero territorio europeo. Per circa un secolo, la rivoluzione industriale rimase circoscritta all’Inghilterra, al Belgio, a parte della Francia e a zone ristrette della Germania. Tra gli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, l’industrializzazione si estese e si intensificò in Germania, nell’Italia settentrionale, in regioni dell’Impero austro-ungarico e di quello russo, in Giappone e negli Stati Uniti.
È allora che i nuovi valori dell’urbanesimo industriale, i valori della borghesia civile e operosa, prendono il sopravvento costruendo un diverso modello di riferimento e una nuova identità collettiva.

Dalla seconda metà del XIX secolo (Rivoluzione Industriale 2.0) andò accrescendosi l’influenza della ricerca scientifica sull’evoluzione dell’industria. La novità di questo periodo sta nell’inedita alleanza che si crea fra scienza, tecnica e industria. La ricerca scientifica  è sempre più orientata verso le sue potenziali applicazioni industriali e sempre più spesso realizzata nei laboratori delle grandi imprese, che ne applicano sistematicamente i risultati alla produzione, determinando lo sviluppo di comparti prima inesistenti o dalla rilevanza limitata, quali quelli dell’acciaio, dell’elettricità e della chimica. A differenza dei decenni precedenti, gli inventori tendono ad avere una solida preparazione scientifica (sono matematici, ingegneri, biologi, chimici, fisici) e quelle di scienziato, tecnico, ricercatore diventano professioni altamente specializzate.
Queste trasformazioni furono accompagnate da altre inerenti l’organizzazione della produzione. La crescita degli investimenti e dei costi da sostenere, sempre meno facilmente affrontabili da parte delle imprese familiari, condusse all’affermazione delle società per azioni, alla dipendenza di molte imprese dal credito bancario, alla ricerca di economie di scala tramite la crescita dimensionale delle aziende e a politiche di fusioni e di cartello volte a limitare la concorrenza e ad integrare in un’unica struttura societaria le imprese protagoniste delle diverse fasi della produzione di determinati beni.
In molti stati il sistema scolastico e universitario conobbe un’evoluzione funzionale ad assecondare le esigenze dell’industria, che andava esprimendo una crescente domanda di lavoratori qualificati.
Fu il sistema di fabbrica il cuore pulsante di quella che si delineava progressivamente come la nuova organizzazione della società e del lavoro. L’applicazione su vasta scala della tecnologia alla produzione portò sempre più a concentrare masse di lavoratori in fabbriche organizzate secondo criteri razionali, con funzioni, orari, ritmi definiti in base alle esigenze della divisione del lavoro. In quest’ambito, la meccanizzazione investì massicciamente le aziende a conduzione capitalistica, a partire dai settori tessili, minerari, siderurgici e meccanici, mentre, di pari passo, l’introduzione del vaporetto, delle prime linee ferroviarie e del telegrafo permise di costruire una nuova e potentissima rete per il trasporto delle merci e delle persone e per la comunicazione.

Per eugenetisti come Margaret Sanger (1879-1966), fondatrice del Planned Parenthood, gli effetti della Rivoluzione Industriale 2.0 rappresentavano una minaccia, in risposta alla quale veniva invocata la pianificazione e il ricorso ad appositi programmi per il controllo delle nascite dei non-adatti (unfit). Ecco cosa scrive la Sanger a questo proposito nel suo libro The Pivot of Civilization, pubblicato nel 1922 [26]:
The history of the industrial revolution and the dominance of all- conquering machinery in Western civilization show the inadequacy of political and economic measures to meet the terrific rise in population. The advent of the factory system, due especially to the development of machinery at the beginning of the nineteenth century, upset all the grandiloquent theories of the previous era. To meet the new situation created by the industrial revolution arose the new science of «political economy,» or economics. Old political methods proved inadequate to keep pace with the problem presented by the rapid rise of the new machine and industrial power. The machine era very shortly and decisively exploded the simple belief that «all men are born free and equal.» Political power was superseded by economic and industrial power. To sustain their supremacy in the political field, governments and politicians allied themselves to the new industrial oligarchy. Old political theories and practices were totally inadequate to control the new situation or to meet the complex problems that grew out of it.
Just as the eighteenth century saw the rise and proliferation of political theories, the nineteenth witnessed the creation and development of the science of economics, which aimed to perfect an instrument for the study and analysis of an industrial society, and to offer a technique for the solution of the multifold problems it presented. But at the present moment, as the outcome of the machine era and competitive populations, the world has been thrown into a new situation, the solution of which is impossible solely by political or economic weapons.
The industrial revolution and the development of machinery in Europe and America called into being a new type of working-class. Machines were at first termed «labor-saving devices.» In reality, as we now know, mechanical inventions and discoveries created unprecedented and increasingly enormous demand for «labor.» The omnipresent and still existing scandal of child labor is ample evidence of this. Machine production in its opening phases, demanded large, concentrated and exploitable populations. Large production and the huge development of international trade through improved methods of transport, made possible the maintenance upon a low level of existence of these rapidly increasing proletarian populations. With the rise and spread throughout Europe and America of machine production, it is now possible to correlate the expansion of the «proletariat.» The working-classes bred almost automatically to meet the demand for machine-serving «hands.»
The rise in population, the multiplication of proletarian populations as a first result of mechanical industry, the appearance of great centers of population, the so-called urban drift, and the evils of overcrowding still remain insufficiently studied and stated. It is a significant though neglected fact that when, after long agitation in Great Britain, child labor was finally forbidden by law, the supply of children dropped appreciably. No longer of economic value in the factory, children were evidently a drug in the «home.» Yet it is doubly significant that from this moment British labor began the long unending task of self-organization. Nineteenth century economics had no method of studying the interrelation of the biological factors with the industrial. Overcrowding, overwork, the progressive destruction of responsibility by the machine discipline, as is now perfectly obvious, had the most disastrous consequences upon human character and human habits. Paternalistic philanthropies and sentimental charities, which sprang up like mushrooms, only tended to increase the evils of indiscriminate breeding. From the physiological and psychological point of view, the factory system has been nothing less than catastrophic.
Dr. Austin Freeman has recently pointed out some of the physiological, psychological, and racial effects of machinery upon the proletariat, the breeders of the world. Speaking for Great Britain, Dr. Freeman suggests that the omnipresence of machinery tends toward the production of large but inferior populations. Evidences of biological and racial degeneracy are apparent to this observer. «Compared with the African negro,» he writes, «the British sub-man is in several respects markedly inferior. He tends to be dull; he is usually quite helpless and unhandy; he has, as a rule, no skill or knowledge of handicraft, or indeed knowledge of any kind… Over- population is a phenomenon connected with the survival of the unfit, and it is mechanism which has created conditions favorable to the survival of the unfit and the elimination of the fit.» (…) One thing is certain. If machinery is detrimental to biological fitness, the machine must be destroyed, as it was in Samuel Butler’s «Erewhon.» But perhaps there is another way of mastering this problem.
(…) Birth Control which has been criticized as negative and destructive, is really the greatest and most truly eugenic method, and its adoption as part of the program of Eugenics would immediately give a concrete and realistic power to that science. As a matter of fact, Birth Control has been accepted by the most clear thinking and far seeing of the Eugenists themselves as the most constructive and necessary of the means to racial health.

La prima metà del XX secolo fu segnata dall’accentuarsi in tutti i paesi industrializzati delle politiche protezioniste e dirigiste emerse nel corso del secolo precedente. Questa tendenza si manifestò soprattutto nelle epoche segnate dai due conflitti mondiali (nelle quali gli stati furono obbligati a ricercare l’autosufficienza nei vari settori produttivi e a sottoporre ad uno stretto controllo l’attività industriale, per renderla funzionale agli sforzi bellici).
Nei primi decenni del secolo il progresso scientifico-tecnologico favorì, come aveva già fatto nel tardo Ottocento, il progresso dei settori industriali esistenti e la nascita di nuovi comparti. In particolare, si ebbero allora una grande crescita dei consumi elettrici, la diffusione di inediti strumenti di comunicazione (telefono e radio), una crescente meccanizzazione dell’agricoltura e lo sviluppo dell’aviazione e dell’industria automobilistica.
Dalla seconda guerra mondiale i paesi europei uscirono enormemente indeboliti sul piano industriale, a causa delle distruzioni belliche, della penuria di risorse finanziarie e della rottura dei rapporti commerciali con gli altri continenti, mentre gli Stati Uniti ne uscirono rafforzati, non soltanto perché i loro apparati produttivi non avevano subito danni diretti, ma anche perché la forte domanda bellica ne aveva stimolato l’espansione e la modernizzazione.
In questo scenario internazionale post bellico, l’academic/industrial/military iron triangle statunitense si aggiudica il potere, a tutt’oggi incontrastato, di trainare su scala planetaria il processo di industrializzazione e di decidere le sorti del processo di integrazione uomo-macchina. L’azione propulsiva impressa sull’uno e sull’altro dall’esercizio del sapere e del saper fare statunitense, diviene così il fattore determinante e caratterizzante della transizione dalla seconda alla terza, e dalla terza alla quarta, rivoluzione industriale.

3. Tecno-scientismo progressivo: dall’Eugenica alla Intelligenza Artificiale

[Eugenics] must be introduced into the national conscience,
like a new religion. It has, indeed, strong claims to become an
orthodox religious tenet of the future, for eugenics co-operate with
the workings of nature by securing that humanity shall be
represented by the fittest races. What nature does blindly, slowly,
and ruthlessly, man may do providently, quickly, and kindly.

Francis Galton27

L’affermarsi del pensiero positivista va di pari passo con la transizione dalla prima alla seconda rivoluzione industriale.

Grazie all’azione esercitata dalle due anime dell’Illuminismo, Naturofila e Tecnofila, sul processo di integrazione uomo-macchina 2.0, e sotto le suggestioni offerte dalla teoria darwinista dell’evoluzione, il ceto borghese europeo della seconda metà dell’800 non interpreta più la realtà secondo le tradizionali categorie metafisiche dell’immutabilità e della necessità, dell’innatismo e della fissità, ma piuttosto del dinamismo e del progresso (scientifico, tecnologico e industriale).
L’evoluzionismo, nuovo dogma ottocentesco della metafisica applicata per scopi pratici, descrive il movimento della storia, e soprattutto interpreta questo movimento universale finalisticamente, ossia come orientato ad un approdo positivo, la condizione di felicità universale, assimilando in questo senso la concezione progressiva della storia introdotta con la promessa giudaico-cristiano del Regno dei Cieli, poi reinterpretata in senso materialista dall’Illuminismo.
In questo contesto, sia culturale che sociale, si afferma quella corrente di pensiero che chiamiamo tecno-scientismo progressivo. Sul piano culturale, il tecno-scientismo progressivo radicalizza i motivi di convergenza tra scientismo (Francia, seconda metà del XIX secolo) e social-darwinismo (Inghilterra, seconda metà del XIX secolo), tra la fede nel potere della scienza come metafisica di certezze indubitabili-assolute e della tecnologia come prova tangibile della sua efficacia, e la convinzione che l’evoluzione lineare, progressiva e ascendente applicata da Darwin ai sistemi biologici possa essere applicata anche ai sistemi sociali (darwinismo sociale → Herbert Spencer): la realtà esprime uno sviluppo universale, costante, progressivo e necessario, verso forme sempre più evolute di vita, dal semplice al complesso, dall’omogeneo all’eterogeneo, dall’inferiore al superiore. Sul piano sociale, il tecno-scientismo progressivo accoglie in pieno le istanze più radicali, in odore di messianismo colonialista conquistatore e razzista, espresse dal ceto borghese illuminista, ovvero: i) la borghesia ha piena facoltà di rivendicare e di perseguire il diritto-dovere di civilizzare popoli e individui giudicati inferiori per le loro culture o il loro sviluppo [Fig. 2], affinchè tutti si conformino allo stato di civiltà e di sviluppo cui sono giunti i popoli e gli individui più illuminati, più liberi, più emancipati dai pregiudizi, quali i francesi e gli anglo-americani (Condorcet); ii) la borghesia ha piena facoltà di rivendicare e di perseguire il diritto-dovere di migliorare l’umanità attraverso una progressiva selezione e/o modificazione e/o integrazione e/o sostituzione, naturale e/o artificiale, dell’essere umano, seguendo i criteri dettati dal progresso scientifico (la scienza e la tecnica, in virtù dell’efficacia dei loro mezzi, possono trasformare ciò che si pensava naturalmente predeterminato).

Fig. 2 – Parisian world fair 1931

I Giardini zoologici umani erano mostre pubbliche (anche note come esposizione etnologica, mostra di esseri umani, villaggio dei negri) del XIX e XX secolo, che esibivano persone, quasi esclusivamente non-europei, trattate come animali da circo. Africani, asiatici, indigeni e molti altri esponenti di etnie non-europee venivano spesso ingabbiati ed esposti in habitat allestiti ad hoc per il piacere dei visitatori. I Giardini zoologici e le mostre di popolazioni esotiche divennero comuni dagli anni ’70 del XIX secolo agli anni ’30 del XX secolo, durante il periodo del Nuovo Imperialismo coloniale. Vennero allestiti in molte città del Vecchio e del Nuovo Mondo tra cui Amburgo, Anversa, Barcellona, Londra, Milano, Parigi, New York, Varsavia, St. Louis e New York City, e attirarono milioni di visitatori, con un giro d’affari enorme. La matrice razzista, alimentata dal darwinismo sociale e dal pensiero eugenetico, era il fattore comune a tutti questi eventi attrattivi, eventi capaci di celebrare la superiorità della razza bianca anche grazie alla esposizione denigratoria di un africano affiancato da una scimmia, a dimostrazione di una ostentata affinità morfologica e dunque genealogica.
Image source: https://gherkinstomatoes.com/2011/06/30/eating-around-the-empire-in-a-day-the-1931-paris-international-colonial-exposition/

L’Eugenica e l’Intelligenza Artificiale rappresentano rispettivamente il primo e l’ultimo Manifesto ideologico del progetto di perfezionamento illimitato dell’umanità intrapreso dal tecno-scientismo progressivo.

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27. Galton, F. (1904) Eugenics: its definition, Scope, And Aims, The American Journal Of Sociology, Volume X, Number 1. http://galton.org/essays/1900-1911/galton-1904-am-journ-soc-eugenics-scope-aims.htm 

28. In accordo con l’indicazione fornita da Francesco Cassata [Cassata, F. (2006) Molti, sani e forti. L’eugenetica in Italia, Bollati Boringhieri], adotto il termine eugenica come sostantivo e il termine eugenetico/a come aggettivo.

3.1 Tecno-scientismo progressivo e pensiero eugenetico

I propose that 100,000 degenerate Britons should be
forcibly sterilized and others put in labour camps to
halt the decline of the British race.

Winston Churchill29

Il pensiero eugenetico è il discorso in chiave Naturofila/conservazionista e Tecnofila/meccanicista sul perché la razza caucasica (John Friederich Blumenbach, 1865) sia superiore alle altre razze e sul come questo primato autoreferenziale e pseudoscientifico debba essere salvaguardato.
Una corrente di pensiero che sembra soddisfare il bisogno dei positivisti e dei neo-positivisti, già chiaramente espresso da Auguste Comte30, di trovare un sostituto scientifico dell’ortodossia clericale (Adam Cohen definisce l’Eugenica come una sorta di religione secolare [27]), capace di avverare concretamente il sogno di un perfezionamento illimitato e scientifico dell’umanità. Un sogno dove l’ordine e la felicità sono garantiti su base bio-psichica dalla segregazione, reificazione, eliminazione dei non-adatti (unfit), gli inferiori (disgenici), e dalla valorizzazione razziale, meritocratica (oggi tornata in voga sotto la spinta neo-liberista della globalizzazione) e di genere, degli adatti (fit), i superiori (eugenici).

La corrente conservazionista del pensiero eugenetico nasce all’insegna della biologia evolutiva, dalla elaborazione positivista dell’anima Naturofila illuminista, per sostenere la soppressione dei non-adatti (unfit) e il controllo della loro riproduzione e diffusione con strategie e metodi considerati naturali, una posizione che l’economista inglese Thomas Robert Malthus (1766-1834) anticipava bene con queste parole31: All the children born, beyond what would be required to keep up the population to this level, must necessarily perish, unless room be made for them by the deaths of grown persons. (…) To act consistently therefore, we should facilitate, instead of foolishly and vainly endeavouring to impede, the operations of nature in producing this mortality; and if we dread the too frequent visitation of the horrid form of famine, we should sedulously encourage the other forms of destruction, which we compel nature to use. Instead of recommending cleanliness to the poor, we should encourage contrary habits. In our towns we should make the streets narrower, crowd more people into the houses, and court the return of the plague. In the country, we should build our villages near stagnant pools, and particularly encourage settlements in all marshy and unwholesome situations. But above all, we should reprobate specific remedies for ravaging diseases; and those benevolent, but much mistaken men, who have thought they were doing a service to mankind by projecting schemes for the total extirpation of particular disorders.

La corrente meccanicista nasce all’insegna della concezione deterministica esposta dal matematico e astronomo Pierre-Simon de Laplace nel Système du monde (1814), dalla elaborazione positivista dell’anima Tecnofila illuminista, per promuovere il perfezionamento scientifico illimitato, con strategie e metodi artificiali, della specie umana, ovvero la sua progressiva omologazione “allo stato di civiltà cui sono giunti i popoli più illuminati, più liberi, più emancipati dai pregiudizi, quali i francesi e gli anglo-americani” (Condorcet). Una posizione già eloquentemente anticipata da Condorcet [28]: In sine, may it not be expected that the human race will be ameliorated by new discoveries in the sciences and the arts, and, as an unavoidable consequence, in the means of individual and general prosperity; by farther progress in the principles of conduct, and in moral practice; and lastly, by the real improvement of our faculties, moral, intellectual and physical, which may be the result either of the improvement of the instruments which increase the power and direct the exercise of those faculties, or of the improvement of our natural organization itself? (….) And who shall presume to foretel to what perfection the art of converting the elements of life into substances sitted for our use, may, in a progression of ages, be brought? But supposing the affirmative, supposing it actually to take place, there would result from it nothing alarming, either to the happiness of the human race, or its indesinite perfectibility (…) Would it even be absurd to suppose this quality of melioration in the human species as susceptible of an indefinate advancement; to suppose that a period must one day arrive when death will be nothing more than the effect either of extraordinary accidents, or of the slow and gradual decay of the vital powers; and that the duration of the middle space, of the interval between the birth of man and this decay, will itself have no assignable limit? Certainly man will not become immortal; but may not the distance between the moment in which he draws his first breath, and the common term when, in the course of nature, without malady or accident, he finds it impossible any longer to exist, be necessarily protracted?

Il neologismo eugenica (eugenics32) viene coniato nei primi anni ’80 del diciannovesimo secolo dall’antropologo, statista, psicologo, esploratore inglese Francis Galton33 (1822-1911), primo cugino di Charles Darwin, ed assegnato ad un sistema di pensiero che teorizzava, con argomentazioni scientifiche estrapolate dalla neonata teoria mendeliana (delle modalità di trasmissione dei caratteri ereditari) e dalla neonata teoria darwinista (dell’evoluzione lineare, progressiva e ascendente dei sistemi biologici), il miglioramento progressivo della razza (razzismo biologico34) e la presunta superiorità intellettiva degli europei di sesso maschile, bianchi, istruiti e benestanti, rispetto agli altri gruppi razziali (ivi inclusi i gruppi sociali giudicati inferiori, come gli adulti bianchi dei ceti sociali svantaggiati e le donne, che venivano equiparati, per caratteristiche anatomiche e mentali, ai bambini maschi bianchi dei ceti ritenuti superiori, e presentati in chiave darwinista come esemplari viventi di fasi primitive dell’evoluzione lineare, progressiva e ascendente di questi ultimi).
Concetti come evoluzione e adattamento sono usati da Galton per legittimare la leadership della ricca borghesia dell’industria e del commercio, che aveva fatto grande la nazione inglese nello scenario internazionale e nei rapporti culturali tra razze35. Lo stesso concetto di selezione naturale (la selezione naturale sceglie tra le possibili variazioni casuali emergenti tra individui di una specie, quelle più favorevoli alla sopravvivenza, e perciò alla riproduzione in un particolare contesto ambientale, garantendo la sopravvivenza ai soli individui più adatti nella lotta per la vita e la morte – struggle for life and death) è usato in funzione ideologica e conservatrice, come criterio di distinzione tra adatti (fit) e non-adatti (unfit), avendo però già deciso il criterio di individuazione degli adatti, come stabilirne le caratteristiche distintive, in rapporto a chi o che cosa.

Tra gli anni sessanta dell’800 e gli anni sessanta del ‘900 le politiche eugenetiche estesero agli europei giudicati non-adatti lo stesso trattamento disumanizzante, ora corroborato da tesi pseudo-scientifiche, che i coloni europei già riservavano da secoli ai popoli colonizzati36. Le idee eugenetiche si diffusero a macchia d’olio dalla Svezia alla Russia all’Inghilterra al Portogallo alla Germania all’Italia alla Danimarca al Giappone alla Francia agli Stati Uniti d’America al Sud America all’Oceania all’Africa e alle varie colonie europee sparse per il pianeta. Le pratiche di igiene razziale entrarono a far parte delle norme comportamentali collettive e istituzionali destinate al miglioramento della razza, legittimando una serie ininterrotta di crimini contro la persona e contro l’umanità:
– incrocio selettivo degli individui giudicati adatti, mediante selezione o modifica coercitiva delle linee germinali (→ sterilizzazione forzata di massa37; accoppiamento forzato tra individui secondo le tradizionali tecniche invalse nell’allevamento di bestiame, compresa la ibridazione);
– separazione forzata della prole in età fertile delle famiglie dei non-adatti, per diventare materiale umano ad uso e consumo degli adatti;
– applicazione sistematica della legge del più forte, evocata e giustificata da una supposta legge generale di natura, che si esprime nella struggle for life and death, e che legittima, sul piano biologico-antropologico, le disparità tra gli uomini e l’eliminazione dei non-adatti (→ schiavismo; segregazione razziale; eliminazione sommaria o riduzione all’impotenza di chiunque intralciasse o inquinasse la strada degli adatti);
– sperimentazione medica su cavie umane (decine di migliaia di individui giudicati non-adatti o non idonei o semplicemente inutili e dannosi, vennero rinchiusi in istituti psichiatrici o in speciali colonie per non-adatti e sottoposti a elettroshock, mutilazioni genitali, lobotomia frontale e ad altre pratiche restrittive e medico-chirurgiche che verranno emulate e applicate su larga scala dai nazifascisti, dagli stalinisti e dalle Forze Armate dell’Impero nipponico).

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29. As Home Secretary in a 1910 Departmental Paper. The original document is in the collection of Asquith’s papers at the Bodleian Library in Oxford. Also quoted in Clive Ponting, “Churchill” (Sinclair Stevenson 1994).

30. Negli ultimi anni della sua vita Auguste Comte (1798-1857), ideologo del positivismo, scrive il Catechismo positivista e fonda la Chiesa Positivista, dove vengono trasposti gli elementi dottrinali, etici e liturgici della tradizione cattolica.

31. Malthus, T.R. (1826) An Essay on the Principle of Population. Or a View of Its Past and Present Effects on Human Happiness; with an Inquiry Into Our Prospects Respecting the Future Removal or Mitigation of the Evils which It Occasions. Book IV, Chapter V, Of the Consequences of pursuing the opposite Mode, IV.V.1, Library of Economics and Liberty. Retrieved June 17, 2017 from the World Wide Web:
http://www.econlib.org/library/Malthus/malPlong30.html#dd12

32. Galton, F. (1883) Inquiries into Human Faculty and Its Development, Macmillan and Co., London.

33. Francis Galton fu un pioniere in discipline scientifiche come la biometria (elaborò le tecniche e i princìpi basilari per la rilevazione delle impronte digitali), la meteorologia (scoprì l’anticiclone), la statistica (realizzò i primi studi sulla correlazione multifattoriale) e la psicologia sperimentale (mise a punto i primi reattivi mentali).

34. Il razzismo biologico si consolidò a partire dalla prima metà del ‘700 grazie alla prima classificazione antropologica delle razze. Carl von Linné (1707-1778) e Georges-Louis Leclerc, Comte de Buffon (1707-1788) introdussero la Tassonomia e suddivisero i popoli a seconda del colore della pelle, della dimensione e della forma del corpo, asserendo che le somiglianze fenotipiche costituivano appunto la razza. 

35. Tra il XVI e XVII sec. d.C., l’espansione delle rotte commerciali verso le Americhe, l’Africa, le Indie e l’Estremo Oriente, e il consolidamento del primato inglese sui mari, conquistato a discapito delle flotte navali di Francia, Spagna, Portogallo e Olanda, e incentivato dai progressivi miglioramenti metallurgici nella costruzione dei cannoni e nell’impiego della polvere da sparo, consentì alle aristocrazie europee, e in particolare a quella inglese, di arricchirsi importando grandi quantitativi di materie prime, di metalli preziosi e di altre mercanzie (inclusi gli schiavi), esportando oltreoceano, questo sì, la ferocia dei conquistadores, l’evangelizzazione forzata dei miscredenti, l’alcool, il vaiolo, la gonorrea, la peste e altre calamità che hanno flagellato intere generazioni di razze inferiori.

36. Nel XVI sec. il conquistador J. Ginés de Sepúlveda distingueva gli uomini (spagnoli) dagli homunculi (indios), simili all’uomo, ma in realtà inferiori e animaleschi, quindi degni di essere trattati come animali.

37. Nel corso del XX secolo la istituzionalizzazione dei programmi di sterilizzazione coatta interessò centinaia di migliaia di persone giudicate non-adatte per la procreazione. Negli Stati Uniti questi programmi durarono dal 1907 al 1973 e interessarono 27 Stati su 50; in Canada dal 1928 al 1972; in Svizzera dal 1928 al 1985; in Danimarca dal 1929 al 1967; in Germania dal 1933 al 1945; in Norvegia dal 1934 al 1977; in Svezia dal 1935 al 1976; in Finlandia dal 1935 al 1970; in Giappone dal 1949 al 1994; in Francia dal 1950 al 1980.

 

3.2 La causa eugenetica e l’academic/industrial/military iron triangle

A part of eugenic politics would finally land us in an
extensive use of the lethal chamber. A great many people
would have to be put out of existence simply because
it wastes other people’s time to look after them.

George Bernard Shaw38

Tra la fine del XIX secolo e la Seconda Guerra Mondiale la causa eugenetica (eugenics cause) fece molti accoliti, gente comune, uomini politici, uomini di legge, stimati scienziati, accreditati ricercatori, imprenditori, facoltosi uomini d’affari, illustri psicologi, economisti, religiosi, sociologi, antropologi [29], farne un elenco completo sarebbe impossibile e superfluo, perché il consenso verso di essa non era l’eccezione ma la regola39.
Tuttavia, ai fini del presente lavoro è utile accennare almeno ad alcuni dei molti intrecci significativi (che tendono a sopravvivere alla dipartita dei loro attori) tra mondo accademico, industriale e militare, l’academic/industrial/military iron triangle, intercorsi nei paesi occidentali, e in particolare negli Stati Uniti d’America [30] [31] [32], prima della Seconda Guerra Mondiale, a sostegno della causa eugenetica.
Eccone alcuni.

Tra gli anni ’20 e ’40 del XX secolo alcuni investitori americani, banchieri olandesi e imprenditori tedeschi diedero vita ad un giro d’affari milionario, la New York-Rotterdam-Berlin Connection, che finanziò l’ascesa al potere di Adolf Hitler, continuando a fare affari con il Terzo Reich durante tutta la Seconda Guerra Mondiale [33]. Gli attori di questa business adventure furono: la famiglia tedesca dei Thyssen (magnati dell’acciaio); la società americana di investimenti W.A. Harriman & Co., con sede a New York City, fondata nel 1920 (di proprietà della famiglia Harriman e gestita da Averell Harriman, figlio maggiore di E. H. Harriman, magnate americano delle ferrovie, e da Edward Roland Harriman, il secondogenito); la August Thyssen Bank con sede a Berlino, di proprietà della famiglia Thyssen; la olandese Bank voor Handel en Scheepvaart con sede a Rotterdam, controllata dalla famiglia Thyssen; la americana Union Banking Corporation (UBC, con sede a New York City, nello stesso palazzo dove aveva sede la W.A. Harriman & Co.), fondata nel 1924 e controllata dalla famiglia Thyssen e dalla famiglia Harriman; la famiglia tedesca dei Flick (imprenditori nel settore del carbone e dell’acciaio); la famiglia dei Bush, nella persona di Prescot Bush (padre di George H. W. Bush, futuro presidente degli Stati Uniti d’America) nominato vicepresidente della W.A. Harriman & Co. nel 1926; la tedesca United Steel Works (USW), fondata nel 1926 dalla società americana di investimenti Dillon Read Co., di proprietà di Clarence Dillon, e da Fritz Thyssen, che divenne il maggiore finanziatore di Hitler; e infine, i vari clienti della W.A. Harriman & Co., tra i quali spicca la famiglia dei Rockefeller, che attraverso le società della famiglia Thyssen fece affari d’oro con la Germania nazista.

L’Eugenics Record Office (ERO), fu un Istituto di Ricerca dedito a studi di eugenetica e di ereditarietà umana, venne fondato nel 1910 da Charles B. Davenport e da Harry H. Laughlin (due dei maggiori sostenitori e diffusori dell’Eugenica negli USA), grazie ai fondi stanziati dalla facoltosa vedova Mary Harriman (moglie di E. H. Harriman), da John Harvey Kellogg (il magnate dei breakfast cereal, che nel 1911 fondò la Kellogg Race Betterment Foundation) e dal Carnegie Institution of Washington’s Station for Experimental Evolution, fondato nel 1902 dall’ultra milionario Andrew Carnegie (magnate dell’acciaio) [34]. Nel 1904, Davenport, sotto l’egida dell’Istituzione Carnegie di Washington, lanciò il movimento eugenetico americano sotto forma di alleanza tra le imprese, le chiese protestanti, l’intellighenzia americana e gran parte dei genetisti americani favorevoli ad affrontare i problemi di social disfunction mediante procedimenti di selezione dei tratti psicologici che associavano alla razza e alla classe sociale.

La American Breeders’ Association, fondata nel 1903, è stata la prima organizzazione scientifica negli Stati Uniti a riconoscere l’importanza delle leggi di Mendel e a sostenere la ricerca eugenetica (attraverso un sottocomitato presieduto dall’ittiologo e presidente della Stanford University David Starr Jordan), nel 1914 cambiò nome in American Genetic Association (AGA) [35], la denominazione attuale.

L’esclusivo Boone and Crockett Club (B&C, anno di fondazione 1887) fu la prima e più autorevole associazione conservazionista americana impegnata nel campo dell’Eugenica e della restrizione dell’immigrazione, tra i suoi membri, in gran parte naturalisti, compaiono Theodor Roosevelt (fondatore del Club e 26° presidente degli Stati Uniti), Madison Grant [36], autore del libro The Passing of the Great Race (“a torrid work of racial alarmism and pseudo-science that Adolf Hitler called ‘my bible’ in an admiring letter to Grant” [37]), e Ghifford Pinchot, strenuo sostenitore della purezza della razza anglo-sassone, delegato al primo (1912) e secondo (1921) congresso internazionale di Eugenica e membro dell’Advisory Council della American Eugenics Society dal 1925 al 1935.

La Rockefeller Foundation (RF), finanziò vari progetti di promozione e applicazione del pensiero eugenetico, sia negli Stati Uniti che al di fuori [38] [39] [40] [41]: “Attitude” was a key word in the Rockefeller vocabulary: finding individuals and institutions that shared its ideals and could be trusted to translate grants into tangible results [42]. Tra questi spiccano i progetti di igiene razziale condotti dal Kaiser Wilhelm Institute for Psychiatry di Monaco (iniziati nel 1918), diretto, a partire dal 1928 (anno in cui la Rockefeller Foundation donò all’Istituto 325.000 dollari per la costruzione di un nuovo edificio [43]), dallo psichiatra e membro del partito nazista tedesco Ernst Rüdin, e quelli condotti dal Kaiser Wilhelm Institute for Anthropology, Human Heredity and Eugenics di Berlino (anno di fondazione 1927), diretto (dal 1927 al 1942) da Eugen Fischer, antropologo, membro del partito nazista tedesco. Sempre la RF finanziò la costruzione e l’organizzazione della School of Public Health di Zagabria40. Numerosi eugenetisti vennero finanziati dalla RF, tra questi i tedeschi Heinrich Poll [44] e Alfred Grotjahn [45], socialista, strenuo sostenitore dell’igiene razziale e mentore di un altro eugenetista tedesco, George Wolff, che emigrò negli Stati Uniti (1937) dove esportò la dottrina razziale di Grotjahn [46], e dove ebbe una brillante carriera che nel 1952 gli valse il comando del Biometrics Branch della Civil Aeronautics Administration.

Eugenetisti illustri furono, tra gli altri, Alexander Graham Bell (1847-1922), inventore del telefono, presidente onorario del 2° Congresso Internazionale di Eugenica nel 1921.
Robert Mearns Yerkes (1876-1956), psicologo, durante la Prima Guerra Mondiale venne incaricato dalla American Psychological Association, su mandato del Ministero della Difesa americano, di dirigere il Committee on the Psychological Examination of Recruits, un team di 40 psicologi, tra i quali spicca la figura di un altro pioniere dell’IQ test, lo psicologo Henry Herbert Goddard (1866-1957), che elaborarono, in linea con il pensiero eugenetico, due test dell’intelligenza, l’Army Alpha e Beta test, che vennero somministrati a 1.75 milioni di reclute della US Army, aprendo la strada alla somministrazione su larga scala degli IQ test anche in ambito scolastico (l’allora sponsor degli IQ test, il National Research Council Psychology Committee, anch’esso presieduto da Yerkes, descrisse l’IQ test somministrato nelle scuole come “the application of the army testing methods to school needs”) [47].
Il Premio Nobel James Watson, biologo statunitense scopritore insieme a Francis Crick, Maurice Wilkins e Rosalind Franklin, della struttura molecolare del DNA (1952), in una intervista del 2014 dichiarò che “Eugenics is sort of self correcting your evolution, and the message I have is that individuals should direct the evolution of their descendants, don’t let the State do it. I think it would be irresponsible not to direct your evolution if you could, in the sense that you could have a healthy child versus an unhealthy child, I think it is irresponsible not to try and direct the evolution to produce a human being who would be an asset to the world as well as to himself.”41
Karl Pearson (1857-1936), matematico inglese, presidente dal 1907 al 1933 del Galton Eugenics Laboratory (creato nel 1907, su iniziativa di Francis Galton, dalla fusione del Biometric Laboratory diretto da Pearson e dell’Eugenics Record Office fondato da Galton), con sede presso la University College of London.
Sir George Darwin e Leonard Darwin, quest’ultimo presidente della britannica Eugenics Education Society, entrambi figli di Charles Darwin.
George Bernard Shaw (1856-1950), Premio Nobel per la letteratura nel 1925, sostenitore e amico di Stalin, scrisse42: The moment we face it frankly we are driven to the conclusion that the community has a right to put a price on the right to live in it. If people are fit to live, let them live under decent human conditions. If they are not fit to live, kill them in a decent human way. Is it any wonder that some of us are driven to prescribe the lethal chamber as the solution for the hard cases which are at present made the excuse for dragging all the other cases down to their level, and the only solution that will create a sense of full social responsibility in modern populations?
Winston Churchill (1874-1965), fu Home Secretary della Eugenic Education Society dal 1910 al 1911 (società fondata nel 1907, cambiò nome in British Eugenics Society nel 1926 e poi ancora in Galton Institute nel 1989, la denominazione attuale); nel 1911, quando era ministro della marina militare, prese parte alla commissione di presidenza (assieme a Lord Alverstone, allora ministro della giustizia, Charles Eliot, presidente dell’università di Harvard e Alexander Bell, inventore del telefono) del primo congresso mondiale di Eugenica, organizzato dall’università di Oxford. Primo Ministro britannico dal 1944 al 1945 e ancora dal 1951 al 1955, Premio Nobel per la Letteratura nel 1953, fu tra i primi redattori del Mental Deficiency Act43 (1913). Nell’Ottobre del 191044, in un suo discorso al parlamento britannico aveva richiamato l’attenzione sul fatto che vi erano, allora, nel Regno Unito, «circa 120.000-130.000 persone affette da disturbi mentali degne di tutto quello che la civiltà cristiana e scientifica può fare per loro, dato che ormai sono al mondo», e quello che la civiltà cristiana e scientifica poteva fare per loro, negli auspici di Churchill, era «la loro segregazione sotto condizioni appropriate, così da far morire insieme a se stessi anche la loro sciagura, invece di propagarla alle generazioni future»45.
Nel 1935 il chirurgo e biologo francese Alexis Carrel, un premio Nobel dello staff del Rockefeller Institute, pubblica Man the Unknown. In esso egli propone lo smaltimento dei criminali e delle persone malate di mente in appositi istituti per l’eutanasia dotati di apposite camere a gas. Nel 1939 Hitler ordinò una vasta operazione di ‘mercy killing’ delle persone disabili e malate di mente. Il programma nazista di eutanasia, volto alla eliminazione della ‘life unworthy of life,’ venne avviato con il nome in codice Aktion T4 (acronimo che indicava la villa berlinese al numero civico 4 in Tiergartenstrasse). Si stima che almeno 275.000 persone non-adatte siano state uccise nell’ambito di questo programma tra il 1939 e 194546.

In molti si sono chiesti come sia stato possibile che la civiltà occidentale sorta dall’Età della Ragione, abbia potuto partorire tanta feroce devastazione e disumana sofferenza. Forse la risposta è nelle parole di Denis Diderot: The most dangerous madmen are those created by religion, and …. People whose aim is to disrupt society always know how to make good use of them on occasion [Conversation with a Christian Lady (1774)].

L’Illuminismo ha dato alla luce una religione secolare47 [48] [49] [50] [51] (monoteista) o religione politica: “…. quello che il pensiero illuministico non è riuscito a vedere, abbagliato com’era dalla luce della ragione moderna, è quanto profondamente radicata nello psichismo umano sia la simbologia e quanto imperiosa sia la necessità per ogni comunità umana di appoggiarsi ad un’alterità trascendente e fondatrice” [52].
Il Positivismo la ha consacrata sull’altare dell’industrialismo.
L’Eugenica ha istituito i tribunali di Inquisizione della Chiesa Positivista.
Uomini come Hitler, Mussolini e Stalin se ne sono serviti per mettere la nazione al servizio dei loro deliri di onnipotenza.
Uomini come Winston Churchill se ne sono serviti per mettere le loro ambizioni di potere al servizio della nazione: The religion of blood and war [Mahommedan] is face to face with that of peace [Christianity]. Luckily the religion of peace is usually the better armed. [Winston Churchill, The Story of the Malakand Field Force: An Episode of Frontier War (1898)].

Cosa ci possiamo aspettare dagli attuali predicatori, con in testa i transumanisti, del perfezionamento ipertecnologico dell’umanità?

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38. George Bernard Shaw, Lecture to the Eugenics Education Society, Reported in The Daily Express, March 4, 1910.

39. Care for the race, even if the individual must suffer — this must be the keynote of our future. This was the guiding principle which underlay all the discussions of the Second International Congress of Eugenics in 1921. Not quantity but quality must be the aim in the development of each nation, to make men fit to maintain their places in the struggle for existence. We must be concerned above all with racial values; every race must seek out and develop and improve its own racial characteristics. Racial consciousness is not pride of race, but proper respect for the Purity of race is today found in but one nation — the Scandinavian. [Henry Fairfiled Obsborn (1857-1935)]

40. Rockefeller foundation was financing German eugeneticists Poll and Grotjahn, as well as main eugenics institutes in Germany, such as Kaiser Wilhelm Institute for Psychiatry and Kaiser Wilhelm Institute for Anthropology, Eugenics, and Human Inheritance. The same foundation financially supported the construction and organization of the Zagreb School of Public Health”. In: Fatović-Ferencić, S. (2008) “Society as an Organism:” Metaphor as Departure Point of Andrija Štampar’s Health Ideology, Croatian Medical Journal, Dec; 49(6): 709–719.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2621036/  

41. Intervista: James Watson talks about eugenics and bioethics.
https://www.dnalc.org/view/15472-Eugenics-and-bioethics-James-Watson.html 

42. Citato in: Conroy, M. (2017) Nazi Eugenics: Precursors, Policy, Aftermath, Columbia University Press. Originally from George Bernard Shaw, Prefaces, Constable and Co., London, 1934, p. 296

43. Il Mental Deficiency Act classifica le persone con difficoltà di apprendimento e problemi di salute mentale come: ‘idiots’ (coloro i quali hanno un deficit tale da renderli incapaci di proteggersi dai rischi ordinari); ‘imbeciles’ (coloro i quali hanno un deficit tale da renderli non-autosufficienti, o, nel caso dei bambini, tale da non essere in grado di imparare ad essere autosufficienti); ‘feebleminded’ (coloro i quali necessitano di un supporto e di una supervisione costante, o, nel caso dei bambini, di una istruzione somministrata in scuole speciali); ‘moral defectives’ (coloro i quali denotano qualche debolezza mentale associata a una marcate propensione al vizio o al crimine e sui quali la punizione ha un effetto deterrente scarso o nullo). A poco a poco, le madri non sposate vengono inserite in quest’ultima categoria. Molte persone delle categorie sociali più svantaggiate vengono classificate come mentalmente deficitarie a causa della loro infanzia travagliata o della loro precoce istituzionalizzazione. Il Mental Deficiency Act farà sì che molte più persone con deficit di apprendimento vengano segregate in apposite istituti.

44. In October 1910 a deputation to the Government called for the implementation of the Royal Commission’s recommendations without delay. Churchill, in his reply, recalled the fact that there were at least 120,000 “feeble-minded” persons “at large in our midst” who deserved “all that could be done for them by a Christian and scientific civilization now that they are in the world,” but who should, if possible, be “segregated under proper conditions so that their curse died with them and was not transmitted to future generations.”[As quoted by Sir Martin Gilbert CBE, in Churchill and Eugenics.
https://www.winstonchurchill.org/publications/finest-hour-extras/churchill-and-eugenics-1] 

45. There are 120,000 or 130,000 feeble minded persons at large in our midst. These unhappy beings deserve our care and assistance, and deserve all that could be done for them, now that they are in the world, by a Christian and scientific civilisation. But let it end there if possible. If we  were able to segregate these people under proper conditions, so that their curse died with them and was not transmitted to future generations, we should have taken up our shoulders in our own lifetime a work of which those who came after us would owe us a debt of gratitude”. [Winston Churchill Reported in The Times 15th July 1910].

46. Malgrado ciò, un eugenetista del calibro di James Watson ritiene che: “Here we must not fall into the absurd trap of being against everything Hitler was for…. Because of Hitler’s use of the term Master Race, we should not feel the need to say that we never want to use genetics to make humans more capable than they are today.” [Watson, J. (2000) A Passion for DNA: Genes, Genomes, and Society, Cold Spring Harbor Laboratory Press]

47. In The Future of Secular Religions (1944), Raymond Aron definisce secular religions: “those doctrines that, in the soul of our contemporaries, take the place of the lost faith, and that place the salvation of humanity in this world, in a distant future, in the form of a social order to be built” [traduzione mia dalla versione francese citata in: Maier. H. (edited by) (2008) Totalitarianism and Political Religions Volume III: Concepts for the Comparison Of Dictatorships – Theory & History of Interpretations, Routledge, p. 160]. In Sociology of Communism (1949), Jules Monnerot descrive una secular religion come segue: “When a whole series of events, of peoples, of ideas escapes critics, this means that a sacred area is opposed to that dominated by the profane: in this case it can be talked about a religious phenomenon. Such is the secular religion (and such is the totalitarian state: the two phenomena are connected) characterized by the active presence of a faith, myths, and dogmas”. [traduzione mia dalla versione francese citata in: Ellul, J. (2008) La technique ou l’enjeu du siécle. Economica Paris, p. 335]

 

4. Tecno-scientismo progressivo 4.0: verso la robotizzazione della società

That is to say, if we humans are simply parts of systems – our skins not boundaries but permeable membranes, our actions measured as behavior rather than by introspection- the  autonomous, sufficient “self” begins to seem an illusion.
NWF48

Per l’academic/industrial/military iron triangle, due guerre mondiali, i programmi di igiene razziale, le armi chimiche e batteriologiche, lo sviluppo delle armi di terra, di aria e di mare, l’impiego delle armi nucleari su Hiroshima e Nagasaki e milioni di vittime civili, hanno rappresentato una opportunità per la messa a punto di strategie e di tecniche persuasive e dissuasive e di soluzioni tecnologiche, che hanno avuto enormi ripercussioni sia sul futuro del settore militare che in ambito civile. Una opportunità che non è indietreggiata di fronte alla possibilità di impossessarsi di informazioni di interesse scientifico, ottenute con metodi criminali condotti con inaudita crudeltà. Come quelli che contraddistinguono la pagina di storia (1936-1945) scritta dalla Unità 731 [53] [54] [55].

Stanziata dall’esercito giapponese nel 1936 a Ping Han, presso Harbin, nello Stato fantoccio di Manchukuo (Manciuria, Cina nordorientale), l’Unità 731 era un centro militare segreto di ricerca e di sviluppo della guerra chimica e batteriologica, affidato al comando di un laureato in medicina, Shiro Ishii, dove i medici e altri laureati giapponesi vivisezionarono, infettarono con agenti batteriologici, sottoposero a trapianti, a mutilazioni e ad altre torture concepite come esperimenti, oltre tremila soggetti ritenuti adatti ad essere trattati come cavie umane, prevalentemente cinesi (donne e bambini inclusi), ma anche mongoli, coreani, russi e alcuni inglesi e americani. Alla fine della guerra, il comandante dell’Unità 731, Shiro Ishii, e la maggior parte dei suoi collaboratori vennero protetti dai servizi segreti americani e, in cambio dei risultati delle ricerche, coperte da segreto militare, condotte dall’Unità ottennero l’immunità. Nessuno di loro venne perseguito da un tribunale, né militare né civile, tutt’altro. Alcuni di loro vennero cooptati dall’industria farmaceutica e medica giapponese, come la Takeda Pharmaceutical Company, la Hayakawa Medical Company, la S.J. Company. La Green Cross, un’impresa farmaceutica fondata da Naito Ryoichi, Futagi Hideo e Kitano Masaji, membri dello staff di laureati di Ishii, ottenne un grande successo dopo la guerra. Altri entrarono nel mondo accademico, nella Tokyo University, Kyoto University, Osaka University, Kanazawa University, Showa University of Pharmacology, Nagoya Prefecture Medical University, Osaka Municipal University’s School of Medicine, e Juntendo University. Il governo giapponese reclutò una parte dei laureati presenti nelle fila di Ishii, tra cui un responsabile della sezione di Entomologia dei Laboratori di Ricerca sulla Prevenzione della Salute (Preventive Health Research Laboratories) del Ministero della Salute e del Benessere (Health and Welfare Ministry) e un direttore del National Cancer Center del Giappone, nonché un presidente dell’Associazione Medica Giapponese e un generale (chirurgo) della neonata Defence Force giapponese. Ad onore (disonore) dell’academic/industrial/military iron triangle nipponico, va notato che a partire dalla sua creazione, nel maggio 1947, fino al 1983, ogni direttore (con una sola eccezione) dell’Istituto Nazionale di Salute del Giappone (Japan National Institute) aveva prestato servizio militare presso una unità di guerra biologica. Molti uomini dell’Unità 731 hanno ricoperto altre posizioni importanti nella società giapponese, ottenendo onorificenze e riconoscimenti istituzionali, mentre i lavoratori, i tecnici e i soldati semplici si sono reinseriti nel tessuto sociale giapponese.

I do not expect to publish any future work of mine which may do damage in the hands of irresponsible militarists…“, scriveva Norbert Wiener nel 194749, ammettendo le proprie responsabilità, etiche oltre che professionali, nell’essersi prestato al gioco dello scienziato super partes che opera in nome della neutralità (smentita dai fatti) della scienza, senza preoccuparsi dell’uso che può essere fatto, soprattutto nella società ipertecnologica contemporanea, dei risultati del suo lavoro. Un gioco accomodante che continua ad essere condiviso a molti scienziati, tecnici, ricercatori, studiosi, esperti (matematici, ingegneri, biologi, chimici, fisici, psicologi, antropologi, filosofi, genetisti, etc.), ma non da tutti, a testimonianza del fatto che il sacerdote-scienziato positivista dovrebbe appendere l’abito (camice) talare al chiodo, e assumersi le proprie responsabilità. Responsabilità che iniziarono ad essere percepite dagli “addetti ai lavori” già a decorrere dalla Grande Guerra, quando si delineò un mondo in cui “For the first time in history, it has become possible for a limited group of a few thousand people to threaten the absolute destruction of millions” (Norbert Wiener, Moral Reflections of a Mathematician, 1956).
Come nel caso, per esempio, di Clara Immerwahr (1870-1915), chimica tedesca e moglie del chimico tedesco Fritz Haber, considerato il padre della guerra chimica, cercò in tutti i modi di dissuadere il marito dal dedicarsi alla realizzazione delle armi chimiche ma non ebbe successo e piuttosto che assistere al loro impiego (avvenuto nel corso della prima guerra mondiale) si suicidò sparandosi al cuore all’età di 45 anni.

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48. Dalla introduzione a “Men, Machines, and the World About”, di Norbert Wiener, a cura dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE).
http://21stcenturywiener.org/wp-content/uploads/2013/11/Men-Machines-and-the-World-About-by-N.-Wiener.pdf

49. Wiener, N. (1947) A Scientist Rebels, The Atlantic Monthly.
http://lanl-the-back-story.blogspot.it/2013/08/a-scientist-rebels.html 

 

4.1 Tecno-scientismo progressivo e AI

The following general definition of an animal:
a system of different organic molecules that have combined
with one another, under the impulsion of a sensation
similar to an obtuse and muffled sense of touch given to them
by the creator of matter as a whole, until each one of them
has found the most suitable position for it shape and comfort.

Denis Diderot – On the Interpretation of Nature (1753)50

E così arriviamo agli anni del dopoguerra, gli anni della Guerra Fredda, nel corso dei quali il processo di integrazione uomo-macchina, che sino a quel momento si era identificato con il presupposto del processo di industrializzazione, la meccanizzazione del ciclo produttivo, subisce una vera e propria mutazione genetica.
Le macchine si diversificano ed escono dal perimetro produttivo delle filiere industriali, dove fino a quel momento erano rimaste confinate. Irrompono nelle case e nella vita di milioni di occidentali, sotto forma di elettrodomestici, autovetture, apparecchi telefonici, radiofonici, televisivi. Diventano parte integrante dell’habitat domestico dei consumatori (nuova categoria sociale inventata ad hoc), entrano nelle loro vite e nelle loro dinamiche relazionali, si diversificano in base ai gusti e alle aspettative, creando i presupposti per quella che diventerà una progressiva, virale, tecno-dipendenza. Una dipendenza verso soluzioni tecnologiche che, con il trascorrere degli anni, diventano sempre più autoreferenziali, sempre più slegate dalle reali necessità dei loro fruitori, sempre più vincolate alle leggi del modello economico liberista e sempre più aderenti al mito illuminista del perfezionamento illimitato dell’umanità.
Nel corso degli anni ’50 del novecento, quando gli equilibri mondiali dipendevano da due super-potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, prendono corpo tre progetti: la manipolazione del materiale genico, la colonizzazione dello spazio e la creazione di macchine intelligenti. Il primo progetto si delinea grazie alla teoria cromosomica dell’ereditarietà (il materiale genetico è costituito da DNA e non da proteine → Hershey-Chase, 1952) e alla scoperta della struttura molecolare del DNA (J. Watson, F. Crick, M. Wilkins e R. Franklin, 1952). Il secondo progetto si concretizza quando i sovietici lanciano il primo satellite artificiale in orbita intorno alla Terra, lo Sputnik 1 (1957). Il terzo progetto si fa strada quando un giovane matematico americano, non ancora trentenne, John McCarthy, propose di creare un gruppo di lavoro che si occupasse di un nuovo campo di ricerca, che lui chiamò Intelligenza Artificiale (1956).
Un gruppo di lavoro che oggi ha assunto proporzioni mondiali e che: is conducted by a range of scientists and technologists with varying perspectives, interests, and motivations. Scientists tend to be interested in understanding the underlying basis of intelligence and cognition, some with an emphasis on unraveling the mysteries of human thought and others examining intelligence more broadly. Engineering-oriented researchers, by contrast, are interested in building systems that behave intelligently. Some attempt to build systems using techniques analogous to those used by humans, whereas others apply a range of techniques adopted from fields such as information theory, electrical engineering, statistics, and pattern recognition. Those in the latter category often do not necessarily consider themselves AI researchers, but rather fall into a broader category of researchers interested in machine intelligence51.

Ognuno di questi tre progetti verrà sviluppato separatamente sia dagli americani che dai sovietici, ma sarà l’academic/industrial/military iron triangle statunitense a dimostrare di possedere maggiore vigore quando, nel 1958, fonda l’Advanced Research Projects Agency (ARPA), erede dell’OSRD (Office of Scientific Research and Development, creato nel 1941) e futura Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA 1972), agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare)52.

La locuzione Artificial Intelligence, coniata da McCarthy, sta ad indicare una nuova e promettente frontiera della moderna Information Theory. L’Information Theory, è una disciplina nata nell’ambito delle Telecomunicazioni tra gli anni ’20 e ’30 del XX secolo, in particolare grazie ai lavori di ricerca e alle soluzioni militari (telecomunicazione crittografata e non) sperimentate durante la prima guerra mondiale, il cui sviluppo e la cui fortuna si consoliderà, sempre grazie al contributo fornito dalla ricerca e dalle applicazioni in ambito militare, nel corso della seconda guerra mondiale. Decisivo ai fini della elaborazione della versione contemporanea della Teoria dell’Informazione, fu il lavoro condotto tra gli anni ’40 e ’50 e separatamente da Claude Shannon (The Mathematical Theory of Communication) e da Norbert Wiener (Cybernetics).

Il termine intelligenza utilizzato per distinguere la nuova frontiera di ricerca dell’Information Theory, riesuma lo stesso termine impiegato da uno dei pionieri della teoria dell’informazione, Harry Nyquist, della American Telephone and Telegraph Company (AT&T). Nel 1924 Nyquist pubblica un articolo sul Bell System Technical Journal dal titolo Certain Factors Affecting Telegraph Speed, dove tratta dei fattori che condizionano la “maximum speed of transmission of intelligence”. Per gli addetti ai lavori dell’epoca, il termine metaforico “intelligence” utilizzato da Nyquist in relazione alla trasmissione di un segnale elettromagnetico, apparve improprio e fuorviante, compromesso da riferimenti antropomorfici e psicologici incompatibili con la materia trattata. La trasmissione di segnali tra macchine (coder/decoder), ovvero l’invio e la ricezione di variazioni di stato elettromagnetiche attraverso un mezzo (via etere o via cavo), non poteva essere in alcun modo confusa con la trasmissione di significati (messaggi) né poteva essere associata a proprietà intellettive come la abilità di apprendere, analizzare, comprendere, comunicare, fare progetti, ragionare, ipotizzare, trarre conclusioni, formulare pensieri astratti, risolvere problemi, etc. A quattro anni di distanza dalla pubblicazione dell’articolo di Nyquist, un suo collega del Bell Telephone Laboratories Inc., Ralph V.L. Hartley, pubblica un articolo sul Bell System Technical Journal dal titolo Transmission of Information, dove la metafora intelligence viene sostituita, per ragioni di “physical as contrasted with psychological considerations”, dalla metafora information.

Ma cosa intendeva Nyquist con il termine intelligenza? Di fatto niente che potesse avere a che fare con proprietà intellettive come quelle sopra elencate, o che potesse attribuire ad un segnale un contenuto semantico. Con il termine intelligenza Nyquist si riferisce alla componente statisticamente determinata e decifrabile di un segnale aleatorio (in altre parole si riferisce ai dati immessi, veicolati e resi disponibili da un segnale analogico, che Nyquist qualifica come “the number of characters, representing different letters, figures, etc.”, trasmessi in un certo arco di tempo), la cui trasmissibilità (senza perdita di intelligenza ovvero di dati) da un dispositivo trasmittente (coder) ad uno ricevente (decoder) dipende dal grado di risoluzione dell’incertezza (associata al rumore intrinsecamente generato dal mezzo trasmissivo o dagli apparati coinvolti) ottenuto nella trasmissione del segnale.

In realtà, il modello di intelligenza (e il modello cognitivo in generale) perseguito dalla ricerca sulla AI è costruito a immagine e somiglianza di quello sviluppato dalla Teoria dell’Informazione, dalla Cibernetica e dall’Informatica nell’ambito delle telecomunicazioni, derivato da sistemi algoritmici di feedback-loops che non hanno niente a che vedere con l’intelligenza umana, ma che invece hanno molto in comune con il modello di animale descritto da Denis Diderot [On the Interpretation of Nature (1753)] e con il modello di essere umano concepito da Descartes [Treatise on Man (1633)].

Nella migliore delle ipotesi, le performance delle cosiddette macchine intelligenti sono e resteranno una simulazione delle capacità manifestate da alcuni individui affetti dalla sindrome del savant (savant syndrome), o sindrome dell’idiot savant, dove con idiota ci si riferisce a un individuo (generalmente di sesso maschile) affetto da una serie di più o meno gravi ritardi cognitivi e mentali, ma che presenta una o più di una capacità super-sviluppate, tipicamente la capacità di calcolo e di memorizzazione. Questo è tutto quello che una macchina intelligente può e potrà aspirare a fare: simulare artificialmente la sindrome del savant (ASSS, Artificial Simulation of the Savant Syndrome) [56].
Se ciò è corretto, perché la ASSS viene declamata come AI?
Inseguire la realizzazione di ibridi uomo-macchina, immaginandoli come un primo passo verso la produzione di umanoidi artificiali, programmati per entrare a far parte dei CPSs (Cyber Physical Systems), interconnessi da reti neurali dotate di AI, è un progetto concepito e alimentato dal tecno-scientismo progressivo di ultima generazione nel grembo del neo-positivismo. La AI è la versione 3.0 dell’anima razionalista cartesiana: “When a rational soul is present in this machine it will have its principal seat in the brain, and reside there like the fountain-keeper”53. Un progetto che non rinuncia a trattare l’animale umano come un sistema meccanico che, per quanto complesso possa essere, è sempre riducibile ad un mosaico di unità costitutive (buildig blocks), e ad applicare alla res cogitans lo stesso schema riduzionistico e meccanicistico applicato dal paradigma positivista alla res extensa: la strutturazione degli oggetti e dei fenomeni che osserviamo dentro e fuori di noi, avviene grazie ad una sequenza di combinazioni (fattorizzabili), guidata da un codice (algoritmico), tra determinati elementi strutturali (building blocks). Nel caso di un oggetto materiale gli elementi strutturali possono essere molecole, atomi, particelle. Nel caso di un oggetto fittizio come l’intelligenza possono essere, ad es. l’intelligenza logico-matematica, l’i. verbale, l’i. spaziale, l’i. musicale, l’i. cinestesica, l’i. emotiva (Howard Gardner), a loro volta scomponibili in sotto-gruppi, e chi più ne ha più ne metta. Una volta scomposto in elementi strutturali oggettivabili, l’oggetto potrà essere sottoposto a misurazione ed eventualmente riprodotto e controllato.
Il risultato è un puzzle composto da tanti elementi collegati ad incastro in una cornice che sviluppa una data funzione.

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50.  Citato in: Dingle, C.A. (2000) Memorable Quotations: French Writers of the Past, iUniverse, p. 64

51. In: Computer Science and Telecommunications Board, National Research Council (1999) Funding a Revolution. Government Support for Computing Research, Chapter 9, Developments in Artificial Intelligence. http://www.nap.edu/read/6323/chapter/11#199

52. Nel 2012 La Russia ha creato una agenzia militare analoga all’americana DARPA, la Advanced Research Foundation (ARF) and Defence Industry. Cina, Giappone e Sud Corea si stanno attrezzando.

53. Descartes, Treatise on Man, 1633, § 131
https://www.colorado.edu/neh2015/sites/default/files/attached-files/descartes-treatise_on_man.pdf

 

4.2 Verso la robotizzazione della società

As scientific understanding has grown, so our world has become dehumanised. Man feels himself isolated in the cosmos, because he is no longer involved in nature and has lost his emotional “unconscious identity” with natural phenomena. These have slowly lost their symbolic implications. (…) No voices now speak to man from stones, plants, and animals, nor does he speak to them believing they can hear. His contact with nature has gone, and with it has gone the profound emotional energy that this symbolic connection supplied.

Carl Gustav Jung  – Man and His Symbols (1964)54

Tra gli anni ’60 e ’90 la AI, la cui mission è “designing systems that exhibit the characteristics associated with human intelligence, like understanding language, learning, reasoning, solving problems, and so on”, motivata dalla convinzione che “every aspect of learning or any other feature of intelligence can in principle be so precisely described that a machine can be made to simulate it”, diviene parte integrante della nascente computer science (Internet, data di nascita 1983, è l’evoluzione di una creazione per uso militare della DARPA [57], l’ARPAnetwork, 1969).

Negli anni ‘90 il know how maturato durante gli anni ‘80 dalla computer science, dalla cibernetica, dalla robotica e dalla ricerca sulla AI, confluisce nella realizzazione di un progetto chiamato Strategic Computing Program (SCP), finanziato con fondi sia pubblici (provenienti dalla immancabilmente presente agenzia federale americana DARPA) che privati (provenienti da investitori come il colosso industriale IBM, la compagnia Dragon Systems, la BBN, Bolt Beranek and Newman, e la SDC, Systems Development Corporation), grazie al quale nasceranno le cosiddette macchine intelligenti, ovvero: machine with advanced intelligence technology and high-performance computing, including speech recognition and understanding, natural-language computer interfaces, vision comprehension systems, and advanced expert systems development, provided by a significant increasing in computer performance, through parallel-computer architectures, software, and supporting microelectronics.

Ma gli anni ’90 sono anche gli anni segnati dal crollo del muro di Berlino e dal crollo degli equilibri internazionali e delle identità nazionali, disegnate dalla Guerra Fredda e dai relativi schieramenti. Il braccio di ferro tra Stati Uniti d’America e Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si conclude per implosione e abbandono del campo da parte di quest’ultima, e il mondo da bipolare si ritrova improvvisamente unipolare.

La nuova Era viene salutata dalla “prima guerra postmoderna della storia” (Jean-François Lyotard), la Prima Guerra del Golfo (1990), una guerra che non ha avuto luogo (Jean Baudrillard), in cui le armi convenzionali fanno da sfondo all’impiego di nuove, sofisticatissime soluzioni tecnologiche (Cyberwar, Infowar, Technowar, Antiwar, Postmodernwar) [58], sviluppate per trasformare il soldato in operatore-semi-umano, integrato da dispositivi esterni (che presto verranno a loro volta integrati da dispositivi interni), in grado di potenziarne le capacità di combattimento, supportato da un network di dispositivi bellici controllati a distanza, che possono trasformare le zone di guerra in piattaforme per altrettanti video-games, arene virtuali in cui la gente muore d’avvero.

Grazie alle tecnologie della simulazione elettronica, la potenza persuasiva dei mezzi di comunicazione di massa trasforma le guerre in spettacoli per il piccolo e per il grande schermo, sotto-prodotti confezionati in stile hollywoodiano con la formula del super reality show, super video-game, super-saga di supereroi semi-umani che combattono il Male per il Bene del Mondo.
La Prima Guerra del Golfo è stata solo un assaggio delle guerre iper-tecnologiche che ci attendono nel prossimo futuro, dove i soldati-umani saranno progressivamente sostituiti da armamenti robotici affiancati da ibridi uomo-macchina, i cyborg-soldiers [59], l’ibrido uomo-macchina extra-integrato (EIMMH, Extra-Integrated Man-Machine Hybrid) nato per scopi militari, il modello di cyborg progettato per il combattimento, il fratello maggiore dell’ibrido uomo-macchina normo-integrato (NIMMH, Normo-Integrated Man-Machine Hybrid), progettato per scopi civili.
Inizia così, ufficialmente, il processo di dis-integrazione uomo-macchina.

Equipaggiato con un dispositivo interno inserito a dimora, ad es. un nanorobot o un microchip intracranico ad interazione neurale (brain-computer interfaces), o un semplice chip sottocutaneo (transponder implantation), che lo rendono parametrabile (rilevazione e trasmissione in tempo reale dei parametri fisiologici e ambientali) e identificabile (acquisizione automatica di tutti i dati relativi alla sua identità, ai suoi movimenti e alla sua localizzazione), il NIMMH potrà interagire, sul luogo di lavoro, a casa, a scuola, nei luoghi pubblici, etc., via Near Field Communication (NFC) o via Far Field Communication (FFC) [60], con un Cyber-Physical System (che può comprendere qualsiasi dispositivo elettronico esterno, dotato di sistema wireless o bluetooth e di apposita interfaccia, il che espone il soggetto al rischio di hackeraggio).

Diverso sarà il cyborg extra-integrato (EIMMH), un ibrido uomo-macchina addestrato e programmato per affrontare esperienze ad alto rischio (missioni militari, operazioni di polizia o di spionaggio, azioni terroristiche o criminali, viaggi spaziali e soggiorni in ambienti extra-terrestri), che oltre ad essere integrato da componenti tecnologiche interne come quelle del modello normo-integrato, potrà espandere le funzioni che autoregolano il corpo-mente (come la tolleranza al dolore, alla fame e alla sete, la termoregolazione, etc.), potenziare alcune prestazioni normali (come la capacità di calcolo, la memoria e le capacità percettive) e interfacciarsi con CPSs militari dotati di sistemi robotizzati come il MAARS (Modular Advanced Armed Robotic System, già operativo), il LAWS (Lethal Autonomous Weapons System, già operativo) [61], il Taranis (velivolo da combattimento completamente automatizzato, già operativo), il FLA (Fast Lightweight Autonomy, progetto DARPA), il CODE (Collaborative Operations in Denied Environment, progetto DARPA), etc.

L’impiego di sistemi integrati composti da EIMMHs e CPSs robotizzati, segna il passaggio dalla fase di computerizzazione della guerra (e della società) alla fase di robotizzazione della guerra (e della società): I see a greater robotization [of war], in fact, future warfare will involve operators and machines (….) They would be integrated into large comprehensive reconnaissance-strike system. The soldier would gradually turn into an operator and be removed from the battlefield [Lieutenant General Andrey Grigoriev, Russian Advanced Research Foundation (ARF), 2016].  

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54 Jung, C.G.. (1968) Man And His Symbols, Dell Publishing, p. 85

55 Vedi: J. G. Fleischer, G.M. Edelman, Brain-based devices: An embodied approach to linking nervous system structure and function to behavior, Ieee Robotics and Automation Magazine, 2009.         http://www.nsi.edu/~fleischer/fleischer_edelman_ram.pdf

 

4.3 La Coscienza Universale neo-positivista

L’Eugenica e la dilagante sottocultura post-umana promuovono lo studio, l’elaborazione e l’adozione di metodi scientifici volti al perfezionamento della specie umana, ovvero finalizzati alla promozione di caratteri fisici e mentali ritenuti positivi, o eugenici (genetica positiva), e alla rimozione di quelli ritenuti negativi, o disgenici (genetica negativa), mediante la selezione e la manipolazione degli individui o di loro parti (operazioni che in passato venivano effettuate seguendo le tradizionali tecniche invalse nell’allevamento del bestiame e in agricoltura, e che oggi si avvalgono di canali come l’high-tech communication marketing, di sofisticati dispositivi tecnologici e di tecniche sempre più efficaci di neuroingegneria e di bioingegneria genetica, molecolare, cellulare, tissutale e d’organo.

Entrambe promuovono il condizionamento operante del comportamento individuale e collettivo, e interpretano il capitale umano come utile nella misura in cui è subordinato al capitale scientifico-tecnico-tecnologico.
La sotto-cultura post-umana integra la speranza eugenetica nel miglioramento scientifico e selettivo del genere umano, con l’impiego di un armamentario tecnico e tecnologico molto avanzato. La relazione calcolata-programmata-codificata (→linguaggio informatico→feed back loops algoritmici) che intercorre tra le variabili condizionate (→software) e incondizionate (→hardware) dell’ibrido uomo-macchina o del robot (→nascita tecnologica), dà luogo a dinamiche comportamentali ampiamente (cyborg) o totalmente (robot) deterministiche e affidabili, cioè controllabili-prevedibili-riproducibili-reversibili. Per questa ragione, l’ibrido uomo-macchina, il robot antropomorfo e l’umanoide sono nettamente preferibili (superiori, più forti, più adatti) all’uomo-naturale.

Eugenica e sotto-cultura post-umana sono intrecciate dal rapporto di equivalenza che intercorre tra il tecno-scientismo progressivo di fine ‘800 (→Eugenica) e il tecno-scientismo progressivo di fine ‘900 (→AI). Un rapporto di equivalenza che può essere espresso nel modo seguente:
l’Eugenica sta alla teoria mendeliana (teoria della modalità di trasmissione dei caratteri ereditari → Johann Gregor Mendel, 1866) e alla teoria darwinista (teoria dell’evoluzione lineare, progressiva e ascendente dei sistemi biologici → Charles Darwin, 1859) come l’Intelligenza Artificiale sta alla teoria cromosomica dell’ereditarietà (il materiale genetico è costituito da DNA e non da proteine → Hershey-Chase, 1952), alla scoperta della struttura molecolare del DNA (J. Watson, F. Crick, M. Wilkins e R. Franklin, 1952), e alla teoria dell’informazione (IT, Information Theory), teoria nata dalla convergenza tra teoria cibernetica o teoria della comunicazione e dei sistemi di controllo nei sistemi artificiali e negli esseri viventi (→ Norbert Wiener, 1948), e teoria della modalità di trasmissione dell’informazione (→ Claude Shannon, 1948).

Sono trascorsi cento anni da quando la Teoria Generale della Relatività ha introdotto la nozione di spaziotempo, cambiando radicalmente il modo di concepire il tempo e lo spazio della fisica newtoniana, e da quando la Meccanica Quantistica ha radicalmente cambiato il modo di concepire l’energia/materia, ma ancora nessuno sa cosa sia lo spaziotempo e neppure cosa sia l’energia (“It is important to realize that in physics today, we have no knowledge of what energy is.”, Richard Feynman, The Feynman Lectures on Physics, Vol I, pag. 4-1). Tuttavia, il fatto che nessuno sappia cosa sia lo spaziotempo e cosa sia l’energia, non ha impedito di misurare, descrivere e utilizzare fenomeni che sono in relazione con l’uno e con l’altra. La portata e le conseguenze, scientifiche e culturali, nel breve, medio e lungo periodo, del cambiamento paradigmatico introdotto dalla fisica post-newtoniana sono e saranno rivoluzionarie. La dimensione fisica di cui facciamo parte non è più quella descritta dalla fisica classica, e gli strani fenomeni che stanno emergendo dalla dimensione quantistica e relativistica, stanno alimentando un crescente (morboso) interesse per la dimensione psichica. Un interesse che, sia all’interno che all’esterno del mondo scientifico, fa leva sulla pericolosa combinazione tra il tecnocentrismo e la deriva spirituale dell’Occidente (ma anche dell’Oriente e del resto del mondo!), che si dimostra sordo ad avvertimenti come quelli fatti da Richard Feynman “I think I can safely say that nobody understands Quantum Mechanics.“, (The Character of Physical Law, Cambridge, Massachusetts, 1967), da Niels Bohr “There is no quantum world. There is only an abstract physical description. It is wrong to think that the task of physics is to find out how nature is. Physics concerns what we can say about nature…”, o da Bo Gardiner “Quantum mechanics is often quoted as the explanation for many things, because it’s so weird that people latch onto it as a hope, to explain everything that they would like to believe about the universe… Quantum mechanics is a replacement for the phrase “anything goes. Once anything goes, you can have anything you want. So what better thing to have than something that gives you everything you want? The point is, with quantum mechanics, everything doesn’t go. On certain scales, for certain times, in certain regions, everything goes and strange things happen. But it’s not true for the universe at large”.

Le due anime dell’Illuminismo, eccitate dal sincretismo che si è sviluppato tra le stranezze indicate dalla Fisica Quantistica e le stranezze che affiorano da categorie di realtà generate in altri luoghi e in altri tempi, da altre comunità umane, attraverso forme di conoscenza diverse da quella adottata dalla scienza moderna (ad es. dal buddhismo, dal taoismo, dallo sciamanesimo), si stanno alleando per consegnarci una nuova, fiammante, religione secolare, dove l’Essere Supremo, in arte Deus otiosus, alias Deus Absconditus, si chiama Coscienza Universale.
Uno degli incubatori di religioni secolari più promettente attualmente offerto dal mercato della spiritualità scientifica, si chiama Science and Nonduality (SAND)56, una community internazionale post-materialista fondata nel 2009 dai coniugi Zaya e Maurizio Benazzo (lei è bulgara, lui è italiano) la cui conferenza annuale costituisce una occasione di incontro per eminenti scienziati, filosofi, maestri spirituali e mistici impegnati ad esplorare “the new paradigm emerging in spirituality and grounded in cutting-edge science”. Tra i suoi sostenitori e simpatizzanti, raggruppati nel 2014 attorno ad un Manifesto57, compaiono il California Institute of Integral Studies (CIIS)58, presso il quale è possibile frequentare un Master in Consciousness Studies; il Dipartimento di Psicologia presso la californiana John F. Kennedy University, che ha avviato un Master in Consciousness and Transformative Studies59; e l’inglese Schumacher College, con sede a Totnes, Inghilterra, che offre un Master in Holistic Science60.

Robespierre si autoproclamò sommo sacerdote dell’Essere Supremo.
Auguste Comte si autoproclamò sommo pontefice della Chiesa Positivista.
Francis Galton istituì i tribunali della Inquisizione della Chiesa Positivista.
Chi sarà il Guru della Chiesa della Coscienza Universale?

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56. Nonduality is the philosophical, spiritual, and scientific understanding of non-separation and fundamental intrinsic oneness. For thousand of years, through deep inner inquiry, philosophers and sages have come to the realization that there is only one substance and we are therefore all part of it. This substance can be called Awareness, Consciousness, Spirit, Advaita, Brahman, Tao, Nirvana or even God. It is constant, ever present, unchangeable and is the essence of all existence. https://www.scienceandnonduality.com/about/nonduality/

57. We are a group of internationally known scientists, from a variety of scientific lields (biology, neuroscience, psychology, medicine, psychiatry), who participated in an international summit on post-materialist science, spirituality and society. The summit was co-organized by Gary E. Schwartz, PhD and Mario Beauregard, PhD, the University of Arizon, and Lisa Miller, PhD, Columbia University. This summit was held at Canyon Ranch in Tucson, Arizona, on February 7-9, 2014.
http://opensciences.org/about/manifesto-for-a-post-materialist-science  

58. Vedi: https://www.ciis.edu/ 

59. The Master of Arts in Consciousness and Transformative Studies program provides a 58-unit curriculum with courses that challenge student’s beliefs, examine the relationship between consciousness and the world, and explore new possibilities for personal, social, and global transformation.
https://www.jfku.edu/Programs-and-Courses/College-of-Psychology/Consciousness-Transformative-Studies/Programs/MA-Consciousness-and-Transformative-Studies.html
Vedi anche:
http://opensciences.org/blogs/open-sciences-blog/online-ma-program-in-consciousness-tranformative-studies  

60. Vedi: https://www.schumachercollege.org.uk/courses/postgraduate-courses/holistic-science/holistic-science-programme

Conclusioni

Artificial intelligence is the future not only
of Russia but of all of mankind.
There are huge opportunities, but also threats
that are difficult to foresee today…. the industry
leader [in this sphere] will rule the world.

Vladimir Putin61

Perseguire la messa a punto di ibridi uomo-macchina, immaginandoli come un primo passo verso la produzione di umanoidi artificiali, ritenuti migliori degli umani (Ray Kurzweil, ingegnere capo di Google, teorizza il superamento dell’intelligenza umana da parte dei computer), può essere considerato un progetto che resuscita l’Eugenica in formato post-umano? Forse.
Di certo, ipotizzare, come stanno facendo in molti, la realizzazione di macchine intelligenti dotate di coscienza, è il segno tangibile di un corto circuito scientifico e intellettuale che non promette niente di buono.
Ciò che può essere fatto, e che si sta già facendo, è dotarsi di nuovi strumenti tecnologici persuasivi e dissuasivi, inclusi sistemi robotici e informatici che sfruttano la AI, da impiegare sia in campo militare che civile, come mezzi per l’espansione e il controllo del mercato, o come deterrente per la risoluzione dei conflitti legati ad esso, sia a livello locale che globale, su piccola e su larga scala.
Il nobile impiego delle nuove tecnologie, ad esempio in campo medico, serve come deterrente per liberare il campo ad impieghi molto meno nobili.

Il tecno-scientismo progressivo 4.0, con i suoi scenari fantascientifici, segna l’apogeo del processo di integrazione uomo-macchina e il punto di rottura nel rapporto di convivenza e di convenienza tra l’uomo-naturalmente-concepito (→nascita psicologica) e l’uomo-artificialmente-costruito (→nascita tecnologica). L’invasività e la pervasività delle nuove tecnologie non è paragonabile a quella delle tecnologie precedenti, e le sue applicazioni sono destinate a far precipitare il rapporto di integrazione uomo-macchina, innescato dalla Rivoluzione Industriale 1.0, in un processo di dis-integrazione uomo-macchina.
Il pensiero unico alimentato dall’academic/industrial/military iron triangle invita i nativi digitali ad acclamare l’avvento della Rivoluzione Industriale 4.0. Nel corso dei secoli, dicono, le resistenze ai cambiamenti tecnologici si sono sempre dimostrate irragionevoli, ingiustificate, deleterie. Il nuovo che avanza deve essere salutato con favore, perché favorevole è stato il passaggio dalla illuminazione con lampade a petrolio alla illuminazione elettrica, favorevole il passaggio dal trasporto a cavallo al trasporto su rotaia, favorevole il passaggio dal lavoro manuale nei campi a quello meccanizzato, favorevole il passaggio dalla coltivazione e dall’allevamento secondo natura a quello favorito dall’impiego dei prodotti chimici, favorevole, favorevole, favorevole.

È favorevole trasformare gli esseri umani in ibridi-uomo macchina?
È favorevole doversi relazionare e dover competere con sistemi robotici idioti dotati di AI, ai quali viene riconosciuto lo status giuridico di personalità elettronica?
È favorevole rottamare la dignità umana perché passata di moda, sostituendola con un codice a barre digitalizzato impiantato sottocute (come si fa con gli animali domestici)?

Unlike other potential manifestations of AI which still remain in the realm of science fiction”, dice Ryan Gariepy, fondatore & CTO del Clearpath Robotics62, “autonomous weapons systems are on the cusp of development right now and have a very real potential to cause significant harm to innocent people along with global instability.

Sfortunatamente, sembra che il monito lanciato da C. G. Jung62, quando in Occidente imperversava la seconda guerra mondiale, sia destinato a rimanere inascoltato: L’occidentale non ha bisogno di superiorità sulla natura all’esterno e all’interno, le possiede entrambe con perfezione quasi diabolica. È incapace invece di riconoscere coscientemente la propria inferiorità verso la natura che è in lui e intorno a lui. Quello che dovrebbe imparare è che non può fare come vuole; se non imparerà questo, la sua propria natura lo distruggerà; egli infatti ignora la sua anima, che gli si rivolta contro con atto suicida.

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61. TASS, 1 September 2017, Putin stresses whoever takes the lead in artificial intelligence will rule world
http://tass.com/society/963209

62. Vedi: https://futureoflife.org/2017/08/20/killer-robots-worlds-top-ai-robotics-companies-urge-united-nations-ban-lethal-autonomous-weapons/

63. Jung, C.G. (1992) La saggezza orientale, Bollati Boringhieri,Torino, pag. 38.

Claudio Messori*

14 gennaio 2018

* Corresponding author: Claudio Messori – Independent Researcher; Address: Str. Villaggio Prinzera 1, Fraz. Boschi di Bardone, Terenzo 43040, Italy; Phone: +393282876077, e-mail: messori.claudio@gmail.com

RIFERIMENTI

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https://www.researchgate.net/publication/278414562_Quale_Modello_per_le_Neuroscienze
[2] Rose, F. (1984) Into the Heart of the Mind: An American Quest for Artificial Intelligence, Harper & Row, New York, p. 36
[3] Norbert Wiener, “Men, Machines, and the World About”, in Medicine and Science, 13-28, New York Academy of Medicine and Science, ed. I. Galderston, New York: International Universities Press, 1954
http://21stcenturywiener.org/wp-content/uploads/2013/11/Men-Machines-and-the-World-About-by-N.-Wiener.pdf
[4] Dennis, M.A. (2000) Vannevar Bush. American engineer, Enciclopedia Britannica
https://www.britannica.com/biography/Vannevar-Bush#ref192589
[5] Messori, C. (2012) Dalla Facoltà Acustico-Musicale alle Origini del Linguaggio Orale Fino al Predominio della Cavità Orale che Genera il Mondo sulla Cavità Uterina che Genera la Vita. Il Minotauro, Persiani Editore, Bologna, 2, 6-43
https://www.researchgate.net/publication/255696745_Dalla_Facolta_Acustico-Musicale_alle_Origini_del_Linguaggio_Orale_Fino_al_Predominio_della_Cavita_Orale_che_Genera_il_Mondo_sulla_Cavita_Uterina_che_Genera_la_Vita
[6] Messori, C. (2016) From Continuity to Contiguity. On the Genesis of Consciousness, Culture and Oral Language – Part I-II-III-IV. Journal of Consciousness Exploration & Research, 7(2), 163-228
https://www.researchgate.net/publication/295857703_From_Continuity_to_Contiguity_On_the_genesis_of_consciousness_culture_and_oral_language_Part_I_of_IV
[7] Messori, C. (2015), Quale Modello per le Neuroscienze – Part II of III. Il Minotauro, Persiani Editore, Bologna, 2, 80-117
https://www.researchgate.net/publication/278414562_Quale_Modello_per_le_Neuroscienze
[8] Messori, C. (2013) Near Death Experience nell’Epoca di Transizione da Homo Technologicus a Homo Artificialis. Il Minotauro, Persiani Editore, Bologna, 2, 6-56
[9] Messori, C. (2000) Il Sole e la Luna. Sulla Natura dei Simboli e della Mente Umana, Federico Ceratti Editore, Milan, Italy
https://www.researchgate.net/publication/255696883_Il_Sole_e_la_Luna_Sulla_Natura_dei_Simboli_e_della_Mente_Umana
[10] Messori, C. (2004) Le Metamorfosi della Meraviglia. Riflessioni sui Percorsi della Conoscenza dall’Età del Bronzo ad Oggi. Maremmi Editori, Firenze Libri, Firenze, Italy
https://www.researchgate.net/publication/255696858_Le_Metamorfosi_della_Meraviglia
[11] Hayek, F. (1995) La via della schiavitù (traduzione italiana di The Road to Serfdom), Rusconi, Milano, p.144-145
[12] Minois, G. (2007) Storia dell’avvenire. Dai profeti alla futurologia. Edizioni Dedalo, Bari
[13] Tang, L. et Al (2017) CRISPR/Cas9-mediated gene editing in human zygotes using Cas9 protein, Molecular Genetics and Genomics, 292(3), 525-533
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[14] Liang, P. et Al. (2015) CRISPR/Cas9-mediated gene editing in human tripronuclear zygotes, Protein Cell, 6(5):363–372
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