L’Inquisizione: repressione della magia in Sicilia
L'Inquisizione in Sicilia nell'opera di Maria Sofia Messana
di Giuseppe Nativo
Ho incontrato qui a Ragusa, nell’ormai lontano ottobre 2004, in occasione di un convegno suddiviso in alcune giornate di studio in diverse città iblee, la ricercatrice siciliana Maria Sofia Messana molto conosciuta negli ambienti di ricerca storica sull’Inquisizione in Sicilia. Ero molto emozionato perché mi sarei dovuto “confrontare” con lei sui temi che ci accomunavano. Da qualche mese avevo presentato il mio libello sulle vicende storiche che avevano caratterizzato tale tematica nel XVI secolo nell’Isola, con particolare riferimento all’Inquisizione nell’antica Contea di Modica1. Fu un colloquio molto arricchente che di lì a qualche anno mi diede la possibilità non solo di recensire un suo libro edito da Sellerio, sulle pagine culturali a carattere regionale del quotidiano “La Sicilia” (26.03.2007, p. 9), ma mi offrì anche la possibilità di pubblicare un articolo/intervista sul trimestrale “Pagine dal Sud” (n. 4, dicembre 2007, pp. 37-38), edito dal Centro studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa. La sua scomparsa, avvenuta nell’aprile del 2011, ha sicuramente lasciato un vuoto non solo per la sua sensibilità di donna, ma anche come ricercatrice attenta e scrupolosa.
“Le fonti inquisitoriali conservate a Palermo documentano l’attività del tribunale fin dal 1500, ma gli operatori magici compaiono per la prima volta nelle fonti del distretto inquisitoriale siciliano negli anni ’30 del ‘500”. Inizia così la trattazione storica della professoressa Maria Sofia Messana, docente e ricercatrice presso l’Università degli Studi di Palermo, nel suo voluminoso libro “Inquisitori, negromanti e streghe nella Sicilia moderna. (1500-1782)” (Sellerio, 2007, pp. 656), sulla presenza dell’Inquisizione in Sicilia e le molteplici problematiche correlate.
Lo studio muove da un approccio abbastanza originale: la repressione della magia nell’Isola, che, toccando un aspetto finora poco indagato, rappresenta parte integrante della presenza pervasiva e dominante dell’intera macchina inquisitoriale. La discettazione, puntuale e rigorosamente supportata da una cospicua bibliografia di cui l’autrice mostra una solida conoscenza, riguardante la struttura del Santo Tribunale offre l’immagine di una istituzione estremamente dinamica nel tempo analizzata nei suoi sviluppi successivi e continui.
L’Inquisizione costituisce il braccio armato della Chiesa contro tutte le forme di devianza e tutto quell’insieme di atteggiamenti e pensieri ritenuti difformi dalla ortodossia cattolica.
Nel tentativo di eliminazione del dissenso e di creazione di una uniformità dei costumi, il Tribunale produce atti processuali, carteggi e documenti dai quali risaltano le sofferenze patite dagli inquisiti ed emergono le ambizioni degli inquisitori. Ma è da quei documenti che bisogna partire. È dalle testimonianze cartacee che si avvia l’analisi proposta da Maria Sofia Messana con scrittura chiara ed appassionante.
Nonostante la distruzione dell’archivio palermitano si è a conoscenza dei reati contro cui si esercita l’attività del Santo Tribunale per il tramite delle sentenze pronunciate nei suoi tre secoli di vita e, in particolare, della corrispondenza tra il tribunale panormitano e l’Organo centrale madrileno (“Consejo de la Suprema y General Inquisicion”), conservati presso l’Archivo Historico Nacional di Madrid.
È attraverso quella documentazione che è possibile entrare in contatto con il passato. L’autrice, avendo raccolto e studiato 6.393 processi, offre nel suo libro importanti e rilevanti elementi di conoscenza del processo di formazione della prassi inquisitoriale che rivolge il suo occhio vigile anche verso i delitti di sortilegio e stregoneria.
L’attività persecutoria è indirizzata verso la “clandestinità delle pratiche mediche di guaritori e guaritrici, che cercano il contatto con il sovrannaturale per la cura delle malattie” adoperando forme di “esorcismo, riservato dalla Chiesa a sacerdoti abilitati a farlo”.
Proprio su questi reati l’autrice si sofferma facendo notare come la magia in Sicilia si sviluppa in quanto ricerca di contatto con il preternaturale, l’occulto, di cui gli auto da fè (solenni cerimonie in cui sono lette le condanne dei singoli imputati e somministrato il tormento, l’assoluzione o la condanna) rimandano “un profilo dell’eretico, del rinnegato, della strega, dell’adultero, come lo vede l’inquisitore, come l’individua il delatore o come lo rappresenta la popolazione”.
Un itinerario, dunque, nell’universo inquisitoriale in cui il “vero protagonista è la popolazione siciliana con le sue convinzioni religiose e magiche, con il suo attaccamento alle tradizioni del più lontano passato, sentite come radici insostituibili”. Un viaggio nel magico della Sicilia che inizia nel XVI secolo, periodo “cerniera” tra medioevo ed età moderna.
Giuseppe Nativo
Ragusa, 17 febbraio 2026
Nota 1: L’Autore ha pubblicato due articoli sul tema dell’Inquisizione in Sicilia nel nostro sito. Questi i link: Al rogo, al rogo! e L’arte grafica degli inquisiti.
Immagine del titolo: “Streghe bruciate e torturate, Mummulus impiccato e Fredegonda che fonde il vasellame del figlio” – miniatura tratta dal manoscritto “Grandes Chroniques de France” (circa 1335-1340). Tratto dal sito: Accademia Fabio Scolari